MUBI, il cinema d’autore da condividere

Il logo della piattaforma MUBI

Il logo della piattaforma MUBI

La questione della progressiva democratizzazione della sfera pubblica, implementata dalla rete e dalle sue modalità di accesso e partecipazione orizzontali, rappresenta un tema più volte dibattuto, così come lo è il deciso cambio di prospettiva nella distinzione tra produttori di contenuti e fruitori degli stessi. Le due figure combaciano perfettamente nell’istante in cui chi crea è anche chi consuma, commenta, diffonde.

Ecco allora che sentir parlare di MUBI equivale in qualche modo a far riferimento a questa galassia, in cui l’aggettivo “social” la fa ormai da padrone. MUBI è una piattaforma on-line di video on demand (VOD), ma anche un grande – e sempre più importante – social network dedicato al cinema d’autore. Il suo creatore, il turco Efe Cakarel, ebbe l’idea di creare questa cineteca virtuale nel 2007 quando, seduto in un bar di Tokyo, provò a cercare in streaming un film di Wong Kar-wai, non trovandolo però su nessun sito. Da qui l’idea di sviluppare una sorta di grande magazzino virtuale dotato di titoli sempre pronti alla visione. Dopo una prima integrazione del programma con la Playstation, Cakarel fece il salto di qualità, grazie ad un accordo con le multinazionali basato sulla cessione di diritti per un maggior numero di titoli.

Oggi MUBI è in grado di offrire agli utenti trenta film al giorno, aggiornati quotidianamente con una nuova entrata che va a sostituirne una precedente. Da pochissimi giorni MUBI è disponibile anche in Italia, presentato in anteprima al TechCrunch Italy, evento dedicato alle startup digitali, tenutosi lo scorso Settembre al Maxxi di Roma. Al costo di 4,99 euro al mese MUBI offre la visione dell’intero catalogo (ridotto a 2,91 euro per un’iscrizione di dodici mesi), con i film disponibili nell’arco dei trenta giorni successivi alla data del primo caricamento. Sebbene altri colossi del video on demand la facciano da padrone (si pensi a Netflix negli States), MUBI sta registrando un incremento vertiginoso, con milioni di utenti nel mondo e una presenza capillare in decine di Paesi oltre all’Italia, anche in virtù di un’integrazione sinergica con console, televisori e dispositivi mobili (per i quali esistono app ad hoc).

cakarel mubi

Il creatore di MUBI Efe Cakarel

Ma MUBI, come si diceva, ambisce ad essere anche un vero e proprio social network, con utenti del calibro - manco a dirlo – di Martin Scorsese: una volta entrati nel sistema (al quale è possibile accedere, tra l’altro, con lo stesso account di Facebook) e sottoscritto l’abbonamento, sarà infatti possibile recensire i film, attribuir loro il classico giudizio “stellato”, interagire con altri utenti e, ovviamente, condividere il tutto sui vari social network. In questo modo, Cakarel cerca di imporre la sua creatura non solo come piattaforma VOD, ma anche come esperienza di confronto su di un tipo di cinema più impegnato, al di fuori del classico circuito dei blockbuster.

Basta dare un’occhiata all’home page italiana, infatti, per capire di cosa si tratta: SciaradaIl fantasma dell’operaCul de sacIl silenzio prima di BachL’uomo che sapeva troppoThe road to Guantanamo, sono solo alcuni dei trenta titoli disponibili al momento, a dimostrazione di come il classico si unisca al contemporaneo all’insegna di un gusto per la cinematografia più significativa e raffinata. Che vi sia o meno un abbonamento da sottoscrivere, dunque, stavolta viene decisamente voglia di seguire la bella iniziativa di Cakarel, con la speranza, magari, di ritrovarsi come collega di commento proprio uno come Martin.

Francesca Lisa

 

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