Napolitano si è dimesso: la corsa al Colle è partita

dimissioni napolitano

Giorgio Napolitano si è appena dimesso dalla carica di presidente della Repubblica dopo aver accettato un secondo mandato di quasi due anni.

I RITI PREVISTI – Firmata da pochi minuti le lettere di dimissioni, Donato Marra, segretario generale del Quirinale si sta recando a Palazzo Chigi e nelle due Camere per le comunicazioni ufficiali mentre sulla piazza del Quirinale si attendono i riti esplicativi di questo passaggio istituzionale. Le procedure sono in corso fra onori militari e il calore di moltissime persone – e giornalisti – già in piazza per salutare Napolitano. Adesso ci si affida alla grammatica costituzionale e alla prassi prevista con la supplenza  temporanea del presidente del Senato Pietro Grasso sul “colle due” che è Palazzo Giustiniani, poi fra poche ore il Consiglio dei Ministri convocato di rito per questa circostanza e l’indizione  da parte della presidente Laura Bordini della seduta comune del Parlamento che apre la corsa alla presidenza della Repubblica.

NOVE ANNI AL COLLE – Napolitano – che si dice «contento di tornare a casa» – consegna alla politica italiana un compito importantissimo cioè il cammino di quelle riforme che l’ex presidente ha voluto a tutti i costi e sulle quali ha messo la posta per il suo secondo mandato nel 2013. La legge elettorale e la riforma del Bicameralismo sono alle prime letture ma il cammino è ancora lungo. Qui si applica il famoso adagio secondo il quale le riforme se le approvi non si vedono ma se non le approvi lo noti.

Il nostro Paese ha un bisogno di cambiamento enorme al netto dei rilievi mossi a questa legislatura; e tutti i protagonisti del quadro politico tornano in gioco in una sorta di “poker” a tre delicato ed emblematico alla fine del quale uno dei tre player uscirà sconfitto mentre gli altri due negozieranno l’elezione del successore di Giorgio Napolitano. Sui nove anni della sua carica si faranno tante valutazioni sopratutto a medio-lungo termine quando si daranno risposte ad alcune sue scelte cruciali in questi ventiquattro mesi dalla sua rielezione. Sta di fatto che la nostra costituzione prevede un potere del presidente a “fisarmonica” che si estende e si contrae a seconda degli eventi per cui Napolitano è stato garante arbitro e giocatore in momenti diversi. Gli analisti avranno da scrivere.

 

Per intanto il premier Renzi lancia l’hastag #graziepresidente e del resto oggi è il giorno del saluto, del rispetto e della gratitudine di un Paese al presidente che lo ha guidato per nove anni, nonostante tutto.

Giuseppe Trapani


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