Monti in crisi: bolliti a Montecitorio /2

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Corrado Passera, Mario Monti

Roma – Dopo i partiti anche il premier Mario Monti dà il via alle grandi manovre. Il presidente del Consiglio, oggi, ha fatto sapere che la spending review, il controllo per il taglio sistematico della spesa pubblica è quasi concluso e che la scure si abbatterà per 20-25 miliardi sui ministeri, 10-12 miliardi sull’abbattimento degli affitti per gli uffici pubblici e infine sulle comunità montane.

In attesa di capire se la scure Monti sarà determinata a continuare nel progetto o meno, per il momento ciò che appare più evidente è la serie di comunicazioni che arrivano dall’Esecutivo tese a dimostrarne il buon operato in questi mesi.  Ha aperto i lanci di agenzia ieri lo stesso premier quando, poco prima di una visita a sopresa al Salone del Mobile di Milano, ha radunato una conferenza stampa per esprimere soddisfazione a proposito dell’aumento delle risorse (430 miliardi) rilasciate al Fondo mometario internazionale (Fmi) a sostegno della crisi. Una decisione salutata da Monti come ‹‹il risultato di un grande impegno collettivo in particolare dei Paesi dell’Unione Europea››. Esternazione seguita da un ottimistico: l’Italia ha le capacità ‹‹per farcela›› e da un monito ‹‹Il rigore è qualcosa che deve pervadere il modo di essere del Paese: non è contro la crescita ma la favorirà››.

A seguire, è stata la volta del viceministro dell’Economia, Vittorio Grilli il quale, al margine dei lavori del Fmi a Washington, ha dichiarato che la fase acuta della crisi è superata e che dal terzo trimestre sarà possibile una moderata ripresa. Poi si approda al Governatore della Banca d’Italia, Ignazio Visco, che ha assicurato come la situazione del credito italiano stia migliorando. Chiude il giro il ministro dello Sviluppo Economico, Corrado Passera, che oggi dal Salone del Mobile riprende il filo di Visco: ‹‹dopo mesi oggettivamente difficili iniziano a vedersi alcuni segnali di positività e di crescita anche sul credito››.

Ora, tutte queste dichiarazione messe in fila forse non rassicurano il cittadino ma contribuiscono a definire il clima politico-istituzionale che si è venuto a creare nei palazzi.

Il trio dell’alfabeto ABCAngelino Alfano (Pdl), Pier Luigi Bersani (pd) e Pierferdinando Casini (Udc) – desidera concludere l’esperienza Monti. Il prima possibile. Lo ha fatto ben capire Casini che due giorni fa ha azzerato i vertici dell’Udc, rispolverato il suo partito della Nazione: una grande coalizione di centrodestra moderata che inglobi anche esponenti dell’attuale Esecutivo tecnico e che in tutto pare la rivisitazione della vecchia Dc. Da qui il subbuglio partitocratico.

Alfano, preso in contropiede, non ha saputo fare nulla di più che annunciare a sua volta una novità riguardante il Pdl: un grande centrodestra moderato di cui si saprà più e meglio dopo le amministrative. Bersani – sempre impensierito dall’onda grillina che continua a sottrargli voti vivi – del suo Pd ha potuto solo promuovere quanto segue: ‹‹noi siamo un usato sicuro››.

Persino la Lega ha annusato l’aria e si è ridata un odine interno con l’acclamazione ufficiosa di Roberto Maroni alla guida del partito da parte dell’ex segretario Umberto Bossi, il quale intervenendo a sopresa ad un raduno dell’amico lo ha incensito della palma di nuovo leader. Mossa necessaria anche per salvare la testa dell’altro Roberto, Calderoli, uomo fidato di Bossi nominato nelle carte delle Procure che indagano sul caso del tesoriere Belsito.

I partiti si stanno preparando al colpo di coda nel dopo amministrative. Tempistica da rispettare per soppesare realmente il grado di impopolarità al quale sono arrivati. Monti tutto ciò lo ha capito ed è passato al contattacco, sfruttando i due punti deboli della partitocrazia: il discredito nazionale ed internazionale di cui godono e la mancanza di idee di cui soffrono.

Il gioco è astuto. Monti sa che l’unico motivo che ancora lo tiene in sella è la credibilità di cui beneficia la quale però si sta sgretolando giorno per giorno a forza di rigore e tasse. Il colpo di grazia arriverà con l’IMU. Ecco perché è importante agire in fretta, innanzitutto con annunci di ottimismo, più

Angelino Alfano, Pier Luigi Bersani, Pierferdinando Casini

tesi a rassicurare i mercati che gli italiani. E in questa partita non è solo.

Di fronte al nuovo rialzo dello spread causa recessione in atto, ieri la Ue ha fatto sapere di essere ‹‹fiduciosa›› sulle possibilità di ripresa italiane e di non dare peso ai ‹‹movimenti speculativi dei mercati nel breve termine››. Tradotto: se il differenziale bund-btp è in aumento la responsabilità non è di Monti. Dunque nessuno osi toccare la sua “creatura”, la quale tornerà utile alla Germania di Angela Merkel, soprattutto se dalle elezioni francesi in corso dovesse uscire vincitore François Hollande e la sua politica anti fiscal-compact. Rottura dell’asse Parigi-Berlino nell’aria.

Così dal mondo della finanza bancaria internazionale è arrivata la battuta finale pro-Monti: la sfiducia degli investitori sul mercato italiano è determinata anche dalla consapevolezza che oltre l’austerity del premier rimane solo l’inesistente offerta politica nazionale. Partitocrazia avvertita.

Chantal Cresta

Foto || ansa.it

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