Muore il padre dell’antropologia moderna

Claude Lévi-Strauss è morto a Parigi a 101 anni. La sua vita ha percorso il novecento tracciandone il segno

di Fulvio Firrito

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Claude Lévi-Strauss

Dando del tu a Roman Jakobson, litigando con Jean-Paul Sartre, passando per la persecuzione nazista, l’esilio in America, diventando precursore dei viaggi in Amazzonia, scrivendo dei testi che hanno stravolto il pensiero scientifico del novecento. In questo modo è trascorsa con disinvoltura la vita di un professore di liceo di provincia divenuto tra i più grandi intellettuali del secolo scorso.

Claude Lévi-Strauss ha utilizzato la filosofia, la sociologia e l’etnografia e, rivoltando il punto di vista di queste discipline verso le tradizioni e i miti, ha creato l’antropologia moderna. Voleva comprendere l’uomo e le dinamiche che intercorrono tra gli esseri umani, o almeno voleva descriverle, e per questo motivo si laurea in Filosofia. Motivazioni verso una concretezza quasi incomprensibile per noi abituati alle ragioni del mercato, all’austerità della nostra tecnocrazia. Ma il mondo può essere compreso e interpretato tangibilmente solamente attraverso le scienze umane rendendole, se dovesse servire, più forti.

Forse per questo motivo l’antropologo francese si concentra maggiormente sulla struttura dei miti tralasciando le semplici storie. Attraverso la forma riesce ad assegnare validità scientifica alle ricerche etnografiche trovando un continuum spazio-temporale tra le tradizioni che vanno dalle Terre del Fuoco fino ad arrivare al circolo Artico.

Le tradizioni operano sulla mente dell’uomo modificando le società e Lévi-Strauss, nel corso degli anni, le annota diligentemente sui suoi taccuini, attraverso i suoi viaggi, portando avanti un discorso intriso d’umanesimo, permeato dal suo personalissimo vissuto.

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Claude Lévi-Strauss

Riesce così a dimostrare scientificamente come nessuna “razza” possa essere considerata intellettualmente superiore o inferiore ad un’altra. Una rivincita per un uomo costretto a scappare dalle leggi razziali della seconda guerra mondiale e affermatosi con ancora maggiore importanza nel nuovo continente, raggiungendo riconoscimenti e fama mondiale.

L’assenza di Claude Lévi-Strauss è un nuovo vuoto nelle coscienze, un’amara consapevolezza verso una desolazione intellettuale che caratterizza i nostri decenni, verso una penuria di figure che contribuiscano ad assegnare significato ai nostri giorni, verso una società con certezze sempre più liquide e paure sempre più sottili. Perché in fondo, per dirla con sue parole, «lo scienziato non è l’uomo che fornisce le vere risposte; è quello che pone le vere domande».

foto via Flickr

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