Medicina: l’innovativa procedura TAVI funziona nella sostituzione della valvola aortica

Milano – Sono stati presentati in anteprima, al VII Congresso europeo di geriatria “Healthy And Active Ageing For All Europeans”, i risultati dello studio “PARTNER-Coorte A”, condotto su 699 pazienti con stenosi aortica sintomatica e grave, da cui è emerso che i risultati ottenuti nel confronto tra la tecnica operatoria classica a “cuore aperto” e l’innovativa metodica minimamente invasiva di sostituzione della valvola aortica per via transcatetere (TAVI) sono identici. 

I dati, ottenuti utilizzando le valvole SAPIEN di Edwards Lifescience, dimostrano che, dopo 12 mesi, non esiste alcuna sostanziale differenza di risultato tra i pazienti sottoposti ai due diversi interventi: 24,2% è la mortalità, per qualunque causa, ad un anno dalla TAVI; 26,8% quella con intervento cardiochirurgico tradizionale. Un lieve vantaggio, anche se non statisticamente significativo, per la nuova procedura, quindi. 

“Questi dati sono estremamente importanti e positivi per la TAVI, anche se non definitivi perché dobbiamo vedere che cosa accadrà a due-tre anni dall’intervento”- ha dichiarato Corrado Vassanelli, Direttore del Dipartimento Cardiovascolare e Toracico dell’Azienda Ospedaliera Universitaria Integrata di Verona.

Nello studio, si sono considerati anche i rischi post-intervento: la TAVI risulterebbe associata ad un maggior rischio di complicazioni vascolari e neurologiche, mentre l’intervento standard produrrebbe ad un più elevato rischio di sanguinamento e di fibrillazione atriale. Il miglioramento dei sintomi, misurato con la scala della New York Heart Association (NYHA), favorirebbe la TAVI dopo 30 giorni e sarebbe sostanzialmente identico tra i due interventi ad un anno di distanza.

I risultati della prima parte dello studio, denominato “PARTNER-Coorte B”, erano già stati pubblicati sul New England Journal of Medicine, nel settembre 2010: “PARTNER-Coorte B” confrontava la TAVI con la terapia farmacologica o di valvuloplastica percutanea, ossia tecniche non chirurgiche riservate ai pazienti che non possono essere sottoposti all’intervento a cuore aperto. Dopo 12 mesi la mortalità nei pazienti trattati tradizionalmente era stata del 50,7%, mentre con la TAVI del 30,7%: “l’impianto transcatetere con valvola  espandibile con pallone è il trattamento di elezione per i pazienti con stenosi aortica che non possono essere sottoposti a intervento chirurgico”- questo il commento dei ricercatori.

“Un successo significativo dello studio PARTNER che nel suo complesso è, inoltre, di carattere culturale, con un cambiamento della prospettiva sanitaria. Dimostra come sia sempre più necessaria e fondamentale la collaborazione, in un team multidisciplinare, delle componenti cardiochirurgica e cardiologica, impegnate insieme in futuro anche con altri specialisti, per garantire ad ogni paziente la cura più adeguata, oltre ad una migliore qualità di risultato in termini clinici e di qualità della vita”- ha concluso Vassanelli.

Nadia Galliano

 

Foto || via ao.pr.it; sistemisanitari.it

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