Montauk Hotel: stanza numero 015 – I fantasmi di Hollywood

ghostbusters hollywood mtv com

I Ghostbusters (Foto via: mtv.com)

Nelle ultime settimane il web ha proposto alcune nuove indiscrezioni riguardanti un terzo capitolo della saga dei Ghostbusters, un film che ormai è diventato un tormentone ventennale, tra conferme, smentite, indiscrezioni e falsi scoop. L’ennesima news a riguardo ipotizzava in particolare un eventuale nuovo capitolo (o addirittura un reboot) degli Acchiappafantasmi tutto al femminile: un quartetto di (sicure) bellezze impegnate a combattere contro i fantasmi che infestano New York. Una soluzione bizzarra secondo molti, ma probabilmente inevitabile, data l’ormai veneranda età del cast originale e la recente scomparsa di Harold Ramis, l’indimenticabile Egon.

MA… PERCHÈ? – La domanda sorge spontanea: perché insistere nel voler proporre un terzo capitolo di una saga vecchia ormai di venticinque anni (del 1984 il primo film, del 1989 il seguito)? Non sarebbe meglio spremersi le meningi e partorire un nuovo soggetto che possa ricalcare la formula fantascienza + umorismo + azione che ha fatto la fortuna dei Ghostbusters, senza necessariamente proporre un nuovo capitolo, che rischierebbe di concretizzarsi in un clamoroso flop o comunque in un colossale snaturamento dei motivi della saga originale?

Sì perché ci sono diversi aspetti da non sottovalutare che trasformerebbero un episodio dei Ghostbusters ambientato ai giorni nostri in qualcosa di totalmente fasullo: i Ghostbusters sono un prodotto tipicamente ‘80s, dove non esistevano cellulari, social network, personal computer, smartphone, stampanti 3D e via dicendo. Un nuovo capitolo ambientato oggi rischierebbe di trasformarsi in un concentrato di tecnologia ai limiti con il cyberpunk, che tralascerebbe tutta la componente grottesca dei film originali, snaturandone l’immagine: gli zaini protonici usati dal quartetto per combattere i fantasmi sono pesanti, ingombranti e difficili da trasportare. Allora però erano ben inseriti nel contesto tecnologico di inizio anni ’80. Oggi delle apparecchiature così scomode risulterebbero ridicole e dilettantesche. Che senso avrebbe poi cambiare il cast, perfettamente bilanciato tra l’ironia di Bill Murray, la semplicità di un paffuto Dan Aykroyd e la simpatica “secchionaggine” del compianto Harold Ramis? Un terzo episodio della saga avrebbe dovuto essere girato all’inizio degli anni ’90. Ormai è troppo tardi.

Senza contare che il pubblico di un nuovo capitolo sarebbe composto da un misto di 30enni e 40enni, da coloro i quali sono cresciuti con i primi due film, e che assisterebbero a un nuovo capitolo con un misto di nostalgia per il tempo passato e di rabbia per un nuovo film che con gli storici capitoli della saga avrebbe ben poco a che vedere. E la lista di motivi che spingerebbero qualsiasi fan dei Ghostbusters a pregare perché non venga realizzato un nuovo episodio è pressoché infinita.

PROFONDA CRISI – Riflettendo sul problema, questo tentativo ostinato di produrre un terzo capitolo dei Ghostbusters ben si inserisce nella tendenza della Hollywood odierna di partorire lunghe saghe di azione e fantascienza composte da tanti episodi quanti i successi al botteghino permettono. Di esempi ce ne sono a bizzeffe: i quattro Transformers (2007, 2009, 2011, 2014), di cui ci si domanda se qualcuno ne sentisse veramente il bisogno; la trilogia di Spider Man diretta da Sam Raimi (2002, 2004, 2007), a cui bisogna aggiungere i due episodi più recenti diretti da Marc Webb, per la quale basta dare un’occhiata divertita all’ironico ma azzeccato finto-trailer montato da Honest Trailers per capire l’esilità di una sceneggiatura ripetitiva, scontata e stancante; per finire con la fortunata serie di Jack Sparrow, avviata da La Maledizione della Prima Luna (2003, 2006, 2007, 2011), in un crescendo di azione ed effetti speciali che corre parallelo a una progressiva spremitura e depauperazione del soggetto. Un discorso questo che purtroppo non vale solamente per i soggetti di fantascienza e azione, come testimoniato ad esempio dalla trilogia The HangoverUna notte da leoni (2009, 2011, 2013), caratterizzata da un primo film simpatico, originale e ben riuscito, seguito però da due autentiche fotocopie.

Questo florilegio di sequel testimonia un’aridità preoccupante di idee che affligge la Hollywood dei giorni nostri e una masochistica tendenza a spremere un soggetto fino a quando questo possa par fruttare soldi. Non vale la pena nemmeno di citare gli svariati rifacimenti e reboot che sono stati proposti negli ultimi anni, con risultati penosi in termini di buona riuscita (si vedano i casi di Total Recall e Robocop), che a fronte di un buon successo commerciale si segnalano per una totale perdita del fascino dei loro (spesso nemmeno troppo) antichi predecessori.

ORA BASTA! – È giunto il momento di smetterla con questa mitragliata di inutili sequel e forzati rifacimenti. È possibile che Hollywood non riesca più a partorire un film che unisca l’azione con la fantascienza in maniera originale? Allargando e generalizzando il discorso, ci si chiede dove siano finite le storie che fino a pochi anni fa ci hanno fatto emozionare, commuovere e divertire. Dove sono finite le sceneggiature originali e sorprendenti che Hollywood ha sempre saputo proporre? Dove sono finite le grandi commedie che fino a pochi anni fa ci facevano ridere e sorridere? Dove sono i nuovi Billy Crystal, Meg Ryan, Tom Hanks? Non vogliamo e non possiamo accontentarci di un Adam Sandler con la faccia da sberle che non fa ridere più nessuno (ha forse mai fatto ridere?) e di una Cameron Diaz il modalità milfona rifatta che invecchia male. Dove sono finiti grandi film d’azione che fanno epoca? Basta con sequel, reboot, rifacimenti, e via dicendo: Hollywood, spremiti le meningi, perché con tutta sincerità, il tuo fascino ti sta abbandonando.

Alberto Staiz

@AlStaiz

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