Metropolitan Museum di New York: con Donatello e Leonardo si parla italiano

La locandina della mostra sulla ritrattistica nel Rinascimento

NEW YORK – La formula Made in Italy è divenuta piuttosto cool negli ultimi anni, sinonimo di qualità e un po’ anche di orgoglio nazionale sia riferita al tanto elogiato settore enogastronomico che a quello manifatturiero. Con un pizzico di fantasia e una punta di revisionismo storico (a fin di bene), è possibile affermare che questo marchio non sia invenzione contemporanea, ma ‘bollino’ applicabile anche a quel patrimonio artistico che della creatività italiana è figlio, in ogni epoca. E allora perché non chiamare Made in Italy quattro delle numerose mostre ora in corso al Metropolitan Museum of Art di New York (1000 Fifth Avenue) visto che sono, in toto o in larga parte, allestite con opere di grandi artisti italiani?

L’occasione di visitarle è ghiotta non solo per il pubblico ‘locale’, ma anche per i milioni di turisti che affollano la Grande Mela, italiani compresi, considerato che molte appartengono alle collezioni del museo stesso o di altre istituzioni statunitensi e quindi, salvo prestiti che potrebbero vederle arrivare nel nostro Paese, molto lontane dal circuito permanente delle strutture museali nazionali.

La punta di diamante è senza dubbio The Renaissance Portrait from Donatello to Bellini (fino al 18 marzo 2012), raccolta di circa 160 oggetti tra dipinti, sculture, medaglie e manoscritti miniati che testimoniano, nell’Italia del XIV secolo, la fortunata stagione della ritrattistica presso le grandi corti, da quella medicea a Firenze alla Venezia dei dogi. Nelle sale sono esposti capolavori dei maggiori maestri del Rinascimento, tra cui spiccano Donatello, Filippo Lippi, Sandro Botticelli, Domenico Ghirlandaio, Andrea Mantegna, Giovanni Bellini e Antonello da Messina, e nell’intento degli organizzatori c’è quello di evidenziare come la tipologia del ritratto sia stata ‘figlia’ di quel periodo anche in termini ideologici: con l’Umanesimo infatti, e la ‘scoperta’ della centralità dell’individuo, il ritratto diventa uno strumento di affermazione sociale – e dinastico – non solo presso le famiglie nobili, ma anche per le gerarchie ecclesiastiche.

Nei nobili ritratti maschili, con tanto di armatura, e nei delicati volti femminili, contornati da preziosi abiti damascati e acconciature definite nei minimi dettagli, si legge la storia delle corti italiane del Quattrocento, delle lotte per il potere, delle unioni matrimoniali basate non certo sull’amore ma su accurati calcoli di alleanza politica, della volontà teocratica della curia romana. Nella galleria di visi, espressioni e fisionomie scorre un mondo, quello dell’Italia rinascimentale, di cui siamo eredi e tra le curiosità che la mostra offre al pubblico, anche a quello neofita e poco avvezzo all’arte, vi è quella di scoprire ‘che faccia avevano’ personaggi conosciuti attraverso i libri di scuola, i cui nomi spesso non si è in grado di abbinare ad un volto: Piero e Cosimo de’ Medici, Ludovico Sforza, Leon Battista Alberti, Isabella d’Este, Federico da Montefeltro, l’imperatore Massimiliano d’Asburgo. E anche quando ci si trovi davanti ad un volto forse anonimo, come quello della Donna ideale effigiata da Botticelli, in fondo poco importa sapere chi sia, perché rapiti da una bellezza che non necessita di avere un nome.

Un disegno di Perin del Vaga databile 1501-1547

Visitabili fino al 5 febbraio invece Art in Renaissance Venice 1400-1515 e  Perino del Vaga in New York Collections. Le due mostre sono un efficace esempio di quanto della produzione artistica italiana sia ora conservato all’estero, perché entrambe allestite facendo ricorso a materiale proveniente esclusivamente dallo stesso Metropolitan e da altre collezioni newyorkesi. L’arco cronologico presentato è sempre quello rinascimentale, ma i tagli sono opposti anche se monografici: il primo pone infatti al centro una città, Venezia, e gli artisti che vi lavorarono tra XV  e primo XVI secolo, il secondo è invece una retrospettiva su un singolo artefice, il fiorentino Perin del Vaga.

L’esposizione dedicata alla Serenissima vede in successione le opere delle grandi famiglie di pittori ‘locali’ che grazie al loro talento, e al potere della città dogale, seppero affermarsi a livello più ampio, emergere e far crescere la fama in tutta la Penisola – quella di Giovanni e Gentile Bellini da un lato, quella dei Vivarini dall’altro – senza trascurare saggi dell’opera di altri maestri come Vittore Carpaccio.

La mostra su Perino del Vaga è invece un vero one-man-show, capace di ‘illuminare’ lo spettatore nei confronti di una figura certamente poco nota se non ad esperti e appassionati d’arte. Eppure talvolta nelle pieghe della storia dell’arte, nascosti da grandi e grandissimi nomi, ci sono quei pittori che dei maestri di grido seppero assorbire la lezione, elaborarla in maniera autonoma e transitarla oltre i maestri stessi. Chi infatti sapeva che Perino, come Michelangelo e Raffaello, fu nel suo tempo tra i pittori più apprezzati, chiamato presso la corte dei papi ma anche dai Doria a Genova, celebrato da Giorgio Vasari – primo storico dell’arte – nelle sue Vite, ‘successore’ dell’urbinate in veste artista ufficiale presso il Pontefice e accanto a Raffaello tumulato nel Pantheon a Roma?

La locandina della mostra dedicata alla caricatura e alla satira

E nel museo neowyorkese non poteva mancare un po’ di italianità in una mostra come Infinite Jest. Caricature and satire from Leonardo to Levine (fino al 4 marzo), perché lo stesso sostantivo caricatura deriva dall’italiano (e dal latino prima) carico, cioè esagerare.

Nell’arte della deformazione in senso comico e ironico delle fisionomie, di cui si hanno testimonianze già nell’arte antica, gli italiani vantano l’esempio illustre ed eccellente di Leonardo da Vinci. Nell’esposizione del Metropolitan, accanto ad opere di Francisco Goya, Henri de Toulouse-Lautrec, Honoré Daumier, David Levine e molti altri, trovano spazio un disegno leonardesco con grottesco profilo d’uomo, gli schizzi con caricature maschili di Pier Francesco Mola, un’incisione di Boldrini tratta da Tiziano con una versione umoristica del Laocoonte, un disegno a penna di Tiepolo e uno di Bernini, il trattato De Humana Physiognomonia di Giovanni Battista della Porta, una caricatura femminile di Enrico Caruso, opere della cerchia di Guercino e Arcimboldo. Abbastanza per dire che la satira e la vignettistica, di cui ora sono interpreti Giorgio Forattini e ancor più recentemente Altan, Staino o Vauro, ha una lunga tradizione alle spalle davvero tutta italiana.

Vi abbiamo convinto allora sulle mostre Made in Italy del Metropolitan Museum of Art?

Laura Dabbene

Foto www.metmuseum.org

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