“Milano mia, portami via…”

Il monumento ad Alessandro Manzoni in piazza San Fedele

Milano – “Milano mia, portami via”. Così cantava Roberto Vecchioni in Luci a San Siro, già nel 1971 nostalgico di una città inghiottita dal boom economico.

Di Milano si può dire tutto e il contrario di tutto, innegabile è soltanto che sia una città in continuo cambiamento. Turisticamente appare però scandita da luoghi irrinunciabili per qualsiasi bravo visitatore: il Duomo, il Castello Sforzesco, il quadrilatero della moda, i Navigli, la Pinacoteca di Brera e il resto. Tutte cose che – sia detto chiaramente – valgono la pena. Chi scrive non è certo qui per mandare in fallimento i vari autobus turistici (e in ogni caso dubita di poter avere un tale potere).

Quello che si propone qui, e che prima di noi propone il Portale del Turismo, è solo un modo inconsueto di scoprirla ulteriormente, un percoso alternativo – e perché no, anche integrativo – dedicato in particolare agli amanti di letteratura e storia, ma consigliatissimo anche ai milanesi che vedono il fascino della propria città un po’ appannato, o svenduto.

Da sempre fulcro di interesse per uomini di cultura e una volta tappa obbligata per tutti gli intellettuali europei, questa Milano letteraria parte da Via Larga, che collega il Duomo e l’Università degli Studi. Qui si trova infatti il monumento a Carlo Porta, poeta milanese tra i più esemplari e cantore della più varia “milanesità”. Via Montenapoleone poi non è soltanto la meta degli appassionati dello shopping più chic, ma all’epoca di Carlo Porta era frequentata anche da appassionati di altro genere, quelli che usavano riunirsi spesso a casa sua, proprio in questa strada, per incontri letterari.

Non ci si può perdere anche una visita alla Biblioteca Ambrosiana, fondata nel 1607 da Federico Borromeo, prima biblioteca europea a essere aperta al pubblico. Qui potete aggirarvi in un labirinto di ben 800.000 volumi e migliaia di manoscritti, tra cui due autografi di Giovanni Boccaccio. La biblioteca inoltre custodisce anche un’edizione de La Divina Commedia del 1353 e il Codice Atlantico di Leonardo Da Vinci.

A pochi passi dal Duomo, dal Corso Vittorio Emanuele e dalla Scala, ci si trova in una piazzetta, Piazza San Fedele, al cui centro, di fronte all’omonima chiesa, si erge una statua dedicata ad Alessandro Manzoni, realizzata nel 1883 da Francesco Barzaghi. Niente di particolarmente originale se non fosse che proprio sui gradini di questa chiesa lo scrittore, da poco convertito, cadde e pochi giorni dopo morì, probabilmente a causa dell’ematoma cerebrale provocato dall’incidente.

Per chi preferisce ricordarsi di un Manzoni decisamente più in salute, meglio forse la Casa-Museo Manzoni in Via Gerolamo Morone, dove l’autore visse con la famiglia dal 1814 al 1873 e il cui salotto fu luogo di conversazioni e confronti letterari.

Milano è anche città del giornalismo e soprattutto dello storico “Corriere della Sera”, fondato però dal napoletano Eugenio Torelli Viollier. La sede trova posto dal 1904 in Via Solferino, in un palazzo progettato da Luca Repossi e Luca Beltrami, che aveva in quel momento appena ricostruito il Castello Sforzesco. Riadattato in seguito dall’architetto Vittorio Gregotti, vi hanno lavorato personaggi come Giosuè Carducci, Ada Negri, Grazia Deledda, Luigi Capuana, Giovanni Spadolini, ma anche Luigi Pirandello, De Amicis, Buzzati, Eugenio Montale e Gabriele D’Annunzio. Indimenticabile poi anche Indro Montanelli con le sue “Stanze”, rubrica di corrispondenza con i lettori tenuta per anni su queste pagine.

Alberata è Via Marina, citata da Foscolo ne I Sepolcri e in Ultime Lettere a Jacopo Ortis e storico invece il Bar Jamaica, vicino all’Accademia di Brera, frequentato negli anni da Quasimodo, Bianciardi, ma anche da pittori come Fontana e provocatori come Piero Manzoni.

Corso Venezia, che oggi unisce le due zone dello shopping milanese, San Babila da una parte e Corso Buenos Aires dall’altra, ha trovato invece posto negli scritti di Stendhal, che ha volentieri passeggiato in questa zona architettonicamente improntata allo stile Liberty del tardo Ottocento.

Infine il Cimitero monumentale, dove riposano Montale e Quasimodo, Toscanini e Manzoni, e tanti altri. D’accordo, non sembra il luogo più allegro del mondo per concludere questo tour, ma vi assicuriamo che più che di un camposanto, si tratta di un vero e proprio museo a cielo aperto. Realizzato nella seconda metà dell’Ottocento in stile gotico-lombardo da Carlo Maciachini e caratterizzato oggi da entrambi gli stili romanico e gotico, offre vere e proprie sculture degne di qualsiasi galleria d’arte moderna; ne è un esempio il monumento per Filippo Filippi, critico musicale e compositore vicino alla Scapigliatura milanese, realizzato da Medardo Rosso.

Marina Cabiati

 

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