Muffa: la disperazione di un padre – Recensione

Muffa (cineclandestino.it)

Locandina del film "Muffa" (cineclandestino.it)

Muffa è l’opera prima del regista turco Ali Aydin, vincitore del Premio Leone del Futuro, alla 69esima mostra del cinema di Venezia e in uscita nelle sale cinematografiche il 1 maggio. Basri (Ercan Kesal) è un ferroviere e nella vita fa solo due cose: controlla i binari ferroviari ogni giorno percorrendo decine di chilometri a piedi e scrive delle lettere alle autorità giudiziarie per avere notizie di suo figlio scomparso da diciotto anni, arrestato dalla polizia per atti antigovernativi. Dopo la morte della moglie il protagonista si allontana dalla società ma dentro di sé alimenta un sentimento profondo di speranza che lo porta a intraprendere un viaggio lungo fino ad Istanbul sulle tracce del giovane.

Questa vicenda è liberamente ispirata alla storia turca degli anni ’90. In quegli anni a capo del governo c’era un partito di estrema destra che faceva arrestare tutti coloro che avevano idee di sinistra: discordanti o reazionarie, centinaia di persone sparirono nel nulla e la stessa polizia infangò le prove. Le madri delle vittime si riunirono in manifestazione ogni sabato per ottenere informazioni sui propri figli, per questo venne loro attribuito l’appellativo “Le madri del sabato”.

Basri ricorda una di queste donne; la sua storia fa luce sul punto di vista di chi rimane, sulla sensazione e la devastazione interiore che produce la perdita. La solitudine, il senso di colpa, la malinconia definiscono il profilo di un uomo che non ha più nulla da perdere e porta con sé solo la colpa di non essere scomparso lui al posto di quel figlio tanto amato, trascina la sua disperazione lungo tutto il territorio della lussureggiante Anatolia.

Muffa (screenweek.it)

Un fotogramma dal film "Muffa" (screenweek.it)

La scelta registica di raccontare la storia di un padre è finalizzata alla critica verso la visione dell’uomo in Turchia: il padre è protettivo, sicuro e solido, non può essere colui che si dispera e si strugge di dolore,  l’uomo mette una distanza fra di lui ed i suoi figli a differenza di una madre. Questo fattore può lasciare interdetto anche lo spettatore che non riesce ad immedesimarsi con il protagonista, mantenendo una voluta separazione tra il pubblico e la storia. Tema centrale del lungometraggio è la coscienza: Aydin scrive la sceneggiatura credendo profondamente che i fatti storici realmente accaduti devono pesare sulla coscienza di tutti e che non si debba più incorrere nell’indifferenza verso il prossimo, solo la consapevolezza rende l’uomo cosciente di ciò che lo circonda. Muffa è ispirato, inoltre, ai grandi romanzi di Dostoïevski, che descrive i suoi personaggi con tratti caratteriali cupi in ambientazioni notturne, le stesse che definiscono l’animo di Basri.

(Foto: screenweek.it / cineclandestino.it)

Giulia Orsi

[youtube]http://youtu.be/AUb7ghfgqHg[/youtube]

 

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