Lo scaffale dimenticato – ‘Milano Criminale’ di Paolo Roversi

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Paolo Roversi (it.wikipedia.org)

In questo nuovo appuntamento con la rubrica di consigli letterari di Wakeupnews ci immergiamo nell’atmosfera complessa, caotica, ricca di fermenti e contraddizioni degli anni ‘60 e ‘70 italiani, attraverso le pagine del romanzo Milano Criminale del giornalista e scrittore milanese Paolo Roversi. Siamo nella città di Milano, culla della ripresa economica e tra i maggiori poli industriali della Penisola. Gli anni sono quelli del boom economico, della Guerra Fredda, dello sbarco sulla Luna, e dei fermenti politici e sociali che porteranno alle manifestazioni del 1968 prima e successivamente agli Anni di Piombo. In questo contesto si muovono banditi senza paura che rapinano banche, gioiellerie, portavalori, amano le donne e la bella vita, e non temono la polizia, con la quale ingaggiano sparatorie a volto scoperto e inseguimenti per le vie della città, in un duello personale ed epico.

IL SOLISTA DEL MITRA E IL BEL RENE’ – Roversi ha ricostruito due decenni di criminalità milanese con passione e un pizzico di (forse eccessivo) romanticismo, basandosi sui fatti accaduti realmente e sulle gesta dei principali banditi dell’epoca, in una meticolosa ricostruzione di un’epoca nella quale i criminali, agli occhi del popolo, possedevano i connotati degli eroi popolari piuttosto che dei criminali senza pietà. I protagonisti di Milano Criminale, un romanzo che saltella tra fiction e ricostruzione storica, sono gli stessi che hanno riempito i titoli delle prime pagine dei giornali di quegli anni: dai banditi protagonisti della celebre rapina di via Osoppo, avvenuta il 27 febbraio 1958; al ladro gentiluomo Luciano Lutring (nel romanzo nascosto dietro al nome Leandro Lampis), il celebre solista del mitra, così soprannominato per la sua usanza di nascondere il fucile mitragliatore nella custodia di un violino; fino a “Il bel René” Renato Vallanzasca (nel romanzo Roberto Vandelli), capo della banda della Comasina e uno dei più spietati e feroci criminali che l’Italia abbia mai partorito. Poi ci sono i “buoni”, poliziotti che dedicano anima e corpo per assicurare alla giustizia i banditi che infestano le strade di Milano: tra questi c’è Antonio Santi, personaggio chiaramente ispirato alla vita e alle gesta di Achille Serra.

Milano-Criminale-Roversi-BASSAFICTION E STORIA – Al di là di qualche eccessivo romanticismo e di un taglio a volte troppo “da film”, Roversi ha il merito di aver ricostruito con verosimiglianza e precisione vent’anni di malavita milanese, ricreando l’atmosfera pericolosa ma passionale di due decenni nei quali la criminalità milanese dominava il capoluogo lombardo, anni prima dell’avvento della mafia proveniente dal sud. Una scrittura molto scorrevole, fluida e una copiosa aggiunta di fiction – in particolare nelle vite private dei vari personaggi – aggiungono a questo romanzo noir un ingrediente in più, in una ricetta già vincente, rendendo così più “leggero” e di facile presa sia la narrazione che l’argomento, allargando quindi il bacino di utenza di un pubblico che forse avrebbe potuto annoiarsi davanti a una ricostruzione storica dal taglio eccessivamente accademico e storiografico.

Milano Criminale rappresenta una lettura piacevole, sapientemente organizzata e costruita con un taglio “televisivo” e di facile intrattenimento e per questo adatta a tutti i tipi di lettori (ad esclusione di quelli più esigenti), ma dedicata in particolare a tutti coloro i quali sono consueti divoratori di gialli e noir ambientati nella Penisola.

Alberto Staiz

@AlStaiz

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