Morto Vidal, scrittore e sceneggiatore che scandalizzò l’America

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Gore Vidal

Los AngelesScrittore, saggista, sceneggiatore, uomo politico, pensatore trasgressivo. Tante le passioni di Gore Vidal, morto all’età di 86 anni nella sua casa di Hollywood a causa di alcune complicazioni scatenate da una polmonite. Una dimora, quella americana, scelta dopo la morte del compagno Howard Austen. Fu così che lo scrittore abbandonò l’Italia dove aveva vissuto per 30 anni ed emigrò definitivamente verso l’oltreoceano.

Per sé Vidal si augurava una cosa che era solito dire frequentemente: voglio essere ricordato come ‹‹la persone che ha scritto le più belle frasi dei suoi tempi›› e certo la sua produzione artistica gli consentiva di sperarlo. Giusto in Italia, l’autore scrisse uno dei suoi più importanti capolavori sulla storia dell’impero Giuliano. Lavoro che per fama si aggiunge a Lincoln, romanzo incentrato sui personaggi della storia americana. E poi ancora opere per il teatro che hanno segnato la letteratura moderna.

Figlio di un ufficiale dell’Aeronautica e dalla figlia del senatore T.P. Gore nonché cugino alla lontana dell’ex presidente Al Gore, Vidal trovò nel romanzo la forza espressiva a lui più affine. Furono 25 i libri che produsse nella sua carriera che oltre ad essere prolifica fu anche coraggiosa. Tanto più per un America puritana che – subito dopo la guerra – dovette fare i conti con un appena ventenne scrittore pronto ad abbattere ogni tabù. Il libro The City and the Pillar (pubblicato il Italia con il titolo, La statua di sale) raccontò con colori spesso autobiografici, la scoperta che un giovane fa dell’omosessualità. Scandaloso per un paese che stava iniziando a fare i conti con le proprie rigidezze sociali e culturali. Ma d’altronde Vidal amava scioccare. Meglio, amava mettere in luce quelle che definiva le follie della sua nazione, mixando commenti critici con la sagacia di cui era capace. Caratteristiche che lo facevano sentire affine al suo suo ideale intellettuale: Voltaire. Il saggio United States ne è la prova. Una raccolta di analisi letterarie e politiche animate da una verve sferzante e polemica che gli valsero il National Book Award nel 1993.

Ma prima ci furono il teatro e il cinema. Un periodo di grande produttività quello tra gli anni ’50 e ’60. Nel 1960 Vidal ottene la nomination al Tony award con The Best Man. Opera in cui la scena diventava teatro politico con lo scontro di due candidati in corsa per la nomination democratica. Al cinema lo scrittore fece furore con due titoli, in particolare, che divennero memorabili: Improvvisamente, l’estate scorsa e Ben Hur. E poi in Italia, per Federico Fellini, non esitò a interpretare se stesso in un cameo in Roma.

Gli ultimi anni di vita furono connotati soprattutto dalla passione politica che portò l’intellettuale a scagliarsi pesantemente contro il governo di George Bush Jr., accusandolo di aver provocato ‹‹intenzionalmente›› l’11 settembre con la propria ‹‹incompetenza manovrata››. Considerazioni che sono state oggetto di fortissime critiche o parole di sostegno a seconda della deriva politica che, all’epoca, si volle dare alla strage terroristiche contro le Torri Gemelle.

Chantal Cresta

Foto || adnkronos.com; latimes.com

 

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