Nandu Popu, intervista e presentazione libro “Salento fuoco e fumo”

Fernando Blasi in arte Nandu Popu, voce storica dei Sud Sound System –  gruppo musicale noto per  aver portato in giro per il mondo l’innovativa commistione tra dialetto salentino e reggae, diffondendo le ballate di pizzica e taranta contaminate dai ritmi giamaicani – ora esordisce nella scrittura con un libro che, come la sua musica, parla del Salento, a lui tanto caro.

Arriva il suo primo libro Salento fuoco e fumo nelle librerie a partire dall’11 luglio 2012Già dal titolo si intuisce che stavolta non sentiremo parlare di una terra fatta solo di “sule, mare e ientu”, ma di un luogo incontaminato che si è trasformato in discarica di rifiuti tossici da districare, secondo il neo scrittore.

«Il Salento è un luogo di attrazioni turistiche, in cui d’estate ogni cosa è colorata e bella; ma d’inverno tutto si spegne: i turisti vanno via e le strade si ingrigiscono. Si respira aria tossica e contaminata», è con queste parole che l’artista ci vuole parlare dell’altra brutta faccia della medaglia, che in pochi effettivamente conoscono, di quelle incantevoli spiagge del Tacco d’Italia. Il cantante salentino ci racconterà questa realtà attraverso la storia di un ciclista che “vola” con la sua bicicletta e attraversa le strade invernali di quei posti, anneriti dall’inquinamento.

Noi di WakeUpNews abbiamo incontrato Blasi e lo abbiamo intervistato, interrogandolo sul suo percorso artistico, vivo da ben venticinque anni.

Fernando, tu sei partito dai Sud Sound System, portando il dialetto salentino in giro per il mondo. Premettendo che la musica dialettale è di per sé difficile da diffondere, raccontaci se avete incontrato delle complessità nel farvi capire da tutti.

Partiamo dal dialetto: nonostante il nostro sia molto particolare – come forse tutti gli altri – e quindi inutilizzabile nel resto del mondo, è comunque un linguaggio intimo. Si tratta di parlare intimamente delle proprie emozioni, della propria cultura e questo non è difficile. Sappiamo bene che, per chi non conosce il nostro dialetto, non è facile capire il significato di tutte le parole, ma la musica ci favorisce. La musica. Be’, è grazie ad essa che si può parlare con tutti; si tratta di un linguaggio universale, che già funge da traduttrice.  Chiunque può capirla. E poi sono del parere che l’Italia si stia smaterializzando e che questa moda di voler eliminare la cultura dialettale debba essere abolita. Dialetto, in certo senso, è cultura.

A proposito di Italia e delle sue problematiche: il vostro ultimo singolo Vola Via parla di una gioventù italiana che deve essere incitata a fare sempre di più, affinché il suo futuro sia migliore. Spiegaci meglio il significato di questa canzone…

Sì, questo brano è il frutto della crisi. È un messaggio rivolto a tutti quei giovani che si sentono continuamente dire che non avranno lavoro, che il loro futuro è buio. Noi vogliamo cantare la speranza, vogliamo urlare al popolo italiano e, soprattutto ai più piccoli, di non smettere di sognare. Io credo nel futuro e voglio che tutti quanti inizino a lottare per migliorare la situazione. Si lotta per le piccole cose, per poi ottenere la grandi. Come nel mio libro, dove il protagonista che lotta per l’inquinamento conduce una piccola battaglia che può rivelarsi una grande salvezza. Bisogna volare via, volare verso un futuro migliore.

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Ripercorrendo la tua esperienza artistica, in questi venticinque anni di esperienze musicali, quale pensi ti abbia segnato di più?

Sono anni che scriviamo, che cantiamo, viaggiamo e col gruppo ci avventuriamo in diverse esperienze. Ma quella più bella è senza dubbio il contatto con la gente. Dopo ogni concerto provo una grande felicità nell’accogliere i fan più curiosi che vogliono venire a conoscerci di persona. Be’, sono loro che mi fanno sentire una persona migliore, posso dire che è proprio grazie a loro se sono cresciuto tantissimo in questi anni.

Dopo tantissimi anni di musica ora ti dai anche alla scrittura. Cosa ti ha spinto a scrivere questo libro?

Io paragono la mia vita a un albero con delle radici salentine che fruttano rami con direzioni diverse. Per la scrittura non ho cambiato le radici, la base è sempre la stessa; è solo un ramo con lo stesso background di sempre, ma che si esprime con una forma diversa. La base è la voglia di manifestare le proprie emozioni e io sono del parere che trattenere i sentimenti faccia male. Voglio sempre tirarli fuori e ho scoperto che posso farlo non solo attraverso la musica, ma anche narrando storie da me inventate.

Ma allora il tuo libro parla di una storia inventata?

No, il protagonista è l’unione di tre personaggi che realmente esistono. Sono tre persone per me importanti, che si raccontano attraverso un solo personaggio: Mattia. Lui parla anche di me, di quello che i miei occhi hanno visto. Le storie sono vere, ma non appartengono a me. L’unica cosa che realmente mi appartiene della storia è la bicicletta.

Facci un breve riassunto del racconto.

È la storia di un ragazzo che crede di avere una vita normale, nonostante viva una situazione famigliare instabile, e che nutre un profondo amore per la natura. Ciò che sconvolge la sua vita è la scoperta che proprio il padre sia a capo dell’ecomafia del Salento. Ma è da qui che inizieranno per lui le lotte contro chi vuole distruggere la natura.  Questa storia è l’emblema di una realtà che esiste davvero. Il mio libro parla di una generazione del Sud che realmente si vive.

Hai progetti per il futuro sia con la musica che con la scrittura?

Sì, con la musica spero di continuare il percorso intrapreso fino ad oggi. Con la scrittura ora che ci ho preso gusto, subito dopo aver terminato il mio primo racconto, ne ho iniziato un altro. Speriamo bene.

Fernando Blasi sembra davvero entusiasta di questa sua nuova esperienza e leggiamo nei suoi occhi –  e nel suo libro – una grande voglia di migliorare il presente. Cosa rara, ma necessaria oggigiorno. Perciò invitiamo voi tutti a leggere il suo libro, che, chissà, potrebbe motivarvi a lottare per un domani “più onesto”.

Sonia Carrera

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