Monti è il nuovo premier di una Repubblica in delirio

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Mario Monti

Roma – Se questa è davvero la fine della seconda Repubblica sarà il caso di riepilogare lo scenario delirante nel quale essa tramonta.

Mario Monti si accinge ad insediarsi a Palazzo Chigi. A volerlo con trepidante attesa non sono Napolitano né le sinistre né le destre né il suffragio universale ma Bruxelles e i mercati. D’altronde, il commissario europeo, Herman Van Rompuy – parlando al segretario del Pdl, Angelino Alfano, – è stato definitivo: ‹‹Il vostro tempo è scaduto lunedì. All’apertura dei mercati, se non avete risolto con Monti, ci sono grandi banche internazionali pronte ad offrire quantità impressionanti di titoli di Stato italiani››. In sintesi: o Monti o l’eutanasia finanziaria tramite spread.

Ora, Monti è il prescelto per restituire credibilità politica all’Italia, che è poi la ragione per cui i mercati non si fidano. Lo farà, si pensa, con un Esecutivo tecnico, non politico, radunato in quattro e quattrotto, che in sé nega e sospende in buona parte le norme costituzionali, democratiche e quindi politiche del Paese. Il tutto mentre una coalizione di centrosinistra, che potrebbe stravincere alla prossima turnata elettorale, non desidera il voto anticipato e un centrodestra quasi alla frantumazione interna vuole andarci pur sapendo di perdere. Mica finita.

Parlamento – Super Mario dovrà, in pochi mesi, attuare tutte le riforme attese da 40 anni e promesse dall’ex premier Silvio Berlusconi negli ultimi 20. Per portare a compimento il lavoro, il nuovo presidente del Consiglio non eletto avrà l’obbligo di passare per il voto parlamentare, ottenendo la maggioranza di quelle stesse forze politiche che, fino a l’altro ieri, si sono prese a schiaffoni nel tentativo di ostacolarsi a vicenda. Ricapitolando: si tratta di far digerire la patrimoniale al Pdl, la riforma delle pensioni alla Lega, le liberalizzazioni, privatizzazioni, dismissioni del capitale immobiliare pubblico, riduzione del pubblico impiego, riduzione degli stipendi statali, revisione dello Statuto dei Lavoratori e quanto altro al Pd, IDV, parti sociali e pure al Sel di Nichi Vendola, che in Parlamento manco c’è ma già ci si sente e perciò ci tiene a dire la sua. Ancora non è finita.

Programma – Durante le consultazioni al Colle, i vari partiti sono stati tenuti a dichiarare in mezza gionata se accettavano Monti quale prossimo premier senza, tuttavia, che questo abbia ancora presentato un programma. Perciò, in concreto, ognuno si è espresso sulla fiducia o la sfiducia. Ma la fiducia è comunque vincolante, pena la furia omicida della Ue, il che ha reso tutto l’iter costituzionale una mera formalità, una volta di più. Senza contare che Monti è attualmente premier ma con riserva ed essa consiste nel come le forze politiche si comporteranno da questo momento in poi. I presupposti sono già confusi: Pd e Terzo Polo hanno detto sì al nuovo primo ministro; IDV ha accettato ma con la libertà di valutare il programma tappa per tappa; la Lega ha rifiutato e rilanciato il Carroccio di lotta e il Pdl è sulla via del sì ma vuole garanzie

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Herman Van Rompuy

che non vi saranno politici tra i nuovi ministri. E le consultazioni non sono ancora terminate.

Indignati – Tutto ciò avviene sotto lo sguardo colmo di felicità degli indignados una parte dei quali, due sere fa, si è radunata nelle piazze adiacenti a Palazzo Chigi e al Quirinale per prendere a male parole l’ex premier mentre entrava al Colle a rassegnare le dimissioni.

E’ la medesima gente che per 5 lustri ha accusato Berlusconi di: attentare alla democrazia della nazione, alla libertà della popolazione, aggredire la Costituzione, imporre la dittatura mediatica, economica, aziendale, e altre simili scemenze. Che pure dovevano esserlo, giacché i contestatori di professione hanno gioito per la fine di un Esecutivo eletto regolarmente ed hanno esultato per un l’instaurazione di una tecnocrazia di banchieri, espressione di quella Finanza autoritaria che, meno di un mese fa, molti di loro hanno abiurato con la manifestazione di piazza a Roma lo scorso 15 ottobre. Quella che è finita con Er Pelliccia che lanciava estintori e i compari che distruggevano la Capitale.

Tenuto conto del panorama, si porgono a Monti i migliori auguri di buon lavoro. Ne avrà bisogno. Indipendentemente dal fatto che il suo Esecutivo arrivi al 2013 o si concluda prima. Ben sapendo che, ormai, anche per andare alle urne anticipate in primavera dovremmo chiedere il permesso a Bruxelles. E questa è davvero la cosa più inaccettabile di tutte.

Chantal Cresta

Foto || ansa.it

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