Mistici Baustelle: ci salveremo disprezzando la realtà

Vita e morte. Amore, sesso e decadenza. L’enigmaticità del reale narrata con il personalissimo piglio del trio toscano. In un disco complesso, profondo e raffinato

di Chiara Collivignarelli

Baustelle

A dispetto dell’apparente immediatezza e dell’orecchiabilità di alcuni ritornelli, I mistici dell’Occidente, quinto e attesissimo album di inediti dei Baustelle, è uno di quei lavori che per essere compreso – o meglio, interpretato – richiede diversi ascolti e un’alta soglia di attenzione. Non solo per l’intrecciarsi continuo di riferimenti letterari e artistici che sono uno dei marchi di fabbrica della band, ma anche e soprattutto perché gli stessi Baustelle non hanno nascosto di considerare il disco un’opera ermetica. Complessa e spesso enigmatica tanto quanto la realtà che racconta, che poi non è altro che quella, spesso amara, del nostro tempo. Una realtà decadente e tuttavia mai del tutto priva di vie di fuga. Alle quali Francesco Bianconi, Rachele Bastrenghi e Claudio Brasini danno la loro personale interpretazione nei dodici brani che compongono l’album. Quasi un concept, profondo e intelligente, in cui il misticismo assume la forma dell’elevazione al di sopra di un mondo che non piace, pur senza evitare, al contempo, di immergercisi fino al collo, vivendolo e provando a comprenderlo fino in fondo. Il titolo dell’album rimanda esplicitamente alla monumentale e omonima opera dello storico delle religioni Ellémire Zolla, scovata da Bianconi in una libreria esoterica della sua (loro) Montepulciano, profonda provincia di Siena.

I primi, coinvolgenti, sei minuti de L’indaco – che parte con un lungo pezzo strumentale – mostrano la via maestra che conduce alla piena consapevolezza della realtà, intimando di cercare di fuggire dall’angoscia perché “al di là di Gibilterra”, “in fondo forse (ma solo forse, ndr) c’è un indaco mare”. La rockeggiante San Francesco racconta di un’adolescente che non riesce a trovare un senso alla vita, tra citazioni di Pasolini e il bisogno di ritornare alle cose semplici ed essenziali. Ma è con il brano che dà il titolo all’album, tra De Andrè e Jacopone da Todi, che il disco raggiunge uno dei suoi vertici assoluti: gli accordi da aria medievale delle strofe introducono la pura poesia del ritornello, che sancisce il manifesto e la linea guida dell’intero album: “ci salveremo disprezzando la realtà e questo mucchio di coglioni sparirà”.

Baustelle: I mistici dell'Occidente

Ne Le rane e Follonica ci sono la provincia e il senso di totale tristezza e al contempo di nostalgia struggente che può suscitare quando ci si affondano le radici. Si fa un po’ di sesso per sentirsi vivi – altro tema ricorrente – ma senza troppe illusioni. Nel primo singolo, Gli spietati, i tre strizzano l’occhio al cinema (molti, come già nei precedenti lavori, i richiami ad Ennio Morricone): il video che accompagna il pezzo è un caleidoscopio di anni ’70 ed esplicite e ironiche citazioni all’arte di Andy Warhol. Ne La canzone della rivoluzione viene sottolineato come il mondo che ci circonda non sia l’unico possibile, per quanto la sua amarezza spesso si sveli nella sua interezza: l’anagramma che si risolve da sé de L’estate enigmistica. Un disco bello e importante, che colpisce nel profondo, in cui c’è molto, dalla morte alla vita, passando attraverso molteplici sfaccettature e interpretazioni. La ballata di chiusura, con la calda voce di Rachele Bastrenghi, fa “dimenticare di essere soli da sempre”. E qual è – se non questa – la funzione dell’arte?

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Una risposta a Mistici Baustelle: ci salveremo disprezzando la realtà

  1. avatar
    MariaR. 13/08/2014 a 14:21

    Bastreghi, non Bastrenghi.

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