Monte Paschi di Siena, Vigni interrogato per otto ore

Rocca Salimbeni è al centro di uno scandalo che avrà grandi ripercussioni giudiziarie

Siena – Otto ore di interrogatorio serrato, per avere un quadro più chiaro dello scandalo Monte Paschi di Siena e dei danni provocati dalla scellerata operazione di acquisizione di Banca Antonveneta nel 2007, prima cioè che scoppiasse la crisi dei mutui subprime. I pm Natalini, Nastasi e Grosso hanno sentito nel corso della giornata di ieri l’ex direttore generale della banca senese Antonio Vigni, dalle 10 alle 19 senza sosta, per capire da quest’uomo, che ha lavorato nell’istituto senese per decenni, quale fosse il modus operandi della dirigenza.

Vigni, da quanto è trapelato, ha collaborato attivamente con la magistratura, che lo accusa (insieme a Mussari) di concorso in manipolazione del mercato, relativamente a dichiarazioni e mosse di mercato per far variare al rialzo il prezzo delle azioni di Antonveneta, nel corso dell’operazione di acquisto che, a fronte di un fatturato della banca di circa cinque miliardi, sarebbe costata almeno nove miliardi.

L’operazione, in ogni caso, ha lasciato tracce molto forti sul bilancio di Monte Paschi, e alla chiusura dell’anno fiscale 2012, il bilancio era in perdita per oltre 700 milioni di euro, equamente ripartiti tra le operazioni Santorini, Alexandria e Nota Italia. Sono questi i nomi dei derivati – titoli con margini di profitto enormi, ma esposti alle fluttuazioni del mercato e dunque altamente speculativi – attraverso i quali si è tentato di aumentare le risorse finanziarie per ottenere dal Banco Santander – che l’aveva acquistata due mesi prima dagli olandesi di Abn Amro – la cessione di Antonveneta.

Mentre l’attività giudiziaria prosegue, la Guardia di Finanza, su disposizione degli stessi magistrati, ha dato il via a una serie di sequestri preventivi su conti correnti per un totale di oltre 40 milioni di euro, particolarmente sui conti degli ex-responsabili del settore finanziario Baldassarri e il suo vice Toccafondi. L’atto si è reso necessario per garantire un recupero, seppure parziale, del denaro perso dagli investitori, che hanno subito gli effetti del calo del titolo a Piazza Affari, e per bloccare parte della liquidità investita illecitamente.

Stefano Maria Meconi

@_iStef91

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