Milano: azienda licenzia solo le donne «Così possono crescere i figli»

Il logo delle ditta accusata di "sessimo" per aver licenziato solo le dipendenti donne

MILANO – Nell’Italia che dice di non discriminare le donne e il lavoro famminile un caso che è un eufemismo definire scandaloso.

L’azienda Ma-Vib di Inzago, nel milanese, ha visto uno sciopero di solidarietà verso i dipendenti licenziati, tutti accomunati da una caratteristica: il sesso femminile. Nessun uomo ha infatti perso il lavoro, ma soltanto le lavoratrici si sono viste penalizzate. Non si tratta di un’esagerazione, il fattore discrimazione è evidente e al danno si aggiunge la beffa quando si leggono le motiviazioni dell’azienda: «Licenziamo le donne così possono stare a casa curare i bambini e comunque, quello che portano a casa è il secondo stipendio».

Indignato il responsabile Fiom, Fabio Mangiafico, un uomo che ha avuto il coraggio di schierarsi a fianco delle donne licenziate: nessun altro tra i colleghi maschi ha avuto altrettanta fermezza, al punto che, dopo aver promesso di partecipare allo sciopero, ha preferito invece recarsi normalmente al lavoro. Un altro scandalo, che disonora loro e tutti i ‘maschi’.

La Ma-Vib, piccola impresa a conduzione familiare, ha parlato di «ragioni oggettive» alla base dei tagli, ma sulla questione ‘discriminazione sessita’ non ha rilasciato commenti.  Inanto l’assessore provinciale alle Pari opportunità, Cristina Stancari, ha usato questi termini per descrivere il fatto:«Un’azione gravissima [...]  Un ritorno al passato che non può essere tollerato e giustificato», promettendo un incontro con le lavoratrici e con i responsabili dell’azienda per sollecitare un ripensamento.  L’assessore provinciale al Lavoro e alla Formazione, Paolo Del Nero, ha deciso invece di convocare i sindacati il prossimo 8 luglio, per  attivare un tavolo tecnico, confrontarsi sul problema occupazionale sia nel suo complesso che nello specifico delle 13 donne rimasta senza lavoro.

Duro anche il giudizio del consigliere regionale Giulio Cavalli che parla di «pericolosa deriva sessista» e  «insulto di stampo medioevale, segnale di discriminazione sociale».  Cavalli auspica un ravvedimento da parte dell’azienda, come già i suoi colleghi della provincia, mentre Maria Sciancati, segretaria generale della Fiom di Milano, ricorda il problema delle dimissioni in bianco e aggiunge «A livello di governo e di imprese domina ancora la vecchia logica che la donna è preferibile stia a casa».

Solidarietà delle lavoratrici della Redazione di WakeUpNews per le donne licenziate. E anche e soprattutto dei colleghi giornalisti, maschi.

Redazione

foto mivab.com; cominciamobeneestate.rai.it

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