Misure Monti: troppe tasse ma se la Ue cade l’Italia non deve apparire colpevole

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il Titolare del Lavoro Elsa Fornero e il premier Mario Monti

Roma – La stangata da 30 miliardi del premier Mario Monti è “impressionante”. Aveva ragione il Cancelliere tedesco Angela Merkel ad inarcare i sopraccigli dalla sorpresa e ora che le misure sono note, a fare “occhioni” sono anche le parti politiche alla maggioranza, Confindustria e i sindacati imbufaliti. Tutta gente che in buona parte esultava per le dimissioni di Berlusconi e ora sta piangendo per l’incarico di Monti.

Si capisce: tra le norme sicure finora annunciate spicca l’innalzamente dell’età pensionabile a 66 anni, il pagamento pro-rata contibutiva per tutti, aumento delle accise sui carburanti, l’introduzione dell’Ici-Imu allo 0,4% sulla prima casa, blocco per gli adeguamenti degli assegni pensionistici all’inflazione (escluse le pensioni minime), aumento delle imposte di bollo e via salassando. Normale che chi rappresenta porzioni d’elettorato e lavoratori non sia per nulla soddisfatto, ma viene da chiedersi cosa si aspettassero tutti da un “sobrio” economista imposto via ribaltone soft. E, soprattutto, viene da domandarsi perché il Governo del “rigore, della crescita e dell’equità” abbia prodotto misure condite con troppo rigore, poca equità e quasi nessuna norma per la crescita.

Non occorre una cattedra alla Bocconi per capire che se un paese è in recessione, la prima cosa da fare è alleggerire le imposte, favorire i consumi e reperire capitali tagliando ogni angolo superfluo dell’ingombrante corpaccione statale. E la cosa non deve essere sfuggita neppure al professore che la cattedra l’ha coperta insieme ad altri incarichi prestigiosi. Dunque, il problema è un altro.

L’euro - Monti non è a Palazzo Chigi per guidare il Paese ma per proporlo in sede UE. Egli non è e non si sente tenuto a vedere nei contribuenti il popolo elettore ma solo i membri di un’Unione che sta per crollare ed è in questa diversità di attenzioni che il rapporto tra Governo e il resto del mondo rappresentativo diverrà impossibile.

C’è un unico impegno che Monti sembra voler rispettare nei confronti dei suoi concittadini ed è il seguente: se o quando la moneta unica cadrà, la colpa non deve ricadere sull’Italia. Pena: far scappare qualsiasi tipo di investitore per il prossimo decennio.

D’altronde il premier è stato esplicito: i sacrifici sono indispensabili poiché, in alternativa, si creerebbe ‹‹una situazione di uno Stato insolvente, di un euro distrutto magari per infamia dell’Italia››. Una frase che potrebbe lasciare intendere: a) l’euro è ormai sul punto di cadere definitivamente; b) di conseguenza l’Unione è alla frutta; c) quando tutto crollerà, la Merkel e il presidente francese Nicolas Sarkozy saranno pronti a scaricare la responsabilità del default interamente sulla testa di Grecia, Spagna e Italia. Ma soprattutto su quest’ultima in quanto settima economia del Vecchio Continente. E c’è da credere che i due lo faranno con la stessa velocità con la quale domani si incontreranno nuovamente in uno dei loro vertici bilaterali al fine di decidere le sorti dell’Unione, forse ancora senza cavare un ragno dal buco e certamente ancora senza Italia presente. Tanto perché con Monti al Governo la credibilità era assicurata.

Se le cose stanno così, l’unico rimedio che può in effetti scongiurare lo scarica barile internazionale è una ipertassazione senza pietà. Metodo più veloce delle riforme strutturali annunciate per raggiungere il pareggio di bilancio entro il 2013 e per non concedere alibi di alcun tipo ai Merkozy.

Sia chiaro: questa manovra a suon di urla di dolore per convincere Bruxelles e la Bce che l’Italia non è la causa dei mali dell’Unione, non è una strategia. Al contrario.

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Angela Merkel Nicola Sarkozy

Se Monti riuscirà ad evitarci il discredito mondiale e la cattiva nomea di pessimi pagatori salvando le casse pubbliche, sarà per breve periodo.

Pagare tasse senza posa può solo aver l’effetto di azzoppare definitivamente l’economia nazionale senza possibilità di rimedio, il che significa arrivare al fallimento in ogni caso e le conseguenze per l’Unione saranno comunque devastanti. Insomma, se dal cappello del bocconiano non esce qualcos’altro e di meglio, malgrado i sacrifici, il torto della tracotanza franco-tedesca sarà sempre nostro.

Pare, però, che Monti non abbia altro. Il ministro del Lavoro, Elsa Fornero, e il ministro della Giustizia, Paola Severino, hanno già fatto sapere che, per il momento, l’abolizione degli ordini professionali non sarà fatta, la riforma della Giustizia civile non è urgente e la riforma del mondo del lavoro richiede più intesa con le parti sociali. Dunque? Solo tasse.

Chantal Cresta

Foto || ansa.it

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