Melania Rea: inchiesta agli sgoccioli

Roma – Forse ultime battute per l’inchiesta sull’omicidio di Melania Rea, la donna di Somma Vesuviana scomparsa il 18 aprile e trovata morta dopo due giorni nel Bosco delle Casermette in località Ripe di Civitella.

L’unico sospettato è il marito della giovane mamma, il caporale Salvatore Parolisi, attualmente detenuto nel carcere di Castrogno, visto che l’istanza di scarcerazione inoltrata dai legali del collegio difensivo è stata rigettata in fase preliminare, in ricorso e ora anche la Cassazione si è espressa negativamente al riguardo.

Da alcune indiscrezioni sembra emergere che per la Procura il lavoro è quasi concluso. Restano gli ultimi interrogatori da portare a termine che vedranno coinvolto il personale della caserma Clementi presso cui Parolisi prestava servizio.

Anche tutti gli elementi – in totale sono circa duecentocinquanta – raccolti dagli inquirenti e sottoposti a esami scientifici verranno archiviati proprio in questo periodo, mentre la palla passerà al giudice per l’udienza preliminare o del dibattimento, giudice che dovrà decidere se gli elementi raccolti possano bastare a provare la colpevolezza di Parolisi.

Secondo gli inquirenti Parolisi avrebbe agito perché sentimentalmente braccato dalla sua amante Ludovica Perrone, incapace di reagire anche in previsione del deteriorarsi del suo matrimonio con Melania Rea, fallimento matrimoniale che l’avrebbe portato ad assumere oneri economici per il mantenimento della famiglia.

Il tutto dovrebbe risolversi entro fine anno, compresa la situazione della piccola Vittoria – la figlia di Melania Rea e Salvatore Parolisi – per il momento affidata ai nonni che ne hanno chiesto l’affido temporaneo, ma che potrebbero vedere rafforzata la propria posizione di tutori una volta stabilita le responsabilità di Parolisi.

Francesca Penza

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