Ministeri al Nord: tra la Padania e l’Italia, la Lega turba il Colle

Umberto Bossi

Roma – Sarà per la ruvidezza paesana nei modi di molti dei suoi esponenti; sarà perché i raduni di Pontida ricordano vagamente le commedie guareschiane di Peppone e Don Camillo; sarà perché il leader, Umberto Bossi, non dimostra alcuna difficoltà – quando serve – a esprimersi con versacci, parolacce e dita medie rivolte al cielo ma, chissà perché, quando la Lega Nord porta avanti un progetto al di fuori delle aule dei Palazzi, in pochi la prendono sul serio. O quasi.

Sta accadendo di nuovo. La scosa settimana il Carroccio ha inagurato a Villa Reale di Monza, i ministeri (o i dipartimenti, la questione è ancora da chiarire) della Semplificazione e dell’Economia. Il baccano mediatico era inevitabile, ma pare che la stampa preferisca concentrarsi sulle immediate ripercussioni politiche infra-extra partitiche ovvero, le liason Pdl-Lega, Bossi-Berlusconi e Bossi-Maroni. Doveroso, certo. Solo che in questo modo la faccenda dei ministeri rischia di essere derubricata a semplice questione strategica in un momento di particolare congiuntura storica della maggioranza di Governo. Invece, è proprio la storia (quanto meno quella della Lega) che dovrebbe spingere a vigilare con attenzione il fenomeno lombardo.

Ministeri & Co. – Soprattutto perché il decetramento degli Uffici da “Roma ladrona” è sempre stato uno dei cavalli di battaglia leghista, come il federalismo fiscale. Tutte tappe centrali per l’attuazione di quel Federalismo padano, offerto da sempre al popolo verde, e che in questi ultimi tempi sta prendendo forma dopo un ventennio di attesa.

D’altronde il momento è propizio: il premier ha perduto il suo ruolo accentratore e ha bisogno della Lega più di quanto essa abbia bisogno di lui. Questa, a sua volta, ha urgenza di riproporsi alla base con i valori più tradizionali, per recuperare consensi.

Tuttavia la domanda resta: come si fanno a prendere sul serio, 3 stanze di 100 metri quatri, 3 scrivanie, 3 statuette di Alberto da Giussano, 3 arazzi raffiguranti in giuramento di Pontida, 4 divani e un bagno (ancora inagibile)? Difficile.

Però, guardiamo al passato: chi nel 1989 aveva preso seriamente la nascita del “partito confederale” che riuniva la Lega Lombarda – prima creatura dell’Umbertone – con tutti gli altri movimenti autonomisti veneto-padani? Chi non si fece quattro risate sotto o sopra i baffi pensando all’ex perito tecnico di Cassano Magnago che con il pugno alzato, davanti ad appena 500 anime sosteneva l’idea che «L’etnonazionalismo deve costituire un attacco al centralismo dello Stato»? E chi non prese per “smargiassate” (come le bollò Bettino Craxi) le dichiarazioni di Bossi, non ancora ribattezzato Il Senatùr, che annunciava l’ancora semi-sconosciuto groppuscolo leghista come «un partito di governo transitoriamente all’opposizione»? In tanti. Quasi quanti erano coloro che sghignazzarono alla discesa in campo del parvenu della politica, Sivio Berlusconi. Cavalli perdenti, si diceva, tra un sorrisetto e l’altro. Poi hanno stravinto. Per 20 anni. E adesso il federalismo è in atto e tutti hanno smesso di ridere.

Napolitano – Il presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, tutto questo deve ricordarselo bene. Ecco perché non ha perso occasione per manifestare la propria preoccupazione intorno ad una “capitale diffusa o reticolare su tutto il territorio nazionale”. Concetto che parafrasato dal gergo quirinalizio vale come la seria presa d’atto che il Carroccio ciò che dice, presto o tardi, lo fa. Da sempre.

Lega Nord – Dunque, c’è ben poco da sottovalutare, anche perché il Senatùr non ha intenzione di fare passi indietro. Al contrario. E perché dovrebbe? Non essendo il presidente del Consiglio non ha necessità di interloquire personalmente con il Colle e, male che gli vada, sarà ricordato dai fedeli come il promotore di una svolta ardita ed epocale della politica italiana. Insomma, avere 3 stanze arredabili istituzionalmente in un non ben precisato futuro, è meglio di niente. Intanto la Padania è

Roberto Maroni

fatta! Ora bisogna fare i Cantoni.

Maroni – Ma c’è un ma, incarnato dal ministro dell’Interno, Roberto Maroni, il quale ora spicca per l’assenza. Sui ministeri al Nord, non proferisce parola. All’inaugurazione di Monza non c’era. Insomma, l’uomo si defila e defilandosi conferma 2 fatti. Uno. Egli aspira a cariche di più alto respiro e non ha voglia di rovinarsi la reputazione per 3 stanze. Due. La Lega un giorno sarà costretta a fare una scelta tra la propria natura “etnoterritoriale” e la necessità di offrirsi come organo politico nazionale, che mira a catturare i voti di un bacino elettorato esteso in tutto il Paese. Questa, prima o poi, sarà una decisione non più rimandabile, che potrà tradursi anche in una rottuta interna dei vertici. Vedremo. Intanto è chiaro: qualsiasi cosa i leghisti decideranno di fare insieme o divisi, la faranno.

Chantal Cresta

Foto || politikos.it

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