Napolitano e lavoro: stop ai favoritismi. Il Paese deve aprirsi ai giovani

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Giorgio Napolitano

Roma – L’Italia deve ‹‹diventare il più rapidamente possibile un Paese aperto ai giovani, deve offrire opportunità non viziate da favoritismi e creare per il lavoro sistemi di assunzione trasparenti che propongano come un vero ascensore sociale, smentendo così la convinzione che le raccomandazioni servano più dell’impegno personale››. Bisogna ‹‹smontare la convinzione secondo cui le occasioni siano riservate a certi ambienti›› Questo è quanto ha detto, poco fa, dal Quirinale il presidente Giorgio Napolitano.
Annullare le raccomandazioni, riconosce l’impegno personale, mettere ‹‹al centro delle politiche il riconoscimento del merito è necessario; non significa solo proporre equità, significa crescita››. E’ così che il presidente della Repubblica Napolitano vuole andare incontra ai ”nuovi cittadini italiani”, la delegazione di rappresentanti dei giovani che il neo premier Monti ha richiesto di incontrare nella seconda giornata di consultazioni con tutte le forze politiche e sociali. Occorre dare ai giovani ‹‹opportunità non viziate da favoritismi››, da raccomandazioni per dimostrare che le buone occasioni non sono riservate esclusivamente ‹‹a certi ambienti››.

Anche per gli immigrati e i loro figli, futuri italiani, il Capo dello Stato ha avuto parole di sostegno e sprono. Il loro ruolo deve essere quello di ‹‹portare il fardello del debito pubblico, che senza di loro sarebbe ancora più difficile sostenere››. Il presidente della Repubblica ha ricordato che senza la popolazione immigrata l’Italia, oltre ad essere più vecchia, ‹‹avrebbe meno potenzialità di sviluppo››. I figli di immigrati nati in Italia sono oltre mezzo milione, quelli che studiano nelle scuole italiane si aggirano intorno alle 700 mila unità. Pochi ottengono la cittadinanza.

Chantal Cresta

Foto || ansa.it

 

 

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Una risposta a Napolitano e lavoro: stop ai favoritismi. Il Paese deve aprirsi ai giovani

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    Giuseppe Miceli 21/11/2011 a 01:41

    Egregio Presidente Napolitano
    promuova delle semplici leggi che evitino le raccomandazioni nei concorsi pubblici, non pretenda che i giovani in modo autonomo diventino virtuosi.
    Partecipando ad un un concorso pubblico molte volte si subiscono delle vere violenze istituzionali, che deteriorano il rapporto tra il cittadino e lo Stato ed incidono profondamente nella vita della persona.
    ———-
    Nel lontano 1985 ho partecipato ad un concorso per ricercatore presso la facoltà di ingegneria (La Sapienza) dipartimento di energia elettrica (arrivando secondo abilitato non vincitore).
    Le prove assegnate, unitamente alla valutazione delle pubblicazioni, erano tutte opinabili (un tema e la simulazione di una lezione universitaria assegnata il giorno prima).
    La prova scritta: campi magnetici nei trasformatori.
    Il vincitore, candidato superfortunato, sullo stesso argomento
    - aveva svolto la tesi di laurea
    - aveva presentato due pubblicazioni con un membro della commissione
    - aveva sulla sua scrivania delle pubblicazioni, aperte ed in in posizione di lettura.
    Pareva la pubblicità del gratta & vinci (ti piace vincere facile!!). Il membro interno della commissione ha valutato le sue pubblicazioni, assegnando un voto al coautore.

    Ho inutilmente protestato con la commissione evidenziando l’improbabile casualità delle concomitanza di questi eventi (il direttore dell’istituto, membro interno della commissione: “cosa vuole insinuare … chiamiamo i Carabinieri .. se ne vada ..”). Altri episodi strani sono avvenuti durante le prove del concorso. Del concorso ne ho parlato con il mio relatore di tesi: “La mancanza di trasparenze e queste continue e strane ricorrenze umiliano l’intera categoria, basta una paginetta di norme chiare per mettere fine a questo scempio. Siamo al limite”

    Scagli la prima pietra chi è senza peccato.
    Nessuno dell’istituto, pur sapendo le anomalie nello svolgimento delle prove (le grida del direttore dell’istituto le hanno sentite in molti) si è ben guardato di muovere un dito.
    ———-
    Nessun legislatore ha più scritto quella paginetta. A quando quella paginetta?
    Le violenze istituzionali sono continuate quando mi sono rivolto ad un legale per difendere i miei diritti (spesa prevista per l’intera procedura: 10 milioni di Lire, risultato sperato: tra 10 anni forse annullamento del concorso e ripetizione delle prove; risultato probabile: riconoscimento della superfortuna del candidato vincitore). Recentemente ho richiesto gli atti del concorso, che mi sono stati negati dal rettorato della Sapienza con la scusa della prescrizione dei miei diritti (dovrei fare ricorso al Tar per avere qualche fotocopia di un atto pubblico).
    Dalla Patria del Diritto siamo divenuti la Patria del rovescio.
    Questi vuoti legislativi sono deleteri per una Nazione.

    Non perda tempo a fare quegli inutili inviti, promuova delle norme e delle Leggi che non umilino le persone.

    Cordialmente
    ing Giuseppe Miceli

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