Mediaset. Condanna a Berlusconi e ceffone a Milano: Cassazione bipartisan

Silvio Berlusconi (blitzquotidiano.it)

Roma – Insomma, alla fine tutto si è ridotto ad una questione politica. Ascoltare il dispositivo di condanna e rinvio di interdizione di Silvio Berlusconi intorno al processo Mediaset, arrivato in tutta fretta in Cassazione alla Sezione Feriale di Roma, è travolgente. Mai sentenza fu più complicata e bipartisan, salvando le capre della Procura e del Tribunale di Milano senza devastare i cavoli del presidente Enrico Letta. E meno male che la giustizia non condiziona la vita parlamentare. Per fortuna che non ne decide gli equilibri, limitandosi solo a valutare i reati senza altro occhio sul mondo che la circonda. Che peraltro – se fosse vero e non lo è – sarebbe una grossa fesseria giacché essendo braccio di Stato o si muove con le altre braccia o lo Stato va in malora.

Buono a sapersi ora, perché per vent’anni si è blaterato di indipendenza fine a se stessa delle toghe e oggi si concretizza finalmente la realtà di un corpo nazionale cucito sulla pelle di un vecchietto quasi ottantenne, senza il quale – è evidente – si finirebbe a gamba all’aria in un baleno.

Dice la Cassazione: Silvio Berlusconi è colpevole di frode fiscale. Quattro anni di cui 3 indultati da scontare ai servizi sociali, ai domiciliari o agli arresti. E fin qui è tutto chiaro. Poi continua: nel merito dei 5 anni di interdizione dei pubblici uffici, invece, si annulla il verdetto della corte d’Appello, imponendo alla stessa la riformulazione in pene accessorie. Tradotto: Berlusconi fuori dai palazzi, al momento, non ci va. 

Ora, ci si potrebbe dilungare assai sulle prove che l’accusa non ha trovato in 12 anni di indagini e di cui, in Cassazione, anche il pg Antonio Mura ha sentito la mancanza tanto da chiedere la riduzione da 5 a 3 anni di interdizione; sui denari evasi e mai rinvenuti; sul come si fa ad assolvere il presidente Mediaset, Fedele Confalonieri, ma a condannare il già ex presidente all’epoca dei fatti (2002-2003), Silvio Berlusconi, in assenza di bilanci manipolati; sul perché un centinaio di testimoni della difesa non sono stati ammessi agli appelli precedenti e perché il processo chiave per dimostrare il coinvolgimento di Berlusconi è quello Mills, finito in prescrizione e da cui la posizione di Berlusconi è stata stralciata.

Ecco, ci si potrebbe chiedere tutto questo ma sarebbe inutile: uno perché a nessuno frega nulla e quando frega si zittiscono i dubbi con il solito “le sentenze non si giudicano, si rispettano”, neppure ci fosse una reale contraddizione tra giudicare quel si vede e il poco riguardo alle istituzioni.

Due perché la Cassazione non scende nel merito delle sentenze ma nel loro metodo, e facendolo ha sancito che sì, Berlusconi è colpevole e sì, a Milano si è dato per due volte una condanna eccessiva rispetto al reato contestato. Un lustro di interdizione dai pubblici uffici che non si doveva dare.

Il che sarebbe già grave se non fosse che era anche la parte della condanna più importante per chi l’aveva subita e chi l’ha inflitta; potenzialmente la più devastante per le sorti del Governo; la più definitiva per il futuro del centrodestra e giudiziariamente la più pregiudizievole per ogni caso eventuale e/o similare futuro. Tutto per accomodare Silvio Berlusconi fuori dalla politica. E’ Milano bellezza.

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Talché a sentenza politica si è potuto rispondere solo con agire diplomatico. E siccome la scelta era tra confermare la condanna in toto e fare piombare il Governo in un minuto o assolvere il Cav e fare piombare la Procura milanese in un secondo, si è scelta la terza via: una sberla a Berlusconi perché è Berlusconi, e un calcione a Milano perché si rendano più accorti. Un compromesso politico, appunto. Che però ha prodotto un mostro.

Tanto che se da una parte c’è un imprenditore condannato, dall’altra c’è un politico archiviato e il tutto senza che la Cassazione ci faccia l’onore di chiarire quali dei due possa avere la precedenza nel verdetto. Quindi, poi, il giudizio finale spetterà ad altri, possibilmente non in toga e meglio se impegnati a recarsi alle urne. E anche questo è molto politico.

Cosa accadrà da oggi in poi, dentro e fuori il Parlamento, è roba da indovini: forse si provvederà alla riforma della Giustizia; forse il Pd si sfilerà; forse il Pdl lo farà; magari ci penserà lo stesso Berlusconi, rassegnando le dimissioni, perché – dopotutto – condanna c’è e non è neppure lieve. E se lo facesse sarebbe davvero il colmo, giacché si è fatto tutto questo baccano onde evitargli di sparire, portando tutti con sé. Incollati al Cavaliere.

Chantal Cresta

Foto || lenovae.it;blitzquotidiano.it

 

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