Milano da vedere. Il battesimo propizio di MIA Fair

MILANO – La prima edizione di MIA Fair, che al Superstudio Più ha riunito 230 espositori e 194 artisti italiani e internazionali provenienti da oltre 20 paesi, ha registrato un totale di circa quindicimila visitatori in quattro giorni di programmazione e oltre ottocento accrediti stampa.

 

Dati piuttosto rassicuranti per Fabio Castelli, l’ideatore della prima fiera italiana dedicata alla fotografia e alla videoarte, soprattutto se associati all’interesse per lo schema innovativo rispetto ad altre fiere, con un singolo progetto per ogni galleria partecipante. Nei fatti, ogni espositore ha portato due e anche più artisti visivi, selezionati comunque dal comitato scientifico e presentati in mostre monografiche.

 

 

 

Frank Horvat, Shoe and Eiffel Tower

Un concept sicuramente migliorabile e da potenziare, ma che non è male per il suo debutto. Considerando anche l’intento di questa fiera di colmare un vuoto tutto italiano che propone festival e varie manifestazioni di settore, ma non una fiera mercato.

 

All’estero sono invece molti gli esempi che si rinnovano di anno in anno, in Europa: Paris Photo e cutlog in Francia e Madrid FOTO in Spagna. Così come all’estero: AIPAD Photography Show a New York e photo+art LA projects a Santa Monica.

 

Una partenza propizia dunque, e il resto lo ha fatto come sempre Milano, che ha saputo mettere nuovamente in risalto gli spazi che hanno accolto il Temporary Museum for New Design del Fuorisalone e la manifestazione (con)TemporaryArt, grazie anche a ospiti come Philippe Daverio, Giorgio Marconi, Andres Serrano, Andrea Galvani, Dieter Neubert, Elio Grazioli, Walter Guadagnini.

Natalia Radicchio

Foto| via www.urbanitaly.it

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