Concerto dei Muse, luci e rock a Torino

Secondo sold out italiano per il The Resistance Tour del gruppo britannico. Che il prossimo 8 giugno suonerà per la prima volta allo stadio Meazza di Milano

di Chiara Collivignarelli

Picture_054Tre torri spiccano ricoperte da teli sul palcoscenico circolare. Quando le luci si spengono, vi vengono proiettate delle figure bianche che – senza soluzione di continuità – iniziano a percorrerle in salita per poi lasciarsi cadere giù. All’improvviso, i teli si afflosciano a terra rivelando Matthew Bellamy (voce, chitarra e molto altro), Christopher Wolstenhome (basso elettrico e chitarra) e Dominic Howard (batteria e percussioni) “incastrati” su ognuno dei tre blocchi. A circa dieci metri di altezza. Le prime note di Uprising e un turbinio di luci rosse sferzano l’aria: they will not control us – tengono immediatamente a sottolineare i tre – we will be victorious.

Seguono due ore di rock allo stato puro, condito da quelle influenze progressive ed elettroniche che, con un tocco di struggente lirismo, caratterizzano da sempre il percorso e il marchio distintivo dei britannici Muse: dall’esordio di Showbiz fino all’ultimo The Resistance (registrato in Italia), passando per i successi Origin of Simmetry, Absolution e Black Holes and Revelations. Il concerto torinese del gruppo al Palaolimpico Isozaki, seconda delle due tappe di un mini-tour inziato a Bologna il 21 novembre, è un tripudio di energia, spettacolarità e luci psichedeliche. Le torri – interamente rivestite da maxischermi su cui vengono proiettati giochi di luce e immagini dei tre – si alzano e si abbassano a seconda delle esigenze della scaletta, la piattaforma su cui si trova la batteria di Howard ruota a 360 gradi durante un notevole assolo della sezione ritmica della band, raggi laser investono la folla.

Dopo l’apertura con il primo singolo dell’ultimo lavoro e con la splendida Resistance, il resto del concerto è caratterizzato dall’alternanza di brani nuovi e più datati. La voce inconfondibile e il carisma da performer navigato di Matt Bellamy spaziano dall’intensa New Born a Map of The Problematique fino a Supermassive Black Hole, salutata da un boato.

Sull’emblematica United States of Eurasia i tre tornano a ripercorrere in verticale lo spazio del palazzetto. Bellamy si sposta al pianoforte e, immerso nella proiezione dell’emisfero terrestre, lascia la propria impronta su una concezione del mondo in cui i confini geografici sembrano avere senso fino a un certo punto.

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Il susseguirsi ininterrotto di tre capolavori come Starlight, Plug in baby e Time is running out segna l’apice di un live mozzafiato per interpretazioni e impatto visivo. Terminato in grande stile con quella Knights of Cydonia che, come già durante il tour di Black Holes and Revelations del 2006, saluta il pubblico sull’onda della condivisione: you and i must fight for our rights.

Un concerto costruito nei dettagli e sorretto da un eccellente impianto tecnico-secnografico, volto indubbiamente a stupire e lasciare il segno. A conferma della straordinaria maturità musicale e dell’eclettismo di un gruppo di poco più che trentenni (Bellamy e soci sono nati tutti nel 1978), che dopo dieci anni di attività continuano nella propria ricerca artistica infischiandosene delle mode, ma con il pubblico decisamente dalla loro parte. Tanto che il prossimo 8 giugno, a Milano, calcheranno per la prima volta il palco di San Siro: già 25.000 i biglietti venduti.

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