Mondiali Scherma: Israeliana in pedana? Tunisina costretta a non battersi

La politica e la religione non lasciano in pace nemmeno lo sport. Sconcertante episodio ai Mondiali di scherma, attualmente in corso a Catania: nel girone di qualificazione della spada femminile, l’atleta tunisina Sarra Besbes è stata costretta dalla propria federazione  a non battersi contro l’israeliana Noam Mills ed obbligata a salire in pedana solo per incassare le cinque stoccate che ne hanno decretato la sconfitta.

La federazione tunisina ha forzato la propria atleta a non battersi contro l’avversaria israeliana. La Besbes, tra le più forti atlete nordafricane, se non si fosse presentata in pedana sarebbe stata però squalificata, quindi all’atleta è toccata anche l’onta di un’umiliazione sportiva: Sarra è dovuta salire in pedana e rimanere immobile, per subire le cinque stoccate della Mills che hanno decretato la regolare fine dell’incontro. I giudici non hanno al momento potuto prendere provvedimenti, in quanto l’incontro si è svolto, per così dire, regolarmente.

Quella che però non è passata inosservata è stata la reazione delle due atlete: una volta toltesi la maschera, sia la Besbes che la Mills sono scoppiate in lacrime. La sconfitta della tunisina ha avuto la conseguenza di abbassarne il ranking nel girone e la sua successiva avversaria è stata la fortissima cinese Li Na. Inevitabile, a quel punto, l’eliminazione della Besbes.

Sarra Besbes, 22enne fa parte di una famiglia di schermidori. Non è musulmana e si allena a Parigi con l’azzurra  Nathalie Moellhausen. Proprio a parigi lo scorso anno la Besbes e la Mills si sono affrontarono al Mondiale, ma in quell’occasione le pressioni della federazione tunisina non ebbero la meglio, poiché si trattava di uno scontro ad eliminazione diretta.

Già domenica, però, l’intolleranza politico-religiosa aveva macchiato la rassegna sportiva. Il fiorettista iraniano Sayyad Ghambari Hamad si era infatti ritirato, dopo aver scoperto che nel suo girone di qualificazione c’era l’israeliano Tomer Or.

E pensare che c’è qualcuno che si ostina ancora a chiamarlo sport.

Francesco Guarino

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