‘Mordimi’ l’anima e sputala via

In uscita venerdi 17 una delle peggiori commedie demenziali dell’ultimo decennio

di Stefano Gallone

Locandina del film

Al peggio non c’è mai fine, questo è poco e risaputo ma sicuro. E il peggio non tarda mai ad arrivare quando la necessità di fare incasso al botteghino si orienta sulle spalle (con occhiatina alle tasche) di gruppi di ragazzini desiderosi di un qualsiasi divertimento purché vada oltre le varie opzioni Happy Meal di McDonald.

La commedia demenziale è, senza dubbio, un genere apprezzabile in quanto tale, ovvero come una sempliciotta, rustica e (perché no) benevola via di fuga da una giornata scolastica o di martellante lavoro; ma c’è modo e modo di porsi di fronte all’esigenza, ora commerciale ora puramente satirica, di prendersi gioco del tormentone di turno, in questo caso la raccapricciante saga di Twilight (maledetta la Meyer, ovunque ella sia), che, come tante altre operazioni simili, se non esponenzialmente peggiori (soprattutto nostrane), già di suo propone un frastornante lavaggio di cervello adolescenziale (poi ci si lamenta dei quozienti intellettivi da raccapriccio).

Quella di questo poco sostenibile Mordimi è un’intollerabile carenza di spirito nella sua accezione più umanamente semplice, elemento di cui, se proprio vogliamo andare a scavare negli inferi della risata, anche pellicole inconsistenti come Scary movie erano a mala pena dotate. Battute fuori luogo, a volte anche poco affini ad un contesto, si, demenziale ma escluso da ogni folle seppur legittima e volontaria assenza di senso compiuto (fa parte del genere), rendono il prodotto una facilmente dimenticabile accozzaglia di cretinate. È prassi più che legittima prendersi gioco del commerciale per la tanta antipatia fornita: è dichiarato obiettivo monetario, però, farlo senza scopi e, peggio, privi di ogni concezione legata al fondamentale concetto di sadica ironia. In poche parole, l’esperimento ludico di Jason Friedberg e Aaron Seltzer (in due, poi) può dirsi ben più che fallito. Eccome. Far ridere o prendere in usufrutto concetti di leggerezza è tutt’altra cosa.

Jenn Proske, Matt Lanter

La timorosa ed introversa Becca Crane (Jenn Proske) raggiunge il padre poliziotto nella cittadina di Sporks, terra infestata da vampiri e licantropi con tanto di riferimenti molto più che simbolici (qualcuno di questi funziona anche). Dopo poche ore, l’interesse della ragazza per il vampiro Edward Sullen (Matt Lanter) si accresce a dismisura in concomitanza con quello che, invece, l’uomo lupo Jacob White (Chris Riggi) matura per lei. Tra un atto di bullismo scolastico e l’altro, Becca sarà guidata dai suoi impulsi da ninfomane adolescente in pubertà nella ricerca disperata di una sana cavalcata sessuale con lo stimolatore ormonale insito nel tenebroso Edward a rischio di non morte.

Cosa aggiungere al già detto se non, in più, la considerazione di un approccio più che negativo anche di quelli che dovrebbero (si suppone) avere il diritto di essere anche chiamati attori? E come incentivare il già indicato dissenso se non con una buona dose di ribrezzo nei confronti dell’incapacità di destare un sorriso beffardo senza l’uso di riferimenti alla maniacale concezione adolescenziale dei rapporti sessuali e degli stereotipi da due soldi (sempre i soliti)? È davvero così difficile sedersi alla scrivania e riflettere qualche minuto in più sui probabili sviluppi alternativi di un dialogo tra due personaggi sottosviluppati a livello cerebrale? Probabilmente si, anche se non sembra poi così impossibile. Basterebbe un minimo di “savoir faire” comico (L’aereo più pazzo del mondo insegna) e meno urgenza di aggrapparsi solo ed unicamente a ciò che, forse, nemmeno fa parte più (almeno non unicamente) del pensiero comune.

Un consiglio di tutto cuore: risparmiate i soldi del biglietto. Spendeteli in qualcosa per cui valga la pena cedere due ore del proprio tempo, fosse pure una sala giochi o una giostrina coi cavallucci. Amen.

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