Mondiali in Qatar: Amnesty International denuncia lo sfruttamento dei lavoratori

Il rapporto pubblicato da Amnesty International raccoglie le testimonianze dei lavoratori impegnati nella costruzione degli stadi in Qatar, all'interno dei quali verranno giocate le partite dei Mondiali del 2022

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Amnesty International estrae il cartellino rosso contro il Qatar: «violati i diritti dei lavoratori migranti» (foto: sana.sy)

«Gli abusi sui lavoratori sono una macchia sulla coscienza del calcio mondiale», così Amnesty International, con il rapporto pubblicato oggi, dal titolo “Il lato oscuro del bel “gioco, fa luce sullo sfruttamento al quale sono sottoposti gli operai impegnati nei lavori di costruzione per i campionati mondiali di calcio del Qatar, previsti per il 2022. Una competizione che, secondo quanto scritto nel rapporto, per ora sta rappresentando solamente un enorme sfruttamento di oltre duecento operai, perlopiù immigrati da Paesi quali Nepal, India e Bangladesh.

ABUSI E INTIMIDAZIONI - Il rapporto è stato redatto in base alle testimonianze rilasciate da circa 234 operai, 132 dei quali impegnati nella ricostruzione dello stadio Khalifa, che nel 2022 ospiterà una delle due semi-finali, e novantanove impiegati nell’area antistante il complesso sportivo adiacente, all’interno del quale Bayern Monaco, Everton  e Paris Saint-Germain si sono allenati lo scorso inverno. L’organizzazione non governativa ha così raccolto oltre cento denunce di abusi, dalle intimidazioni al mancato rilascio o rinnovo del permesso di soggiorno, fino alla confisca del passaporto.

PRIVAZIONI E RICATTI – Inoltre, il rapporto ha evidenziato le inumane condizioni degli alloggi in cui i lavoratori sono costretti a vivere, pagati meno di quanto pattuito all’inizio e spesso con considerevole ritardo. Inoltre, ottantotto lavoratori hanno denunciato di essersi visti negare il diritto di lasciare in Qatar, in base ad una norma dello Stato che vieta al migrante di cambiare lavoro o di lasciare il Paese senza il permesso del datore di lavoro.

L’ATTACCO ALLA FIFA – Secondo quanto riportato da Amnesty International, parte della responsabilità di tutto questo sarebbe anche della Fifa. «Nonostante cinque anni di promesse – ha dichiarato il Segretario generale dell’Ong, Salil Shetty, – la Fifa non ha fatto quasi nulla per far sì che i Mondiali di calcio del 2022 non venissero costruiti grazie allo sfruttamento del popolo migrante. Il mondo del calcio – ha aggiunto – non può chiudere gli occhi di fronte agli abusi nelle strutture e negli stadi in cui si giocano le partite. Se la nuova leadership della Fifa è seriamente intenzionata a cambiare pagina, non può permettere che un evento globale come il Mondiale si svolga negli stadi costruiti sull’abuso dei lavoratori migranti. Ora – ha concluso – è il momento che i leader del mondo calcistico, se non vorranno sentirsi complici di tutto questo, prendano la parola: che si tratti di squadre come il Bayern Monaco e il Psg o dei grandi sponsor come Adidas e Coca-Cola».

LA RISPOSTA DELLA FIFA – In giornata è arrivata anche la risposta della Fifa, che in un comunicato ha voluto chiarire la propria posizione sulla questione. «Siamo pienamente consapevoli dei rischi cui sono esposti i lavoratori in Qatar – fanno sapere da Zurigo –  e dell’opportunità che ha la Fifa, insieme alle altre parti in causa, per migliorare le condizioni lavorative nel paese. Restiamo convinti che l’attrazione unica e la visibilità globale del Mondiale siano un forte catalizzatore per un cambiamento significativo».

 

Carlo Perigli

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