Michelle Bachelet vince le primarie presidenziali in Cile

Michelle Bachelet è già stata presidente tra il 2006 e il 2010

Santiago del Cile – Una vittoria largamente attesa, ma che ha registrato dei picchi di partecipazione molto importanti. Così, l’ex presidente del Cile Michelle Bachelet, la prima donna a ricoprire questo incarico dal 2006 al 2010, ha sconfitto i compagni di partito nelle primarie per le elezioni presidenziali del 17 novembre prossimo.

La Bachelet – che ha ottenuto oltre il 73% dei consensi – potrà così, dopo un’attesa di quasi quattro anni durante la quale La Moneda è stata occupata dal leader del centrodestra Sebastian Piñera, concorrere per un secondo mandato presidenziale (la Costituzione cilena prevede la non rinnovabilità immediata del mandato, in sostanza uno stop and go per evitare accentramenti di potere nelle mani di un singolo soggetto), sfidando il candidato conservatore Pablo Longueira, che si è imposto nelle altre elezioni primarie sull’avversario Andrés Allamand con il 51% dei voti.

«Dobbiamo lavorare senza sosta per sperare di vincere al primo turno a novembre», queste le prime parole a caldo della candidata presidente, che ha catalizzato un voto sicuramente innovativo nelle modalità. Si è trattata infatti di un’elezione sul modello statunitense, con iscrizione alle liste elettorali antecedente al voto, e che ha registrato un’affluenza superiore ai tre milioni di elettori, il 22,6% dell’intera forza elettorale (13,3 milioni su una popolazione di 17 circa), e di gran lunga superiore rispetto a quella degli avversari.

Le primarie cilene sono aperte a tutti gli elettori, in una sorta di “scrematura” che permette di scegliere tra candidati partitici e indipendenti. Proprio l’indipendente Andrés Velasco, già ministro nel primo esecutivo Bachelet, ha ottenuto un importante (ma inutile) 13% dei voti, e più in generale il 27% dei votanti ha scelto un candidato del centrodestra, segno che la presidenza Piñera non ha convinto i cileni i quali, stando ai sondaggi, affideranno nuovamente il paese alla Bachelet a partire da novembre.

Il successo dell’ex presidente si deve a una svolta nel programma politico, che preme per una riforma della Costituzione (l’ultima fu approvata nel 1980 durante la dittatura di Pinochet) e una maggiore attenzione ai cosiddetti «temi della sinistra», come l’assistenza sanitaria e l’istruzione. Difficile sarà, in caso di vittoria, coniugare le aspettative della Democrazia Cristiana con quelle del Partito Comunista, due delle forze che sostengono la sua Concertación de Partidos por la Democracia, la coalizione di centro-centrosinistra originariamente formata da quattro partiti (Socialisti, democratici cristiani, democratici e socialisti).

Stefano Maria Meconi

@_iStef91

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