Michele Profeta: il killer delle carte da gioco

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Michele Profeta - www.repubblica.it

Padova – Ventinove gennaio 2001. Erano quasi le 21.00 quando una pattuglia della polizia imboccava via Malaman, periferia di Padova. La ronda era stata allertata da una chiamata: un uomo al volante di un taxi, fermo sul lato della strada, aveva la testa reclinata e fiotti di sangue che escivano dalla bocca. Era incosciente e le sue condizioni si rivelarono subito gravissime, tanto che la corsa in ospedale fu inutile.

La vittimaPierpaolo Lissandron, conducente privato, era stato raggiunto da un proiettile sparato alle spalle da distanza ravvicinata che gli aveva perforato la testa, fermandosi alla base del cranio. L’assassino era, dunque, seduto dietro. Forse l’ultimo cliente della giornata. Gli inquirenti pensarono immediatamente a una tentata rapina degenerata in omicidio ma la scena del crimine non convinse: il portafoglio e il cellulare dell’uomo erano ancora nell’auto, quindi la ragione della morte era un’altra.

Le indagini – La polizia seguì la prassi: scavò nella vita della vittima alla ricerca di una traccia. Vennero interrogati parenti, amici e conoscenti nonchè soppesate le abitudini e lo stile di vita di Lissandron alla ricerca di un movente, passionale o economico che fosse, ma non emerse nulla di rilevante. Le indagini sembravano senza sbocchi promettenti, quando il 2 febbraio 2001, arrivarono in questura, a Milano, 2 lettere anonime, scritte presumibilmente con un normografo, che rivendicavano l’omicidio del taxista. Le missive erano state spedite per posta rispettivamente il 9 e il 30 gennaio precedenti e il loro contenuto era molto simile.  Se il primo messaggio, imbucato nel capoluogo lombardo, ricattava le autorità con una richiesta di 12 miliardi “ALTRIMENTI UCCIDEREMO DELLE PERSONE A CASO […] SARA’ UN BAGNO DI SANGUE”, il secondo biglietto, inviato da Padova, sorvolava sul denaro: “CONTINUEREMO FINO A QUANDO NON PUBBLICHERETE SUL CORRIERE DELLA SERA QUESTA INSERZIONE OFFRESI TORNITORE SPECIALIZZATO 12 ANNI DI ESPERIENZA E UN NUMERO DI CELLULARE PADOVA 1”. Onde correre rischi, gli inquirenti divulgarono l’inserzione a più riprese ma nuovamente, per giorni, non accade nulla.

Un’altra vittima – Il 11 febbraio venne rinvenuo il corpo di Walter Boscolo, agente immobiliare, in un appartamento in via San Francesco a Padova. Boscolo non dava notizie di sé da circa 24 ore ovvero da quando, intorno alle 12.00 del giorno precedente, si era recato ad un appuntamento di lavoro in via San Francesco appunto, per mostrare l’appartamento a un possibile cliente, un certo sig. Pertini.

Boscolo era in soggiorno, colpito alla testa da 3 proiettili calibro 32, lo stesso tipo esploso nel cranio di Lissandron. Accanto al cadavere 2 carte da gioco (un re di quadri, un asso di cuori) e un biglietto: “Anche questa non è una rapina contattare il questore di Milano”. I riferimenti con il primo omicidio sono troppo evidenti per non cominciare a temere di essere di fronte ad un serial killer ma la certezza arriva quando l’assassino contatta gli inquirenti al numero di cellulare fatto pubblicare sul Corriere. Dal tono dei messaggi, i criminologi della polizia tentano di ricostruire un’immagine dell’omicida: un uomo maturo, buona cultura e molto determinato. Il tentativo di estorsione e il desiderio di comunicare con gli investigatori allo scopo di controllare i loro movimenti, suggeriscono una personalità narcisistica forse affetta da importanti tratti paranoici. Non fu tutto. Mentre gli esperti ricostruivano il percorso psicologico del killer, gli inquirenti esaminavano il traffico telefonico in entrata dell’agenzia immibiliare nella quale lavorava Boscolo per rintracciare il suo ultimo appuntamento, quel tal Pertini che secondo la polizia potrebbe essere l’omicida. Le utenze vengono verificate e, in effetti, un numero resta senza riscontro. Si tratta del contatto di una scheda telefonica che aveva chiamato anche un numero di Palermo a nome del fratello di un certo Michele Profeta. Quest’ultimo, da anni, aveva lasciato la Sicilia per stabilirsi al nord, ovvero a Padova, dove risiedeva con la moglie e i figli.

La svolta – Il 16 febbraio la polizia della Città del Santo arresta Michele Profeta con l’accusa di duplice omicidio, un’imputazione che diventa granitica quando la perquisizione dell’auto dell’uomo rinvenne un normografo, alcuni proiettili calibro 32 e una confezione di carte da gioco dalla quale mancavano i 4 re.

L’assassino – Profeta, al di là dei reati imputati, si dimostrò un soggetto particolare anche sotto altri aspetti. Viveva una doppia vita: accanto alla famiglia ufficiale, conviveva anche con una seconda donna senza che né l’una né l’altra sapessero dell’esistenza della rivale.

taxi

Scena del crimine di Pierpaolo Lissandron - www.repubblica.it

Per quanto riguarda la professione, Profeta aveva iniziato la carriera come brillante agente immobiliare: ottimi contratti e buon reddito finchè, un giorno, un cliente gli contestò una caparra. Il tribunale diede torto a Profeta e il precedente giudiziario lo costrinse a ritirarsi dall’attività. Da quel momento, Michele anella una sfilza di fallimenti: debiti, querele per mancati pagamenti, lavoretti saltuari per sopravvivere e la nuova passione per il gioco d’azzardo. Tutto concorre ad accrescere il suo senso di rancore e frustrazione che poi collassò con gli aspetti istrionico-narcisistici del suo carattere, generando uno stato di stress tale da condurlo all’omicidio.

La sentanza – Profeta, reo confesso, nel 2007 venne condannato all’ergastolo in Cassazione senza attenuanti, in quanto ritenuto capace di intendere e volere. Gli venne concessa la possibilità di iscriversi alla facoltà di Filosofia dell’Università di Milano. Durante la discussione del suo primo esame, fu stroncato da un infarto. Pare fosse molto agitato per l’esito del test.

Chantal Cresta

 

Foto || www.repubblica.it

 

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