Napolitano il maschilista: solo uomini tra i dieci ‘saggi’

saggi

Giorgio Napolitano (foto da mister-x.it)

Roma - Giorgio Napolitano, nel tentativo di trovare una convergenza tra le varie forze politiche, ha nominato dieci saggi i quali, divisi in due commissioni, avranno il compito di proporre temi e punti di incontro per riforme istituzionali ed economiche. Il Capo dello Stato guadagna tempo prezioso, sperando di far prevalere quel «senso di responsabilità» che da settimane chiede, inascoltato. (La reazione di Grillo).

Ad attirare le critiche non è solo la scelta in sé, ma soprattutto il fatto di aver nominato solamente uomini e per di più nemmeno un giovane. Eppure proprio il Presidente Napolitano nel suo discorso dello scorso 8 marzo aveva detto: “Il livello di uguaglianza tra i sessi è un indicatore, un termometro del grado di civiltà di una nazione. Ma anche oggi in Italia, dove la condizione delle donne non è certo comparabile al passato, resta ancora molto da fare.” Tutti questi buoni propositi sembrano essere già stati dimenticati e al momento pare che non esistano donne sufficientemente competenti ed autorevoli da essere inserite nella lista dei dieci saggi.

“Presidente, integri i due gruppi di lavoro con dieci sagge”, chiedono a gran voce le donne che si riconoscono nell’accordo di azione comune per la democrazia paritaria. Polemica su Twitter la viceministro degli Esteri Marta Dassù: “Protesta donne per saggi senza donne. Quando protesteranno anche gli uomini avremo fatto un passo avanti”. Anche Valeria Fedeli, vicepresidente Pd del Senato, esprime il suo disappunto: “Peccato che nelle competenze individuate non ci siano competenze femminili. Competenze di cui l’Italia è dotata”. Alessandra Servidori, dal comitato delle Pari opportunità, non può “non far notare come benevole suggerimento l’assenza clamorosa di donne”. L’ex parlamentare Anna Concia lamenta l’esclusione del “52% della popolazione italiana da un momento così delicato”. Amaro, invece, il commento di Alessandra Mussolini (Pdl): “Quindi, in Italia non esistono donne sagge”.

«Un errore grave. Le madri costituenti erano ventuno, pochissime su 556 eletti, ma era il lontano 1946. Nella vicina incerta primavera del 2013 scopriamo, invece, che le sagge non esistono. I saggi, specie rara e preziosa, appartengono a un unico genere, quello maschile». Scrive oggi su La Stampa Mariella Gramaglia, che poi aggiunge. «E se fossero proprio gli old boys, e le loro reti, ad averci fatti colare a picco? Questo Parlamento sarà pure poggiato sulla faglia di un terremoto, tuttavia, senza particolari costrizioni regolamentari, ci ha regalato un’assemblea ringiovanita di dieci anni e una percentuale di donne mai vista prima. Almeno da questo punto di vista gli italiani e le italiane – che hanno lasciato pencolare senza maggioranza il Senato della repubblica – si sono espressi con molto chiarezza. Vogliono più donne e più persone giovani a rappresentarli. E’ un messaggio culturale, oltre che politico.  Invece siamo tutti qui, in attesa del verdetto di dieci autorevolissimi e attempati signori.»

Davide Lopez
@davidelopez1986

 

 

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