Moody’s promuove la Grecia, ma l’economia reale è ancora sofferente

La Grecia rialza la testa, ma quando inizierà la vera ripresa?

La Grecia rialza la testa, ma quando inizierà la vera ripresa?

Atene – Dopo la perdita del rating AAA dei Paesi Bassi decisa da Standard & Poor’s per il forte ribasso sulle stime di crescita, una nuova “sorpresa” giunge dall’altra agenzia di valutazione, Moody’s, e coinvolge la Grecia, il paese che maggiormente ha sofferto – e continua a soffrire, gli effetti della crisi economica.

RATING IN RIALZO - La valutazione sul debito sovrano greco è passata in queste ore da C, il livello più basso (assimilabile alla D di S&P, Fitch e DBRS, e cioè il grado di default finanziario), a Caa3, che corrisponde a una valutazione di rischio sostanziale. A cambiare, però, è stata anche la valutazione sull’outlook, che da negativo è divenuto stabile. Si tratta di un primo passo per il riconoscimento dei durissimi sforzi economici sostenuti dagli esecutivi ellenici negli ultimi anni. Moody’s ha riconosciuto il «significativo consolidamento fiscale, avvenuto con bassa crescita e incertezza politica», fattori di rischio estremo. Nel 2013 Atene dovrebbe essere in grado di raggiungere il pareggio di bilancio (nonostante le versioni siano discordanti in tal senso), e addirittura poter contare su una dotazione di cassa nel 2014.

COME STA DAVVERO LA GRECIA? – «Il miglioramento dell’outlook economico di medio termine, sostenuto da una ripresa ciclica dell’economia e anche dal progresso dato dall’implementazione di riforme strutturali e dal ribilanciamento dell’economia», è l’altro fattore riconosciuto da Moody’s per giustificare l’innalzamento del giudizio sul rating, insieme alla «riduzione del peso degli interessi» (basti pensare che lo spread con i Bund tedeschi a 10 anni è passato da un massimo annuo di 1.164 punti ai 722 di ieri). L’economia reale, però, continua a soffrire, e i dati sull’outlook economico sono solo parzialmente rappresentativi. Il debito pubblico è ben oltre quota 170% del Pil, secondo solo al Giappone e non molto distante da quello dell’Italia, i prezzi al dettaglio sono scesi (la deflazione indica una mancata ripresa dei consumi), e gli interessi sul debito, se interamente calcolati, lascerebbero salire il rapporto deficit/PIL al 4,1%, molto lontano quindi dal 3% considerato tetto massimo dai tecnocrati di Bruxelles. Per contro, l’aumento degli investimenti esteri – in particolare dalla Cina – e una serie di liberalizzazioni, hanno ravvivato parzialmente l’economia. Resta da capire come fronteggiare il duro piano di esuberi – circa 26.000 posti – imposto dalla Troika, in un paese dove la disoccupazione è vicina al 27%, e quella giovanile sfiora il 60% (in Italia, per fare un paragone, è del 12,5% e del 41,5%).

Stefano Maria Meconi

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