Movimento 5 Stelle. Casaleggio e la trasposizione moderna dell’Opinion leader

Roma – Dopo le dichiarazioni del “grillino” Giovanni Favia, durante la trasmissione in onda su La7 Piazza Pulita, il suo nome è sulla bocca di tutti. In pochi prima conoscevano questo personaggio, ora ha una visibilità mediatica da fare invidia a molti. Si sta parlando di Gian Roberto Casaleggio, colui che viene reputato il “deus ex machina” del Movimento 5 Stelle fondato da Beppe Grillo.

Gianroberto Casaleggio, Movimento 5 Stelle deus ex machina

Gianroberto Casaleggio

Nato nel 1954, della sua biografia si hanno poche informazioni. Di quel poco di cui si è a conoscenze, la fonte è Casaleggio stesso. Inizia a lavorare per l’Olivetti negli anni 80, diventando successivamente amministratore delegato della Webegg, una joint-venture tra Olivetti e Telecom specializzata in consulenze strategiche per internet. Arriviamo al 2004, quando l’esperto di comunicazione in Rete fonda la Casaleggio Associati con le stesse finalità della Webegg.

L’incontro con Beppe Grillo avviene nell’aprile del 2004, dopo uno spettacolo tenuto dal comico genovese a Livorno. Da quel giorno nasce il loro matrimonio professionale: Grillo ed internet entrano in simbiosi. Poco tempo dopo prende vita il suo famoso blog www.beppegrillo.it, facendo del comico una delle personalità più famose nel mondo del web.

Nasce il Movimento 5 Stelle che, tramite battaglie di controinformazione ambientaliste, legalitarie e a favore della diffusione di internet (tanto per citarne alcune), riesce a ritagliarsi uno spazio importante nella scena politica.

Dopo le polemiche scaturite dalle dichiarazioni di Favia, partendo dal presupposto che non si vuole dare per certo quanto da lui detto, ci si domanda: come ha fatto Casaleggio a portare in auge Beppe Grillo e il M5S?

Intanto bisogna fare una piccola digressione, approfondendo cosa offrisse la Webegg di cui Casaleggio era amministratore delegato: reti interne ed esterne, efficienza aziendale, internet, capacità di penetrazione dei prodotti sul mercato attraverso il web marketing e, per le pubbliche amministrazioni, sistemi di efficienza mirati all’e-governance. Quando Casaleggio abbandona la Webegg e fonda la Casaleggio Associati, porta con sé rapporti e conoscenze fondamentali per il successo della sua azienda. A partire da Enrico Sassoon, che è stato direttore scientifico del Sole 24 Ore e amministratore delegato dell’American Chamber of Commerce in Italia (lobby incentrata sul favorire i rapporti commerciali delle corporation americane nel nostro Paese). È proprio questo Sansoon uno degli uomini-chiave della Casaleggio Associati: presiedendo i vertici di organizzazioni di élite, può accedere alle giuste informazioni.

Anche se Casaleggio rimane il vero ideatore, capendo fin da principio le molteplici potenzialità del web. Tra queste le strategie di marketing virale, forme di promozione che si basano sullo sfruttamento delle capacità comunicative di pochi soggetti, indirizzati ad un numero elevato di individui.

Casaleggio sposa l’idea dell’ “influencer”, trasposizione moderna del concetto di “opinion leader”, figura principale su cui ruotava la vecchia teoria dello “two-step flow of communication” (flusso di comunicazione a due livelli) di Paul Lazarsfeld, Bernard Reuben  Berelson e Hazel Gaudet.

L’opinion leader ha una funzione di filtro, che interpreta il significato e il contenuto del messaggio proveniente dai mass media diffondendolo tra gli individui. Quest’ultimo quindi viene considerato come elemento passivo che si limita a ricevere informazioni semplificate (e nel caso manipolate) provenienti dall’opinion leader.

L’influencer segue le orme di questa figura, soltanto che cambia il mezzo: non più televisione o radio, ma il web. Lo stesso Casaleggio afferma: «Online il 90% dei contenuti è creato dal 10% degli utenti, queste persone sono gli influencer. Quando si accede alla Rete per avere un’informazione si accede a un’informazione che di solito è integrata o creata direttamente dall’influencer».

Beppe Grillo, Movimento 5 Stelle Gianroberto Casaleggio

Beppe Grillo

Una tecnica di marketing sociale che, nel caso del Movimento 5 Stelle, ha consentito di diffondere determinati messaggi verso la massa ed ottenere un certo seguito.

Le regole sono semplici (un articolo di approfondimento a riguardo è quello di Michele Di Salvo). Prima di tutto bisogna avere dei temi/argomenti da trattare e renderli dei messaggi da diffondere. Non devono essere spontanei, ma già testati, in maniera tale di avere la certezza che possano avere un largo consenso.

Poi c’è la figura, prima citata, dell’influencer che deve veicolare queste informazioni.

Terzo passaggio: il processo di aggregazione, cioè avere un numero ingente di soggetti attivi, che convinti della validità del messaggio ricevuto, a loro volta, facendolo proprio, lo diffonderanno (una sorta di passaparola).

Una volta creatosi un gruppo consistente, bisogna renderlo in apparenza aperto a tutti, nella sostanza chiuso. Questo per far si che sia più facilmente gestibile, e ciò è possibile tramite un processo di difesa. Il metodo più semplice è far sentire il gruppo perennemente sotto attacco: per esempio, vedere complotti ovunque da parte di nemici generici. Chi ne fa parte si stringerà su se stesso a difesa del proprio capo. Si ottiene così il prodotto finale, costituito da quei temi in cui difficilmente le persone possono non riconoscersi. Nel caso di un partito (o un movimento) è un programma elettorale. Con un sistema del genere, però, si tratta di un documento in cui non contano tanto i contenuti, quanto i titoli ad effetto per far presa sulla massa.

Trovare delle similitudini con il M5S non è impresa ardua.

Non si hanno prove certe, ma fare ipotesi è legittimo. Forse, così facendo, stiamo assecondando, involontariamente, l’operato di Casaleggio.

Giorgio Vischetti

foto|| ilsole24ore.com; ilmondo.it; web20.excite.it

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