Montauk Hotel, stanza 010. Musica visiva e neoclassica nel visual kei

Di rientro al nostro Montauk Hotel, apriamo una prima stanza nipponica. Direttamente dall'oriente spopola il visual kei. Vediamo di cosa si tratta

visual kei

Gli X japan (wikia.nocookie.net)

L’ammaliante e fiorente ondata visual kei, prodotto artistico-musicale totalmente “made in Japan”, non accenna a rallentare la sua espansione nonostante cresca rigogliosa dagli anni Ottanta.

VISUAL KEI: MAGIE SONORE DALL’ORIENTE - Questo movimento eclettico e totalizzante è vissuto lontano dalle scene occidentali per la maggior parte della sua esistenza,  approdando massicciamente in Europa solo a partire dagli anni Duemila. I meccanismi che hanno ritardato la diffusione del visual kei nel circuito europeo sorgono come risposta ad alcune eclatanti peculiarità del genere, riscontrabili nel modus operandi di molti musicisti figli dello “stile visivo”.

BRANI IN GIAPPONESE: BARRIERA MEDIATICA? Fra i principali ostacoli alla completa internazionalizzazione del genere spicca il prevalente ricorso ai testi in giapponese da parte dei numerosi proseliti del visual kei. Tale convenzionale scelta causa una considerevole interferenza mediatica fra il messaggio lanciato dai musicisti e il pubblico che non mastica la lingua “nipponica”. Non a caso, il visual kei è fluentemente notorio all’interno delle cerchie abitate dagli appassionati di manga e cosplay i quali, avvicinandosi con più oculatezza ad alcune delle arti visive e musicali del “Paese del sol levante”, sviluppano talvolta una spiccata dimestichezza nella traduzione dei kanji e una relativa dose di curiosità nei confronti della cultura giapponese in generale.

MELODICAMENTE LONTANI DAGLI STANDARD OCCIDENTALI - Oltre ai testi in lingua madre, anche le strutture melodiche dei brani si allontanano dalle convenzionali sonorità familiari all’orecchio occidentale. Tale processo causa talvolta una laboriosità auditiva per il mondo dell’ovest che si trova costretto a compiere uno sforzo di comprensione dinanzi alle musiche “visual”, le cui influenze spaziano dal metal alla musica colta, dal gothic al folk, dalla new wave all’industrial.

L’OMBRA DELL’OCCIDENTE SUL VISUAL KEI - Alcuni musicisti del visual kei emulano fortemente le linee guida del rock statunitense, seppur continuando a mantenere alcuni tratti distintivi della cultura giapponese. Tra i padri fondatori del genere, gli X Japan sono considerati a metà strada fra gli ipotetici  Guns’n’Roses o Iron Maiden d’Oriente e, nella loro ventennale carriera, hanno miscelato il glam statunitense all’heavy britannico, condendo il tutto con una frizzante verve genuinamente nipponica. Incoronandoli come gli ideatori del termine visual kei, gli X Japan si sono anche distinti per una profonda attenzione per l’estetica che, negli anni Ottanta, è sfociata in uno style affine all’hair metal, riletto però in chiave futuristica.

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I Malice Mizer (gactpause.files.wordpress.com)

ARTE VISIVA E RICERCATEZZA ESTETICA - La cura, quasi maniacale, per l’aspetto del musicista ha contrassegnato il visual kei per tutta la sua esistenza, evolvendosi in una particolare tendenza promossa da alcuni protagonisti del genere, i cui look estremi e alquanto ingegnosi sono stati investiti da un’aura mitica. Dall’incontro fra il metal neoclassico, il j-rock, la new wave e il gothic metal, nel 1992 nasce una delle band più esemplificative, per immagine e sonorità, del visual kei. I Malice Mizer, gruppo ipnotico, irriverente e squisitamente sperimentale, viene fondato a Tokyo da Mana e Közi, due musicisti visionari che cavalcano oltre le linee di confine dell’immaginazione collettiva.

MALICE MIZER: VISUALMENTE OLTRE I CONFINI DELL’IMMAGINARIO – La loro musica, impalpabile, eterea, fuori controllo, viene accompagnata da figure e leggende provenienti dal mondo dell’altrove, dove la fantasia regna sovrana sulle altre lande dell’animo umano. Oscuri e contorti, i Malice Miser indirizzano la propria musica verso la ricerca dell’essenza umana, riassunta sotto l’ombra di due entità controverse: malizia e miseria. Eleganti, sfarzosi  e decadenti, le loro sonorità affondano nel gothic-industrial sfiorando il metal neoclassico, mantenendo una perenne tensione tra il diabolico e la purezza.

IL METAL NEOCLASSICO E IL MITO SETTECENTESCO - Fiabeschi e oltremodo sognatori, i Malice Mizer hanno indirizzato una branca del visual kei verso la tendenza neoclassica, ispirandosi sia alla musica colta che all’abbigliamento settecenteschi. Importante il loro ricorso alla lingua francese per alcuni titoli e testi della breve, seppur intensa, discografia. Innalzando il passato su di un mondo astratto, retto da poesia e utopia, i Malice Mizer hanno rievocato, con il loro particolarissimo punto di vista, lo sfarzo della corte francese di Luigi XVI, unendo l’abbigliamento e la musica dell’epoca con delle influenze futuristiche e visivamente stravolgenti.

BEL AIR: UN CANTO DAL MONDO DELL’ALTROVE - Il video di Bel Air, brano estrapolato dal disco Merveilles del 1998, riassume il concept della band in una storia onirica che tesse le avventure di un personaggio caduto in un profondo sonno, grazie al quale ripercorre alcune tappe di una vita immaginaria. Il suono di un magico carillon accompagna dolcemente la storia del protagonista, iniziante con l’apertura di un misterioso baule gettato in un fiume impetuoso per proseguire nel mondo interiore, spaziando dall’idillio di una coppia innamorata distesa sul prato alla sacralità astratta di una chiesa inquietante, nella quale suonano i Malice Mizer in costume.

I Malice Mizer non abbandonano l’aura neoclassica neanche in Illuminati, brano del 1998 che racconta, in chiave industrial, il gioco delle perversioni sessuali nel quale prendono posto anche vampiri, feticisti e giullari. L’organo che accompagna Illuminati svela un brioso collegamento fra passato e presente, viaggiando fra i meandri più occulti della mente umana.

ADDENTRANDOSI NEI MITI DELL’ANCIEN RÉGIME -  I Lareine, altro pilastro portante della fucina visual kei neoclassica, si sono ispirati all’universo settecentesco francese con un rigore ancora più ferreo dei Malice Mizer.  In attività dal 1994 al 2007, i Lareine hanno rievocato la saga di Lady Oscar, indossando i costumi dei personaggi narrati dal fumetto Le rose di Versailles. Romantici e nostalgici sino all’ultimo riff, le loro performance uniscono un j-rock estatico all’interpretazione di fattezze e movenze  del celebre manga di Riyoko Ikeda.

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I Lareine (geocities.ws)

MUSICA E IMMAGINE: UN CONNUBIO INDISTRUTTIBILE - Senza tempo e leggiadri come una piuma, fra le inquadrature dei video o sui loro sfarzosi costumi è sempre presente almeno una rosa, fiore simbolico che muove il concept della band. A coronare il loro imperturbabile legame con il mondo della fantasia, i video di brani come Metamorphose e Fleur offrono un quadro esaustivo della fondamentale interdipendenza fra musica ed estetica, le quali percorrono il medesimo e complesso percorso dialogico.

I VERSAILLES: EREDI MANIERISTI DEL NEOCLASSIC METAL – Kamijo, frontman dei Lareine, ha fondato nel 2007 i Versailles, gruppo neoclassical e symphonic metal con il quale ha perfezionato  il progetto di fusione, sonora e visiva, di passato e presente. Affini al tecnicismo manieristico dell’insuperabile Yngwie Malmsteen, i Versailles hanno elevato la tendenza neoclassica dei visual kei su di un piano ineccepibile, curando estremamente la stilistica musicale e il look settecentesco, ricercando nella loro arte una manifestazione estrema della bellezza in senso estetico.

VISUAL KEI COME RICERCA DI BELLEZZA E PERFEZIONE - I cinque musicisti indossano dei costumi simbolici, con i quali si identificano in un determinato personaggio di fantasia, senza mai abbandonarlo. Il cantante Kamijo recita il ruolo di vampiro, Teru, seconda chitarra, è un principe bambino, Hizaki, chitarra solista, è una principessa, Yuki, batterista, è un cacciatore di anime e Jasmine You, chitarrista da poco venuto a mancare, era una strega. La band, scioltasi nel 2012, ha prodotto cinque magistrali dischi nei quali ha coltivato, con raffinatezza e raro talento , il retaggio del girone visual kei neoclassico. L’oculata cura per l’estetica ha inoltre ingannato molti fan dei Versailles: nonostante si vestissero con sfarzosi abiti d’epoca destinati alle donne e con tanto di corsetto, Hizaki e Jasmine You erano degli uomini a tutti gli effetti. Anche Mana dei Malice Mizer, oggi passato ai Moi Dix Mois, era solito indossare capi femminili durante le sue performance.

VISUAL KEI OGGI: LA PROSPETTIVA OCCIDENTALE - Il visual kei dei tempi contemporanei vanta centinaia di band-adepte, molte delle quali perdurano nel curare alla perfezione il proprio look, molto spesso avvicinandosi alla moda steampunk e industrial. L’esasperata tendenza a far confluire mimica, estetica e musica nella performance di una band visual kei sfiora dei livelli talvolta inconcepibili dalla cultura occidentale, dove tale indole resta accerchiata in alcuni ambienti di nicchia. Il musicista tende quindi a raggiungere la perfezione artistica nella sua interezza, trasformando la musica in una forma comunicativa che sollecita occhio, orecchio e spirito.

L’influenza neoclassica, intrisa di una imperniante sfumatura nipponica, denota la presenza significativa di una fonte creativa nel visual kei che continua ad attingere spunti sonori da uno dei più ricchi patrimoni della cultura musicale occidentale, interpretandola però con una caratteristica visione orientale. La musica diventa una costola dell’arte totale, rispolverando il retaggio lasciato dall’antico teatro simbolico Nō.

Genere talvolta ostico per gli ascoltatori occasionali, il visual kei offre una sorgente di piacere a trecentosessanta gradi, coinvolgendo le arti limitrofe alla musica al fine di originare un turbinio di colori, emozioni e misteri che fuggono come un soffio di vento, lasciando alle spalle un sospiro di seduzione e meraviglia.

(Foto: wikia.nocookie.net / gacktpause.files.wordpress.com)

Rachele Sorrentino

@rockeleisrock

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