Montauk Hotel, stanza 011. Il cinema ‘travestito’

Il nostro Montauk Hotel ci ricorda come il cinema affronta il delicato tema del travestitismo attraverso sia lacrime che sorrisi

Non esiste cosa, nel mondo dello spettacolo, più ovvia e scontata del travestirsi. Il travestimento, infatti, così come la Maschera, prende sotto braccio l’attore per aiutarlo nell’interpretazione. C’è chi si traveste da maschera tipica, quale Pulcinella o Arlecchino, chi da più giovane, chi da più vecchio. Esiste, però, un tipo di travestimento che non tramonta mai, poiché la sua polemica sociale è, purtroppo, sempre attuale: travestirsi nel sesso opposto. Il cinema, da quello italiano a quello internazionale, è pieno di pellicole che si basano sul gioco del cambiamento di sesso, dal trash al musical, dalla commedia al film drammatico.

Un fotogramma da "A qualcuno piace caldo" (diregiovani.it)

Un fotogramma da “A qualcuno piace caldo” (diregiovani.it)

IMPORTANZA DELL’IMMAGINE - Guardandoci intorno, ci accorgiamo quotidianamente che il mondo è variegato di ossessioni. Prima fra tutte quella dell’immagine. Un’ossessione che impone a persone modi di mangiare devastanti; che obbliga una ragazza, fin da piccola, a conoscere i trucchi per mostrare il suo viso simile a quello di una ragazza su una copertina di un giornale (anche se non ha bisogno); che costringe persone a fare sport ai limiti della sopportazione, con la scusa che ciò “fa bene”. Cosa accade, però, quando non si ha l’immagine giusta?

La risposta più corretta sarebbe “nulla”, ma sappiamo bene che non è così. Sappiamo tutti che in alcuni locali si entra solo se si è vestiti in un determinato modo. L’immagine, però, non è solo data dagli abiti o dalla linea. In alcune situazioni, infatti, appartenere ad un sesso può considerarsi uno svantaggio. Il cinema ha più volte reso omaggio a queste situazioni, che hanno richiesto agli interpreti una forte prova d’immedesimazione.

SAPERE DI ESSERE SE STESSI –  Esistono tre forme d’interpretazione del sesso opposto, ognuna corrispondente ad un grado sempre più difficile d’interpretazione. Al primo posto troviamo il “travestitismo per necessità”, cioè un personaggio che per un lavoro, per una necessità o per scappare dalle grinfie di un pericolo, si traveste nel sesso opposto, ben cosciente però di appartenere al proprio sesso.

Vicende che possono variare dal tragico al comico, dalla pellicola lacrimevole alla semplice commedia. Tra i film più celebri, si può citare Robin Williams nei panni dell’anziana e saggia Mrs Doubtfire del ‘93; Glenn Close in quelli del maggiordomo Albert Nobbs del 2011, per il quale ricevette la sua sesta nomination all’Oscar; e Whoopi Goldberg nella commedia Funny Money del ‘96, dove la donna è costretta ad inventarsi un socio d’affari, e poi ad indossarne i panni, pur di entrare nel mondo di Wall Street.

A questa categoria, spesso, si uniscono storie d’amore. Da citare, tra le pellicole più celebri, Il diavolo è femmina del ’35 con l’intramontabile Katharine Hepburn; la triste pellicola del ‘93 La ballata di Little Jo con Suzy Amis; il drammatico La papessa Giovanna del ‘72 con Liv Ullman e un rifacimento del 2009, dello stesso argomento, del romanzo di Donna Woolfolk Cross, La Papessa con Johanna Wokalek; Toosie del ‘82 con Dustin Hoffman; e A qualcuno piace caldo del ’59 con il fantastico trio Jack Lemmon, Tony Curtis e Marilyn Monroe.

La trasformazione di John Travolta per "Hairspray"(afamily1.vn)

La trasformazione di John Travolta per “Hairspray”(afamily1.vn)

A questo genere appartengono anche dei musical, come Yentl del ’83, di e con Barbara Streisand, e Victor Victoria del ’82 con la grande Julie Andrews, nei panni di una donna che si vede costretta a fingersi un uomo a cui piace ballare e cantare vestito da donna; saghe televisive, come il primo episodio di Fantaghirò; e i lungometraggi animati, come Mulan della Walt Disney.

Anche il cinema italiano è attivo in questa categoria di film. Oltre a pellicole come Belli freschi del ’87 o altri film trash, da citare c’è Johnny Dorelli in A tu per tu e le mille interpretazioni di Totò, che si traveste più volte da donna per scappare o per imbrogliare qualcuno, già dal primo Fermo con le mani!, e poi ancora Fifa e arena, Figaro qua, Figaro la, Siamo uomini o caporali?, Totò Eva e il pennello proibito, Totòtruffa 62, Lo smemorato di Collegno e Totò contro i 4.

IL SESSO OPPOSTO – Al secondo livello c’è il “travestitismo totale”, cioè quando un attore interpreta un personaggio di sesso opposto. Il suo livello intermedio è dovuto al fatto che, spesso e volentieri, l’interpretazione è frutto di stereotipi o di una forte esagerazione della caratterizzazione del sesso opposto. Da citare ci sono Peter Sellers ne Il ruggito del topo del ‘59, dove uno dei suoi tre personaggi è una donna; Orlando del ‘92 dove non solo Tilda Swinton interpreta il protagonista uomo, che poi si trasforma in donna, ma troviamo anche lo scrittore Quentin Crisp che indossa i panni della Regina Elisabetta I. Più lunghe e difficili, sono da citare John Travolta nei panni di una splendida Edna Turnblad nel musical Hairspray del 2007, dove l’attore balla e canta nei panni di una donna grassa più di 100 kg; e Felicity Huffman nei panni di una transessuale in TransAmerica del 2005, dove un’attrice donna, interpreta un uomo che è divenuto una donna.

Tra i film italiani, possiamo citare nuovamente Totò, che interpreta tre volte una donna: la madre di se stesso ne Il più comico spettacolo del mondo, la zia di se stesso (con tanto di baffi) in Totò e Peppino divisi a Berlino e, per finire, Tòtò Diabolicus, nel quale interpreta otto personaggi, tra i quali la baronessa Laudomia.

Sempre tra i grandi del passato, ci sono Aldo Fabrizi in Papà diventa mamma del ’52, anche se l’attore si comporta enfatizzando gli atteggiamenti di una donna; e Vittorio Gassman nell’episodio La musa del film I mostri del ’63. Tra i più recenti, ci sono Massimo Ceccherini e Nando Paone, nella parte di due zie in A ruota libera del 2000 di Vincenzo Salemme.

LA VOGLIA DI NON ESSERE – Come ultimo grado di interpretazione c’è il “travestitismo per volontà”, cioè un personaggio che volontariamente sa di appartenere al proprio sesso ma preferisce indossare i panni e comportarsi come il sesso opposto. La difficoltà, rispetto ai gradi precedenti, sta nella capacità dell’interprete di convivere con due realtà: la natura del proprio essere e la volontà di essere qualcos’altro. Le pellicole che si occupano di questo genere spesso trattano temi legati all’omosessualità. I personaggi di questa categoria sono stati interpretati da molti attori.

Hilary Swank in "Boys don't cry" (ilarge.listal.com)

Hilary Swank in “Boys don’t cry” (ilarge.listal.com)

Tra i film più celebri c’è certamente Il Vizietto del ’78, con Ugo Tognazzi e un fantastico Michel Serrault. Oltre ad Almodovar, che basa la maggior parte della sua cinematografia sull’argomento, si pensi ai molti film che trattano dei drag king e delle drag queen e della società che non sempre li accetta. Ci sono commedie, come A Wong Foo, grazie di tutto! Julie Newmar del ’95, dove tre drag queen (una delle quali interpretata da Patrick Swayze) vanno ad Hollywood per il premio dell’anno; o musical come Priscilla, la regina del deserto del ’94, con Terence Stamp, Guy Pearce e Hugo Weaving; e film più seri, come l’americano Flawless-Senza difetti con Robert de Niro e Philip Seymour Hoffman del ‘99, il belga La mia vita in rosa del ’97, o l’italiano Viola di mare del 2009. La capacità d’interpretazione di questo genere di personaggi ha spesso anche fatto vincere agli attori degli Oscar: tra questi ci sono William Hurt ne Il bacio della donna ragno, Hilary Swank nel tragico Boys don’t cry, e il premio di quest’anno Jared Leto in Dallas Buyers Club

Film di denuncia, di comicità, di spettacolo o di passione, appartengono tutti a un grande genere, spesso sottovalutato, ma sempre sulla cresta dell’onda, poiché dimostra quanto, malgrado passino molti anni, i pregiudizi mentali del mondo non riescono ad evolvere insieme alla tecnologia e alla scienza. Ci insegnano a conoscere le persone e a non basarci sempre e solo su quell’immagine che, come diceva Whoopi Goldberg in Funny Money, « (…) è una cosa ambigua perché sotto l’immagine giusta magari c’è quella sbagliata, e sotto quella sbagliata magari c’è proprio la persona che state cercando».

(Foto: afamily1.vn / diregiovani.it / ilarge.listal.com)

Francesco Fario

 

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