Meeting Cl. La mutazione del linguaggio da Monti a Berlusconi

Monti al meeting di Cl

Monti al meeting di Cl

Roma – Con lo spread ritornato a livelli vertiginosi malgrado le tasse portate a valori semi-drammatici, chissà che anche gli anti-Berlusconiani più convinti non abbiano rimpianto l’ex premier. Gli sconfortanti dati macroeconomici più volte hanno spinto media e cittadini a domandarsi come sarebbe stata la situazione senza l’avvento di Monti ma con il proseguo dell’Esecutivo precedente. Lo stesso Monti, avvertendo un inasprimento dello scetticismo attorno al suo operato, si era lasciato andare a calcoli del differenziale sui tassi di interesse qualora avesse continuato a governare Silvio Berlusconi ed era giunto a conclusioni alquanto negative. Il parallelismo tra il presidente del Pdl ed il “tecnico” prestato alla politica è destinato ad essere alimentato per i prossimi mesi da ambo le fazioni seppur con argomentazioni e deduzioni di taglio opposto. Tuttavia con i “ma” e con i “se” non si va da nessuna parte. Non resta, pertanto, che chiedersi quali siano stati, e siano, gli effettivi miglioramenti conseguenti il cambio al vertice della più determinante delle istituzioni nazionali.

Il discorso tenuto dal premier Monti in occasione del meeting di “Comunione e liberazione” svoltosi a Rimini nei giorni scorsi, consente di denotare una profonda frattura rispetto al Governo precedente con riferimento al linguaggio ed al valore simbolico dello stesso. Di grande spolvero mediatico, infatti, è stato l’invito che Monti ha rivolto ai media (Rai in primis) di non utilizzare il termine “furbi” per descrivere gli evasori fiscali. L’intento è quello di non lasciar spazio ad interpretazioni che possano celare una certa positività a fronte di tale mancanza di rispetto nei confronti dello Stato e degli altri cittadini. La contrapposizione con il passato appare palese semplicemente pensando all’«autorizzazione morale ad evadere» di cui Berlusconi aveva parlato nel 2008, affrontando il caso di uno Stato che dà luogo ad imposizioni fiscali eccessive. Eppure non finisce qua.

L’invito di Monti, infatti, assume un significato più ampio e profondo in quanto vi è la volontà di porre fine all’utilizzo di un linguaggio creato ad hoc per confondere l’opinione pubblica sminuendo situazioni decisamente negative. Berlusconi (o chi per lui) si era esibito in autentiche “magie semantiche” in grado di mistificare radicalmente la realtà. A tal proposito si potrebbero citare le espressioni “utilizzatore finale”, “escort”, “burlesque”, “cene galanti” e tante altre, tutte adoperate per camuffare la poco piacevole (presunta) storia sottostante. È tempo di dimenticare tali giochi di parole definendo le situazioni per quello che sono : ecco il messaggio di Monti leggibile tra le righe. Gli evasori non sono “furbi” bensì “ladri”, “delinquenti”, “terroristi del potere d’acquisto della collettività”.

Ad ogni modo la “rivoluzione linguistica montiana” pecca in almeno due punti. In primo luogo urge ribadire che la necessità di mutare drasticamente l’approccio culturale nei confronti dello Stato non può riferirsi unicamente ai media e dunque limitarsi ad essere solo calato all’alto. È indispensabile che siano i cittadini stessi a rigettare i modelli comportamentali volti a truffare il prossimo e a raggirare le norme per il corretto funzionamento sociale. Bisogna che dal basso si sviluppi un movimento di deciso rigetto di quell’Italia segnata da costruttori che ridono alla notizia di un devastante terremoto o da vip che si fanno portavoce di grandi valori etici e poi utilizzano lo scudo fiscale. Non esiste miglior governo di quello attuale, “tecnico” e apolitico, per promuovere il recupero del senso civico e di appartenenza allo Stato.

Fonte: Rainews24
Fonte: Rainews24

Il risultato sarà raggiunto solo quando gli italiani smetteranno di vedere lo Stato come un esattore che viene da Marte per prelevare i risparmi delle famiglie. Unicamente nel momento in cui gli uomini al potere non saranno considerati più possibili facilitazioni da sfruttare per ottenere favori, allora il rigetto del “valore della furbizia” sarà compiuto. Depennare il termine “furbi” è un buon inizio ma non basta. Monti ed i suoi Ministri stanno innegabilmente seguendo la giusta strada ma è necessario qualche sforzo in più vista la complessità del compito.

Per concludere, sarebbe auspicabile che, oltre all’uso improprio del termine “furbi”, cessasse la “furbizia semantica” del termine “esodati”. Sarebbe più corretto, realistico, chiaro ed incisivo definire costoro “ persone che non beneficiano né dello stipendio né della pensione a seguito di una manovra di finanza pubblica”. Troppo lungo e poco congeniale? Un motivo in più per risolvere rapidamente ed efficacemente il problema.

 

Matteo Scarano

Foto | rainews24.it; formiche.net

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