McDonald’s cambia l’Happy Meal: meno patatine, entra la frutta

Non sappiamo come la prenderanno negli Stati Uniti, ma non è da escludere una marcia di protesta dei notoriamente obesi teen e pre-teen a stelle e strisce, a difesa della quotidiana dose di carboidrati e grassi in eccesso. Scherzi a parte, la notizia è di quelle che farà finalmente sorridere i nutrizionisti made in USA: la catena di fast-food McDonald’s ha deciso di mutare la composizione dell’Happy Meal, il menù più ordinato dai bambini di tutto il mondo, modificandone verso il basso l’apporto calorico.

Una confezione Happy Meal per bambini (greenme.it)

La storica confezioncina in cartone con in regalo un giocattolo, per invogliare bambini e genitori succubi all’acquisto, varierà la quantità della porzione di patatine fritte in essa contenuta: verranno infatti praticamente dimezzate le famosissime sticky chips e cederanno spazio ad una porzione di frutta, prevalentemente mezza tazza di mele già sbucciate.

L’obiettivo è di ridurre del 20% l’apporto calorico dell’Happy Meal, venendo incontro alle richieste delle associazioni dei consumatori, preoccupate dall’obesità dilagante negli Stati Uniti, soprattutto tra i giovanissimi. Il cambiamento inizierà da settembre, ed entro il primo trimestre dell’anno prossimo tutti i 14mila fast-food americani dovranno adottare il cambiamento. Al momento non sembra che l’adeguamento debba espandersi anche al di fuori dei confini statunitensi.

A spingere McDonald’s a compiere il passo nella modifica dei menù bambini è stata l’approvazione nelle aree di San Francisco (contea di Santa Clara, in California) di una legge che proibisce l’abbinamento di un giocattolo in regalo ai pasti per bambini considerati poco sani, quale indubbiamente era di ritenersi l’Happy Meal 1.0. Una mossa quindi, quella del colosso alimentare di Oak Brook, che ha probabilmente molto più di marketing che di salutista.

Tuttavia dal quartier generale dell’Illinois arrivano conferme sulla progressiva diminuzione delle quantità di sodio, zuccheri, grassi e calorie in tutti i menù della catena di ristorazione. La data prefissata? Senza fretta, si parla del 2020 come punto di non ritorno. Per i Big Mac dipendenti c’è ancora tempo per ingozzarsi.

Francesco Guarino

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