In mostra a Milano l’arte d’avanguardia di Piero Manzoni

Il Palazzo Reale di Milano ospita una mostra che ripercorre le tappe fondamentali dell'autore di "Merda d'artista", icona dell'avanguardia, Piero Manzoni

Piero Manzoni

L’artista Piero Manzoni

Il Palazzo Reale di Milano ospiterà, dal 26 marzo al 2 giugno 2014, una mostra dedicata a Piero Manzoni, uno degli artisti più controversi del Novecento italiano. Promossa e prodotta dal Comune di Milano, in collaborazione con SKIRA editore, la mostra è curata da Flaminio Gualdoni e Rosalia Pasqualino di Marineo ed è stata realizzata nell’ambito del progetto Primavera di Milano.

LA MOSTRA –  La mostra, intitolata Piero Manzoni 1933-1963, ricostruisce la vicenda dell’ artista, morto trentenne per un attacco di cuore, documentando il percorso che ha portato le sue opere a essere riconosciute come una delle tappe fondamentali dell’avanguardia del XX secolo. Nonostante la giovane età, infatti, Manzoni effettuò un cambiamento radicale nel panorama artistico italiano della prima metà del Novecento, grazie al suo geniale spirito d’intraprendenza: non più opere tradizionali su tela o altri materiali, ma performances eclatanti. La retrospettiva milanese contiene circa 130 opere che attestano il suo intero percorso artistico.

Piero Manzoni, Achrome

Achrome, 1958

GLI ACHROME – Alla ricerca di «uno stupore immacolato dei sensi», influenzato dall’arte nucleare di Enrico Baj e dallo Spazialismo di Lucio Fontana, tra la fine del 1957 e l’inizio del 1958, nel giovanissimo artista matura l’arte degli Achrome: si tratta di «superfici di bianco assoluto, affidate alla sensibilità nel trattare la materia e rotte da rilievi plastici e dalle loro ombre», nella definizione che di queste opere dà Luciano Anceschi, che ha dato una prima sistemazione teorica all’arte manzoniana.

Gli Achrome sono quadri concepiti senza titolo, la loro natura di opera non nasce da alcuna abilità esecutiva, non descrivono né comunicano nulla. Nel 1959 il poeta Antonio Porta scriveva che «il quadro di Manzoni, abolito persino il gusto del dipingere, tende a farsi oggetto, desolata presenza a sé, con quella sua materia allucinante, porzione di un gran vuoto bianco».

LE LINEE – Il 4 dicembre 1959 Piero Manzoni presenta una mostra personale intitolata Linee. L’ idea di base per queste opere è quella di un segno continuo d’inchiostro tracciato su un rotolo di carta che si svolge progressivamente, diviso in segmenti di indifferente lunghezza. La Linea è un segno in potenza senza limiti, quindi tendente all’infinito dello spazio e del tempo. La striscia di carta tracciata è avvolta e conservata in un cilindro di cartone sigillato, di cui un’etichetta dichiara il contenuto.

piero manzoni

Linea Lunga 7200 metri

Durante uno dei soggiorni di lavoro a Herning, in Danimarca, ospite dell’industriale Aage Damgaard, nella sede del quotidiano «Herning Avis», Piero Manzoni realizza la Linea lunga 7200 m: si tratta di un documento redatto dall’artista sulla carta intestata del giornale e controfirmato da una decina di testimoni che certifica, in un tono che evoca deliberatamente un documento legale, l’evento: «Il giorno 4 luglio 1960 tra le ore 16.00 e le 18.55 ho tracciato, in Herning, una linea lunga 7200 metri, alla presenza delle persone che testimoniano qui, colla loro firma, d’avermi visto eseguire quest’opera».

In questa occasione  l’artista ha avuto a disposizione un vero rullo continuo di carta da stampa. Facendolo scorrere tra due cavalletti metallici con assi rotanti e azionati da manovelle manuali, il Manzoni ha tracciato una linea ininterrotta grazie a un contenitore d’inchiostro che finiva con un tampone: conclusa l’operazione, il rotolo è stato contrassegnato da titolo, luogo, data, firma e da un’impronta digitale, poi collocato in un cilindro di zinco ricoperto da fogli di piombo recante la dichiarazione del contenuto.

Piero Manzoni

Corpo d’aria, della serie Fiato d’artista

IL FIATO D’ARTISTA – Nel 1960 Piero Manzoni presenta le sculture pneumatiche o Corpi d’aria. Si tratta di una confezione in legno che contiene un palloncino gonfiabile fino a un diametro di 80 centimetri, un treppiede da usare come base per poggiare il palloncino, un tubicino per gonfiarlo, una chiusura e le istruzioni per l’uso. L’artista si disinteressa dell’esecuzione, che prevede la partecipazione attiva del fruitore stesso o di chiunque altro, indifferentemente.

Nel caso in cui l’acquirente intenda farsi gonfiare il palloncino dall’artista stesso, l’incremento di sostanza artistica dovuto al fiato autoriale sarà compensato a parte. Tale variante, secondo l’idea del Manzoni, identifica l’elemento artistico con il corpo stesso dell’artista: da questa concezione nasce la serie Fiato d’artista. Il pubblico, comunque, può decidere se attribuire o meno una qualità artistica agli atti ordinari dell’esistenza di un individuo sulla base delle concezioni che l’individuo/artista mette in gioco.

LE UOVA – Le Uova, che Manzoni presenta nella personale da Køpcke a Copenhagen il 10 giugno 1960, sono uova sode che l’artista annette all’arte contrassegnandole con la propria impronta digitale. Il fruitore può mangiare le uova, entrando fisicamente in comunione con l’identità e l’esistenza fisica dell’artista. Se, invece, le uova non vengono ingerite dal fruitore ma esposte come vere e proprie opere scultoree, secondo la concezione manzoniana, si sfocia nel feticismo.

piero manzoni

Scultura vivente, 1961

LE SCULTURE VIVENTI – Nelle Sculture viventi - siamo intorno al1961 – Piero Manzoni appone la propria firma sul corpo di modelle viventi. Nello sviluppo della concezione dell’artista, il piedistallo su cui mettere in posa la modella diventa la Base magica, ovvero una struttura in legno a tronco di piramide che simula il classico piedistallo da statua, con una targhetta in ottone che reca la didascalia «Piero Manzoni, Scultura vivente» . Fintantoché si troverà sulla Base magica, la modella sarà a tutti gli effetti una Scultura vivente.

CON PIERO MANZONI ANCHE LA MERDA DIVENTA ARTE! – Nella primavera del 1961 Manzoni realizza Merda d’artista, la sua opera più celebre. Si tratta di una scatoletta per conserve su cui è apposta un’etichetta a stampa con la dicitura «Merda d’artista. Contenuto netto gr 30. Conservata al naturale. Prodotta ed inscatolata nel maggio 1961».

piero manzoni

Merda d’artista, 1961

Esplicita la volontà ironica di mimare il tipico linguaggio delle conserve alimentari per qualcosa  a cui l’artista vuole anche attribuire l’aspetto di un prodotto merceologico a pieno titolo. Che si tratti di escrementi è solo la conclusione della riflessione del Manzoni intorno alla concretezza materiale del corpo e all’ artisticità implicita in ogni atto dell’autore, dunque anche nei suoi escrementi.
Piero Manzoni fissa il prezzo di Merda d’artista basandosi su un’arbitraria parità tra escrementi e oro, indicandolo in trenta grammi d’oro. La provocazione di Manzoni consiste nel combinare prezzo dell’oro, escrementi e  concetto d’arte in un unico circuito tanto pratico quanto mentale: è il dissolversi dell’idea stessa di valore, inteso sia come valore estetico che economico.

Oltre al catalogo della mostra milanese, con testi di Flaminio Gualdoni, Giorgio Zanchetti, Francesca Pola e Gaspare Luigi Marcone, la casa editrice SKIRA ha pubblicato nella collana SMS, SkiraMiniSaggi la Breve storia della merda d’artista di Flaminio Gualdoni.

Mariangela Campo

@MariCampo81

Piero Manzoni 1933 – 1963

Palazzo Reale, Piazza Duomo 12, Milano

Dal 26 marzo al 2 giugno 2014

Orari – lunedì dalle 14.30 alle 19.30

            martedì, mercoledì, venerdì e domenica dalle 9.30 alle 19.30

            giovedì e sabato dalle 9.30 alle 22.30

Ingresso: intero €11, ridotto €9,50

www.mostramanzonimilano.it

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