Napolitano o Lega: chi vuol far le scarpe al Cavaliere?

Il presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano

Roma – Il presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, sta diventando l’uomo di punta della politica italiana. E’ lui che rintuzza il Governo, rimprovera l’opposizione, sollecita risoluzioni la cui introduzioni spetterebbe solo al Parlamento (vedi caso Libia) e vellica i futuri appuntamenti legislativi. E pare che – Silvio Berlusconi e qualche colonnello del Pdl a parte – nessuno a Montecitorio sia poi tanto infastidito da ciò. A partire dalla Lega Nord.

Responsabili – La vicenda della nuova nomina dei 9 sottosegretari eletti tra le fila dei Responsabili è emblematica. Il rimpasto di Governo era atteso da mesi, ovvero da quel famoso 14 dicembre 2010 della sfiducia a Berlusconi che divenne della fiducia grazie ai voti del manipolo di transfughi. Nessuna novità, dunque, nelle nomine tanto attese ed infine concesse. La notizia, invece, è arrivata dal Colle subito dopo le assegnazioni: Napolitano vuole una discussione in Aula sulla nuova maggioranza perché, afferma il Capo dello Stato, adesso sono presenti “esponenti di gruppi parlamentari diversi rispetto alle componenti della coalizione che si è presentata alle elezioni politiche”. In sintesi: poiché la maggioranza è cambiata e in essa ora sfilano elementi che fino a pochi mesi fa votavano tra le fila dell’opposizione, è indispensabile una verifica delle Camere. La richiesta ha fatto il giro del Parlamento in un colpo e l’immediata traduzione del monito è stata: Napolitano vuole una nuova mozione di sfiducia contro il Governo, da avanzare subito dopo il voto delle comunali, in calendario la prossima settimana. Apriti cielo.

L’opinione pubblica filo e anti-governativa si è scatenata. I primi hanno accusato Napolitano di tradire il ruolo super partes offrendosi come capo dell’opposizione mentre i secondi erano dello stesso avviso salvo complimentarsi con lui. Ma la reazione migliore l’ha proposta il Senatur, Umberto Bossi, il quale a nome del Carroccio prima ha tuonato, poi ha riflettuto e infine, ha approvato chiedendo scusa al Capo dello Stato. Cercare di capire cosa abbia determinato una tale trasformazione è interessante.

Tanto rumore per nulla – In realtà, la richiesta di Napolitano, pare essere una pura formalità: informare il Parlamento sui nuovi equilibri governativi. Insomma, nessuno sgambetto, nessun complotto, nessun tradimento e soprattutto nessun’altro voto di sfiducia all’orizzonte. Eppure l’episodio rivela quale è il clima alle soglie dell’ennesima elezione che al solito sarà un prova del nove pro o contro Berlusconi, il quale ora deve vedersela non con l’opposizione – orami ridotta a una collezione di figurine Panini – ma con il suo storico alleato, la Lega appunto.

Il Carroccio – Il problema è Milano. Se Letizia Moratti, sindaco uscente Pdl, non riuscisse a farsi rieleggere e la capitale lombarda dovesse passare nelle mani del candidato del centro-sinistra, Giuliano Pisapia, Berlusconi sarebbe totalmente in balia della Lega. Perdere Milano, non provocherebbe certamente la fine prematura del Governo, ma implicherebbe una rivalsa verde sugli azzurri, che tradotto significherebbe: più poltrone, la decentralizzazione di alcuni ministeri secondo Federalismo, un nuovo rimpasto di Governo in chiave leghista e magari qualche nuova provincia. In questo scenario una novella presunta mozione di sfiducia – reale o meno che sia poco importa, è la minaccia ciò che conta – non guasterebbe poiché il Carroccio si farebbe pagare caro il proprio appoggio. Tanto più che ora Bossi avrebbe molto da perdere ad inimicarsi il Capo dello Stato, poiché per l’attuazione effettiva delle prime norme sul Federalismo già approvate dal Parlamento manca solo la firma di Napolitano. Ottenuta questa – ha ribadito il Senatur ai suoi – “cambia un’epoca”. Niente di più vero. Una volta dato il via al Federalismo, il ruolo del premier sarà sempre più marginale ed egli rischia ora, nell’incertezza su Milano, di finire la carriera come passacarte del Senatur, invece che come numero uno della coalizione.

Berlusconi – E non basta. Per ristabile l’equilibrio all’interno del Governo, Silvio non dovrà

Umberto Bossi, leader Carroccio

solo vincere Milano ma farlo sotto il vessillo del Pdl, cioè di se stesso. Così, il premier si è dato da fare e ieri, al convegno meneghino al Palasharp, ha dato il via alla campagna elettorale in salsa Cavaliere attacando la sinistra, la magistratura rossa e annunciando sciagure e biblici diluvi se Milano dovesse diventare capitale dei compagni sinistrossi. Insomma, il solito menù di boutade che mirano ad accentrare l’attenzione (e, dunque, il merito della probabile vittoria) su di sé, ma che dopo 17 anni hanno ormai il sapor del già detto e del già sentito.  Vedremo cosa accadrà.

Nel frattempo, resta da capire se gli interventi del Capo dello Stato siano davvero inappropriati rispetto al ruolo arbitrale che riveste. Può darsi di sì. Forse non tutto rientra sempre nella norma ma, in effetti, in un Parlamento di anomalie quelle di Napolitano appaiono davvero le più innocue.

 

Chantal Cresta

 


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