Napolitano e Monti al Colle nel pomeriggio: si studia la road map

Monti e Napolitano

Monti e Napolitano

Tra qualche ora Giorgio Napolitano incontrerà Mario Monti per concordare una via d’uscita dalla crisi che si è aperta con l’astensione del Pdl al voto di fiducia di giovedì. Il presidente della Repubblica ieri si è intrattenuto nei colloqui con i leader di partito: in mattinata con Angelino Alfano, poi Pierluigi Bersani e Pier Ferdinando Casini e, nel mezzo, con i presidenti di Camera e Senato. Napolitano si è assunto un impegno, parlando di una strada ben precisa da seguire: «Un percorso costruttivo e corretto sul piano istituzionale nell’interesse del Paese e della sua immagine internazionale».

Tragitto che si compone di alcune tappe che vanno verso le elezioni il 10 marzo e lo scioglimento delle Camere tra il 10 e il 20 gennaio. Il punto di riferimento è la legge di stabilità che arriva al Senato il 18 dicembre e si prevede che non sarà approvata prima del 21 dicembre. Secondo i calcoli, quindi, non sarà possibile sciogliere prima le Camere per non incorrere nell’esercizio provvisorio. Un election day con Lombardia e Molise ma senza Lazio visto che la Regione deve votare il 3 febbraio come da sentenza del Tar: questo è il calendario di massima condiviso anche dalle forze politiche. L’ipotizzata “road map” emersa nei colloqui al Colle è stata pienamente condivisa dal capo del governo: Monti ha concordato con il Quirinale una serie di misure che a suo giudizio il Parlamento deve varare prima che la legislatura sia archiviata.

Il Colle ha concluso la giornata evitando un evento traumatico che sarebbe mal visto da mercati e capitali straniere; sfiducia che potrebbe anche rappresentare un ostacolo al futuro di Monti. Su questo Napolitano ha trovato un Angelino Alfano piuttosto disponibile: anche il Pdl non avrebbe tutto questo interesse a premere il grilletto contro Monti. Napolitano ha poi sollecitato di modificare il premio di maggioranza del Porcellum. Le speranze che i partiti si accordino sono minime, visto che l’attuale sistema di voto conviene sia a Bersani che a Berlusconi.  Il voto nel Lazio in febbraio appare un vincolo insormontabile, a meno che il governo non imbocchi l’improbabile strada del decreto. Dunque, si sta ragionando sull’ipotesi di aggregare le politiche con le regionali di Lombardia e Molise a Marzo.

Sonia Carrera

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