“Monster”: il nuovo album dei Kiss

Esce oggi nei negozi il nuovo album in studio dei Kiss. La band di New York si ripropone, a tre anni di distanza dall’ottimo Sonic Boom, con Monster, ventesima fatica discografica per una band immortale che sembra non sentire il passare degli anni. La premiata ditta formata da Paul Stanley e Gene Simmons rappresenta una delle coppie più solide e prolifiche della storia del rock. Gli altri due membri originali, Peter Criss e Ace Frehley, sono latitanti ormai dal tour di Psycho Circus di una dozzina di anni fa e ad affiancare la coppia storica ci sono ora Eric Singer alla batteria e Tommy Thayer alla chitarra, musicisti maturi e dotati.

Le dichiarazioni dei componenti della band di qualche mese fa lodavano questo nuovo Monster, definendolo uno dei migliori album dell’intera discografia dei Kiss. Un’affermazione importante, considerando la vastità della discografia della band mascherata e la presenza all’interno di essa di numerosi album che sono entrati nella storia del rock. Ascoltiamo subito il disco per capire quanto possano essere vere queste parole.

 

Si parte con Hell or Hallelujah, primo singolo estratto: un concentrato di tutto quello che i Kiss sono in grado di fare, ovvero potenza, tiro, senso del groove, perfetta costruzione della canzone, esecuzione precisa e tagliente parte vocale di Paul Stanley, il quale incredibilmente possiede la stessa voce di 30 anni fa. Wall of Sound è costruita su un bel riff che ricorda i Kiss di primi anni ’90, e vanta un incedere di facile assimilazione e presa sull’ascoltatore. Freak sembra un estratto da uno qualsiasi degli album dei Kiss degli anni ’80. Bellissimo l’assolo di chitarra di Tommy Thayer.

La successiva Back to the Stone Age è potente e pulsante e il vocione di Gene Simmons spicca in un brano ben costruito e che può vantare un ottimo tiro. Uno degli apici del disco. Shout Mercy è un buon brano dal retrogusto 70’s, mentre Long Way Down è un ottimo mid tempo.

Gene Simmons e Paul Stanley (foto via: ew.com)

Eat Your Heart Out è un altro brano figlio degli anni ’80: catchy, ruffiano, e sapientemente costruito per far muovere il sedere dell’ascoltatore. Da segnalare un altro buon assolo di Tommy Thayer. The Devil Is Me è un brano potentissimo, costruito su un riff pesante come un macigno: basso modalità trattore e chitarre taglienti. La successiva Outta This World è un altro buon brano in perfetto stile Kiss, che non brilla però per originalità compositiva.

Si prosegue con All for the Love of Rock & Roll, cantata dal batterista Eric Singer: un concentrato purissimo di rock’n’roll anni ‘70/’80, prima di Take Me Down Below, altro ottimo brano potente e orecchiabile. Last Chance che chiude il disco: altro brano che ricorda molto il sound primi anni ’90 di un album quale Revenge.

Senza dubbio un buon album questo Monster, anche se non ci troviamo di fronte al capolavoro tanto sbandierato da Gene Simmons e Paul Stanley qualche mese fa: il precedente Sonic Boom del 2009 era qualitativamente superiore e più ispirato. Monster non sarà certo ricordato come uno dei migliori album dei Kiss, bensì come un buon prodotto che mantiene la band sugli standard qualitativi degli anni migliori. Una produzione eccellente, brani intelligentemente costruiti, e ancora tanta voglia di fare rock’n’roll. Colpisce la voce di Paul Stanley, sempre uguale da decenni e la maestria della coppia Simmons-Stanley in fase di arrangiamento e songwriting.

In mezzo a tutti i vecchi leoni (o cariatidi) che popolano il mondo del rock/metal (che dovrebbero auto pensionarsi per lasciare il posto alle nuove leve) i Kiss rappresentano comunque uno dei pochi casi di band ancora fresca, attiva, vitale, e al pieno delle potenzialità; in grado di sfornare album di qualità senza risultare delle patetiche caricature di se stessi.

Alberto Staiz

Foto homepage: http://dvdteka.wordpress.com

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