Muse: pagate mazzette per la data di Roma. Poi la band nega

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Mattew Bellamy, leader dei Muse (it.wikipedia.org)

Roma – L’Italia si conferma per l’ennesima volta il paese delle mazzette e dei sotterfugi. E nemmeno il mondo della musica ne è estraneo. Una nuova accusa arriva infatti da Matthew Bellamy, il leader dei Muse. Frasi che non mancherannno di generare scandalo e suscitare polemiche. «A Roma abbiamo dovuto corrompere della gente con migliaia di euro solo per essere autorizzati a sparare i nostri fuochi d’artificio», ha dichiarato infatti il cantante in un’intervista col tabloid The Sun.

«Abbiamo dovuto chiamare l’ambasciata inglese e discutere con dei diplomatici. Quando vuoi fare una cosa simile e sei lontano da casa è una cosa grossa. Molto costoso. A dirla tutta, è incredibile quanto sia costoso» ha proseguito Bellamy. Per ottenere i permessi bisogna seguire una lunga trafila burocratica, e per questo la band si è affidata ad avvocati e commercialisti inviati sul posto in avanscoperta per trattare con le autorità locali. «Ci sono problemi dovunque si va. Abbiamo commercialisti e avvocati che discutono con ogni genere di amministrazione locale, con la polizia, con i promoter».

Problemi logistici e amministrativi in fondo normali quando si tratta di allestire fuochi d’artificio, pericolosi soprattutto se utilizzati durante concerti che richiamano migliaia e migliaia di persone: lo stadio di Coventry ha preso fuoco proprio durante le prove di un concerto dei Muse. Bellamy si domanda quindi se il gioco valga la candela: «È una bella grana se vuoi fare cose come queste. Diventa terribilmente costoso. Sbalorditivo quanto. Siamo a un punto in cui diventa inutile nascondere le cose. Perché potremmo andare in bancarotta». Le frasi di Bellamy sono particolarmente gravi, in quanto oltre ad evidenziare un caso di corruzione denuncerebbero una possibile violazione delle regole di sicurezza.

Il giorno dopo l’annuncio choc, è arrivata puntuale la smentita. «Non c’è stato alcun tentativo di corruzione»: lo ha detto la band britannica che, in una nota diffusa dal promoter italiano del gruppo, Vivo Concerti, ha smentito così le dichiarazioni del cantante Matt Bellamy. Per ottenere i permessi dalle autorità locali sarebbero state pagate le tasse previste per il lavoro svolto da tecnici e ingegneri esterni all’organizzazione.

Il dubbio permane. Sarebbe interessante conoscere chi è stato il presunto destinatario (o presunti destinatari) di queste ipotetiche mazzette o se ci troviamo di fronte a una scarsa conoscenza dei meccanismi e delle leggi che regolano l’organizzazioni di eventi di questo tipo.

Alberto Staiz

Foto homepage: lastfm.it

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