Mediaset. La cassazione accelera la sentenza al 30 luglio

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Silvio Berlusconi (blitzquotidiano.it)

Roma – Il rischio prescrizione ha fatto accelerare, in Cassazione, la fissazione dell’udienza per il processo Mediaset nel quale l’ex premier Silvio Berlusconi ha riportato in appello la condanna a quattro anni di reclusione (di cui tre condonati) e a cinque di interdizione dai pubblici uffici, pena che lo estrometterebbe dal Senato. Il Pdl insorge e parla di «fretta sospetta».

La Suprema Corte, infatti, avvertita dagli uffici giudiziari milanesi, che per uno dei due reati hanno calcolato il termine della prescrizione per agosto, è corsa ai ripari e ha fissato al 30 luglio, il verdetto che più mette in ansia l’ex premier e tutto il Pdl, con probabili ripercussioni sul governo. La decisione ha influito negativamente anche sugli affari della famiglia Berlusconi. Il titolo Mediaset è stato sospeso per eccesso di ribasso e ha chiuso, a Piazza Affari, con un crollo del 3,56%.

«Sono esterrefatto dalla fretta con la quale la Cassazione ha fissato l’udienza», ha esclamato appena appresa la notizia il professor Franco Coppi, uno dei penalisti sul quale l’ex premier ha scommesso il tutto per tutto nell’ultimo atto del processo Mediaset. «In questo modo si comprimono i diritti della difesa: è una data che ci cade tra capo e collo – ha detto ancora Coppi – e ora dovremo fare in venti giorni quello che pensavamo di fare con maggior respiro. Ci batteremo comunque per ottenere l’annullamento con rinvio della sentenza». Per l’altro legale del Cavaliere, Nicolò Ghedini, questa fissazione lampo «davanti alla sezione feriale, dopo un tempo eccezionalmente breve dalla conclusione del processo d’appello avvenuta lo scorso otto maggio, non ha precedenti, se non in casi rarissimi con imputati detenuti». Tesi respinte dal leader dell’Anm Rodolfo Sabelli che si dice «molto sorpreso da queste polemiche sulla Cassazione che si è limitata ad applicare quanto previsto dalla legge: nei confronti di Berlusconi non c’è stato alcun trattamento di sfavore per il quale meravigliarsi o scandalizzarsi».

Dalla Suprema Corte, fonti autorevoli spiegano che «l’ufficio giudiziario di Milano si è comportato come si comportano gli uffici diligenti, ossia segnalando l’imminenza della prescrizione di uno dei reati addebitati», segnalando inoltre che con la vicenda Mediaset «si è solo seguita la prassi».

Il vice premier Alfano si augura che «la stessa celerità» la giustizia la metta in pratica «con chi è meno famoso». Il coordinatore Sandro Bondi avverte: «se il disegno è quello di eliminarlo allora si farà resistenza non violenta». Duro anche Luca D’Alessandro, segretario della commissione Difesa che non esita a bollare come «Aberrante» il «ticket mediatico-giudiziario che ha portato la procura di Milano ad esercitare pressioni a mezzo stampa presso la Cassazione, e che oggi ha spinto quest’ultima a fissare a tempo di record la data dell’udienza sul processo Mediaset». Per Cicchitto i giudici «vogliono colpire Berlusconi e destabilizzare il governo», mentre Daniela Santanché minaccia di «passare all’azione».

Alberto Staiz

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