Napolitano: il responsabile che non paga mai

Napolitano

Giorgio Napolitano (verbaniamilleventi.org)

Politici di ogni schieramento e giornalisti sono impegnati a commentare il delicato momento politico che, tanto per cambiare, sta vivendo l’Italia. Pare, infatti, che il Governo Letta sia destinato ad avere vita breve se non brevissima.

L’ANALISI MIGLIORE - Nessuno se ne è accorto, ma c’è un signore che ha commentato nella maniera migliore il fallimento di questo esecutivo: «non si sono date soluzioni soddisfacenti: hanno finito per prevalere contrapposizioni, lentezze, esitazioni circa le scelte da compiere, calcoli di convenienza, tatticismi e strumentalismi». Ecco «che cosa ha condannato alla sterilità o ad esiti minimalistici i confronti tra le forze politiche e i dibattiti in Parlamento». Nel Paese si è prodotto uno «stallo fatale» dovuto alla «sordità delle forze politiche». Chi è il signore che ha così bene riassunto questi dieci mesi di Governo? Il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano. Ma queste parole non le ha pronunciate in questi ultimi giorni, bensì il 22 aprile 2013, giorno in cui fece il suo secondo discorso d’insediamento davanti alle Camere.

E LE CONSEGUENZE? - Da lì a poco si sarebbe formato su spinta di Napolitano il Governo delle larghe intese fra centrodestra e centrosinistra. Cioè, diede l’incarico di riformare il paese agli stessi politici che, stando alle sue parole di pochi giorni prima, lo avevano distrutto. Alla fine, come tutti sanno, l’esecutivo voluto fortissimamente dal Capo dallo Stato non è riuscito a cambiare minimamente le cose, come era facile da prevedere. E qui viene il bello, perché sempre il 22 aprile lo stesso Napolitano disse che se la politica non avesse di fatto cambiato passo rispetto al passato ne avrebbe tratto «le conseguenze davanti al Paese». Tradotto dal politichese, lingua molto cara al Presidente della Repubblica, si sarebbe dimesso. È sotto gli occhi di tutti che il Governo Letta non ha combinato nulla di rilevante. Che aspetta allora Napolitano a dimettersi? Sarà mica che il Capo dello Stato si è affezionato alla poltrona su cui siede dal 2006?

Napolitano

Mario Monti (wordpress.com)

GIORGIO DO YOU REMEMBER? - Anche se nessuno lo dice chiaramente, dalla fine dl 2011 ad oggi l’Italia ha assistito al fallimento dei due governi voluti a tutti costi proprio da Napolitano. Il primo è stato il Governo Monti. Esecutivo che nacque, fra l’altro, da una circostanza davvero strana. Chiunque abbia dato anche solo una letta veloce alla Costituzione sa che il meccanismo previsto è questo: un Governo va avanti fino a quando ha la fiducia delle Camere. Se non viene sfiduciato, va avanti per cinque anni. Se invece viene sfiduciato, il Capo dello Stato verifica se vi è un’altra maggioranza possibile. Peccato che in quell’occasione non venne seguito questo iter. Il Governo Berlusconi IV non fu mai sfiduciato dalla Camera o dal Senato, neanche dopo la fuoriuscita dei finiani dalla maggioranza. È davvero curioso costatare come in una Repubblica parlamentare il Parlamento conti così poco. Inoltre, l’Italia avrebbe potuto fare come la Spagna, dove si andò a votare nel novembre 2011, subito dopo le dimissioni di Zapatero. In Italia, invece, il Capo dello Stato ha voluto provare l’esperimento delle larghe intese che nessun altro in Europa ha sperimentato. Tranne la Grecia, non proprio un esempio da imitare. E fa quantomeno sorridere il fatto che nel febbraio del 2014 Napolitano dica: «È naturale che nel dibattito la priorità sia una svolta capace di condurre a un effettivo rilancio della crescita e dell’occupazione. Si ritiene che non regga più una politica di austerità a ogni costo che è stata finora la risposta prevalente alla crisi dei debiti». Forse il Capo dello Stato se l’è scordato, ma a portare Mario Monti, cioè l’austerità fatta persona, a Palazzo Chigi, fu proprio lui. Non gli italiani. I quali, al contrario, hanno punito alle elezioni del febbraio 2013 i partiti che hanno sostenuto le prime larghe intese. E anche il Governo Monti si concluse non nella maniera che la legge prevede. Il 21 dicembre 2012 Monti rassegnò le dimissioni da presidente del Consiglio nonostante non fu mai sfiduciato dal Parlamento. Napolitano, che da Capo dello Stato avrebbe dovuto garantire, così come l’anno prima con Berlusconi, il rispetto della Costituzione, non ebbe nulla da ridire.

UN PRESIDENTE FALLIMENTARE – Insomma, pare proprio che Napolitano abbia gestito la situazione istituzionale italiana nel peggiore dei modi. Per due volte ha stravolto la volontà popolare mettendo insieme forze diversissime e senza un programma scritto nero su bianco come in Germania, e per due volte gli italiani sono rimasti fregati. Le dimissioni a questo punto sarebbero la cosa più naturale. E non tanto perché le aveva promesse, ma per decenza.

Giacomo Cangi

@GiacomoCangi

foto: blogspot.com; verbaniamilleventi.org; ; wordpress.com

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Una risposta a Napolitano: il responsabile che non paga mai

  1. avatar
    ROBERTO PALAZZI 09/02/2014 a 11:00

    Sono convinto che quella del presidente, circa la plurinomina di Monti SIA STATA una manovra convenuta con i poteri forti internazionali. Il Sig. presidente dice che non è stato un suo capriccio, credo che abbia detto una mezza verità, del resto non ha fatto che obbedire agli ordini della massoneria internazionale (anglo-americana), che ha la pretesa di dominare il mondo attraverso il terrorismo economico. Sia Monti che lui hanno pronunciato la frase sospetta :
    “Nuovo ordine economico mondiale”, che è il nome della congrega
    massonica americana, degna creatrice della potenza colonialista degli USA.

    Rispondi

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