Monumento al libro per Milano firmato da Alex Pinna. Si farà?

Bozzetto del Monumento al libro di Alex Pinna

MILANO – Capitale della moda e fulcro per gli affari, il capoluogo meneghino, secondo il giornalista e deputato del Pd Ricardo Franco Levi, componente la Commissione cultura della Camera e già portavoce del Professore nel primo Governo Prodi, dovrebbe ospitare anche un Monumento al libro, o ai lettori, o alla lettura (il titolo è ancora da definire); che «la città invece meriterebbe se non altro, ma certamente non solo, in quanto capitale indiscussa dell’editoria italiana».

Levi, personaggio che ha sollevato non poche polemiche poiché autore della nuova legge sul prezzo dei libri entrata in vigore l’anno scorso, ha finalmente deciso di trasformare in appello uno dei progetti a cui aveva pensato da mesi. Appello lanciato proprio alla vigilia di uno dei maggiori eventi sui libri ospitati da Milano, Bookcity, che fino al 18 novembre ha riaffermato per la città il ruolo di capitale del libro: con oltre 350 appuntamenti tra mostre, spettacoli e letture dal vivo, e uno spazio dedicato ai più piccoli.

Durante questa manifestazione appena terminata, Levi ha annunciato: «Milano è la città degli editori, da sempre. Io credo che oggi più che mai sarebbe giusto coinvolgerli, insieme con tutto il mondo della cultura, nel sogno di regalare a Milano un monumento alla lettura, ai lettori, ai libri. Il progetto c’è, e anche l’artista pronto a realizzarlo».

Nella medesima occasione infatti, in attesa che l’idea venga trasformata in realtà, è stato presentato anche un bozzetto del progetto presentato da Alex Pinna, scultore classe ’67 nato a Imperia, ma diplomato all’Accademia di Belle Arti di Milano, città dove vive e lavora.

Nel bozzetto di Pinna si ritrova l’idea di un vero monumento al libro, costituito da una pila di libri alta tre metri, con in cima un omino nell’atto di leggere, ovviamente.

«Il libro – secondo Pinna – è un oggetto che rientra nella vita di tutti noi. E l’idea di un totem di libri in una piazza, o comunque in un luogo pubblico e visibile, mi è sembrata la giusta sintesi di quello che volevamo dire».

Il monumento non vuole essere solo la «celebrazione» di un concetto, sottolineano l’artista e Levi, ma anche una speranza rivolta al futuro e alle prossime scelte politiche: «In un momento storico segnato dalla crisi economica e da tagli di investimenti che troppo spesso penalizzano la cultura nel suo insieme – dice Levi in particolare – un impegno collettivo per regalare a Milano un monumento al libro sarebbe anche l’indicazione di una priorità, l’affermazione di una speranza in cui credere e l’invito a non smettere di investirci sopra».

Alex Pinna con alcune delle sue opere

Queste parole esplicitano quindi la richiesta di continuare a fare cultura, di investire su questa nel futuro, anche per superare la crisi con uno strumento che è molto forte. Uno strumento che è risultato vincente nell’età classica, e che ha permesso l’estendersi di imperi e il susseguirsi di nuove conquiste, un’innalzamento verso l’alto (verso il cielo, verticale come un totem), un motivo di vanto con le altre civiltà; e che oggi, tristemente, sembra un orpello in eccesso a cui applicare i primi tagli nei momenti di crisi.

Un errore di prospettiva, quello dei governi che da anni penalizzano questo settore, che continua a farci affondare verso il basso e a rovinare la qualità dei nostri studi e delle nostre Università. Nonché a contribuire alla famosa e criticata, ma totalmente comprensibile, fuga dei cervelli. La parentesi potrebbe diventare troppo lunga.

Quel che rimane evidente, in ogni caso, è che il bisogno di cultura e la volontà di celebrare la lettura, il libro, il lettore, esistono, e questo è un segno positivo e forte che ancora esiste anche chi vede nella cultura una risorsa.

Un ultimo quesito sorgerebbe, se il progetto venisse approvato, un dilemma non da nulla: dove collocare l’opera? Le sculture totemiche, leggere e a volta ironiche di Alex Pinna sono disseminate in diverse aree del territorio, ma dove posizionare un monumento al libro, che celebri Milano come capitale dell’editoria, in una città così affollata e distratta? Ecco la risposta di Pinna: «La scultura pubblica è un tema naturalmente delicato. Milano è piena di sculture meravigliose, la prima che mi viene in mente è quella di Mirò in via Senato, collocate in luoghi che spesso le rendono poco visibili. Oggi le piazze, un tempo spazio tipico di sosta e riflessione, sono spesso trasformate in rotatorie viabilistiche di puro passaggio. Forse restituire anche a queste ultime una identità, attraverso la presenza di un elemento artistico, sarebbe un buon punto di partenza».

Una piazza quindi, ma la risposta di Pinna rimane ancora troppo vaga. Di certo si evince dalle parole dell’artista un timore che tutto passi inosservato, come spesso accade a causa delle scelte di collocazione, ma anche per la disattenzione del passante, assorbito dalla frenesia e alienato in una città dove il tempo sembra più prezioso del denaro e delle relazioni, e dove le identità vengono smarrite.

Magari le periferie saprebbero apprezzare e valorizzare maggiormente la grandezza e il significato di un monumento così pregno di richieste e speranze. Ma forse la visibilità del monumento verrebbe ridotta. E la parola Milano dovrebbe accontentarsi di abbracciare le periferie e includere l’hinterland.

Si vedrà. Nel frattempo speriamo che l’idea e il progetto, dietro a cui si nascondono le volontà di molti, si trasformino davvero in realtà, e non rimangano solo bronzo o pietra con una bella forma; non solo un auspicio, ma il segno di un concreto futuro cambiamento.

Benedetta Rutigliano

 

Immagini artribune.it e julianews.it

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