Meteo, anche le rinnovabili senza l’ombrello

E' giusto fornire stime sulla quantità di energia prodotta da fonti non programmabili come le rinnovabili? Ne parliamo con Simone Togni, presidente ANEV

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Quante volte capita di ascoltare il meteo, uscire di casa serenamente senza ombrello e ritrovarsi sotto la pioggia? Nulla di strano: come si dice, anche i migliori sbagliano. Ma è singolare sentire che anche in campi più strettamente tecnici e scientifici si discute di previsioni attendibili ed errori annunciati, come nel caso dell’energia e in particolare delle rinnovabili; fonti legate a risorse naturali per definizione non programmabili.

Ne abbiamo discusso con Simone Togni, presidente di ANEV (Associazione Nazionale Energia dal Vento).

Previsioni meteorologiche e rinnovabili: fino a che punto si può prevedere la produzione delle fonti sostenibili?

«L’Anev sottolinea da anni la forte componente probabilistica che caratterizza le previsioni meteorologiche, che non permette che vengano utilizzate come “previsioni”, bensì di indicare la tendenza probabilistica tipica anche dei modelli meteorologici. L’Istituto di biometeorologia del CNR (Consiglio Nazionale delle Ricerche) ha recentemente confermato la nostra tesi, sostenendo che fare previsioni sul meteo a breve termine è praticamente impossibile. Di fatto, quindi, pretendere stime sulla produzione di energia nell’arco di una giornata (come la Del.281/12 AEEG attualmente trattenuta in decisione al Consiglio di Stato), da una tecnologia che sfrutta una fonte non programmabile come il vento, è tecnicamente impossibile e potrebbe avere come risultato quello di applicare in maniera assolutamente casuale oneri diversi a impianti diversi, al momento della immissione nella rete elettrica.

A fronte di ciò, l’ANEV ribadisce con forza che la fonte eolica, per poter esprimere al meglio tutto il suo potenziale, non può essere equiparata alle fonti tradizionali programmabili e come tale richiede l’applicazione di tutele al momento dell’immissione in rete. I pubblici decisori devono evitare di trattare le rinnovabili come fonti programmabili, ovvero dovrebbero escludere per tali fonti l’applicazione di oneri di sbilanciamento eccedenti quanto tecnicamente possibile fare e cioè correlandolo all’entità media dell’errore delle previsioni. In ogni altro caso, invece, si graverebbe sugli impianti in modo assolutamente casuale, con il rischio di mettere in ginocchio un intero settore senza che il sistema ne abbia alcun beneficio».

Cosa rappresenta per l’Italia l’eolico in termini di generazione di energia e posti di lavoro?

Simone Togni, presidente di ANEV

Simone Togni, presidente di ANEV

In Italia sono attualmente installati 8.551 MW di energia eolica, con un bacino occupazionale di oltre 34.000 posti di lavoro. Non va trascurato il valore economico di questo installato, che nel nostro Paese crea ogni anno un flusso finanziario pari a circa 3,5 miliardi di euro tra investimenti diretti e indiretti, con conseguenti introiti per lo Stato. Le potenzialità di sviluppo sono però ancora molte. Gli impegni europei ci indicano al 2020 un obiettivo di potenza eolica installata pari a 12.680 MW, con un potenziale occupazionale pari a 48.500 posti di lavoro. Preme sottolineare che la maggior parte degli occupati reali e potenziali è dislocata al Centro e al Meridione (dove la domanda di lavoro è maggiore) oltre che nel nord Italia.

Tuttavia, le misure attualmente in vigore non aprono a scenari di crescita del settore eolico, che ha subito negli ultimi anni forti colpi, sia con l’introduzione di meccanismi di incentivazione estremamente penalizzanti, come le aste e i registri, sia per i tagli retroattivi (Taglio del 22% dei Certificati Verdi, Robin tax, IMU, ecc). A fronte dei benefici sopra citati l’ANEV ritiene che il Governo debba intervenire per rilanciare il settore, attraverso nuovi sistemi innovativi di sostegno, come meccanismi di sgravi fiscali e in conto capitale, sempre con sistemi di aggiudicazione competitivi, per fa sì che una fonte pulita e sicura come quella eolica possa continuare a portare i suoi vantaggi economici e occupazionali al Paese».

Capitolo bolletta. Molti ritengono che gli oneri derivanti dall’aiuto alle rinnovabili siano un peso troppo grande: quali sono le voci che compongono la bolletta e cosa incide di più?

«Purtroppo stiamo parlando di uno dei “falsi miti” più diffusi sull’eolico. Questa idea si fonda su un assunto errato, infatti l’energia dal vento pesa in bolletta solo per una parte minima dell’onere complessivo delle rinnovabili e comunque solo nei limiti del raggiungimento dell’obbligo assunto in Europa, ovvero quello di produrre una parte di energia elettrica da fonti rinnovabili.

Per legge, inoltre, l’energia eolica non può ricevere sussidi pubblici per costruire un impianto, ma gli incentivi sono erogati solo per l’energia effettivamente prodotta e immessa in rete e vengono corrisposti tramite i Certificati Verdi acquistati dalle aziende produttrici di energia tradizionale. Bisogna poi segnalare che la significativa produzione eolica di questi anni sta comportando sempre più spesso una riduzione del costo dell’energia elettrica con beneficio per i consumatori. Infatti, a fronte di un prezzo medio dell’energia elettrica all’ingrosso in borsa (PUN) pari a 70 €/MWh del 2008 (negli anni subito precedenti si era arrivati a 90€/MWh), oggi siamo scesi a 45 €/MWh in grande parte grazie alla produzione eolica e fotovoltaica, come tutti gli analisti segnalano.

A fronte di questa riduzione di prezzo sarebbe semmai interessante capire perché non vi sia stato un analogo abbassamento del costo per gli utenti finali domestici (il differenziale calcolato da alcuni sarebbe di oltre 10 Miliardi di €)»

Francesco Guarino
@fraguarino

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