Matteo Salvini e gli insulti che lo rafforzano

Salvini

Nel mondo dell’informazione in molti hanno giustamente sottolineato l’ascesa nell’ultimo anno di un nuovo leader politico: il segretario federale della Lega Nord Matteo Salvini. L’altro Matteo, o l’anti Matteo, così lo chiamano. Un politico che più viene insultato e più riceve consenso. Ma i suoi avversari ancora non lo hanno capito.

OLTRE LO SLOGAN? - Non vi è dubbio alcuno che Salvini sia diventato uno dei protagonisti della vita politica italiana. Ed è riuscito a riportare al centro dello scenario politico la Lega Nord, un partito che fino ad un anno fa faceva parlare di sé solo per il trota e per Belsito. Ma da qui a dire che si tratta di un buon politico ce ne passa. Salvini è bravo a comunicare, a fare campagna elettorale. Ma governare è tutta un’altra cosa. Vero è che il leader leghista ha fatto alcune proposte interessanti come l’abolizione della legge Fornero e la regolamentazione della prostituzione. Per il resto, però, Salvini pare poca cosa. Non brilla certo per preparazione, e spesso dà la sensazione di non capire cosa succederebbe se alcune sue proposte venissero effettivamente realizzate. Soprattutto quando si parla di Europa.

SOLO ETICHETTE - Cosa dicono gli avversari di Salvini? Che è razzista, xenofobo e cose del genere. Gli appiccicano un’etichetta e basta. Non si occupano della luna, ma del dito che indica la luna. Peccato che ai tanti italiani in grave difficoltà a causa della crisi economica delle etichette non gliene può importare di meno. Alle persone interessa sapere quali politici parlano chiaro e non si rifugiano nel solito politichese insopportabile. E come ha fatto notare Crozza, in questo Salvini è bravissimo. Mentre Renzi parla di cose iper astratte come la speranza, Salvini cerca di essere sempre il più concreto possibile («tombini di ghisa!»). Più i vecchi politici o i politici giovani ma che da come parlano sembrano i democristiani di una volta dicono a Salvini che è razzista, e più gli fanno involontariamente propaganda.

Salvini

DEJA VU - Inoltre, Salvini e la sua Lega sono incredibilmente sottovalutati. Durante la puntata della trasmissione televisiva in onda su La7 Otto e Mezzo del 19 novembre Gianrico Carofiglio ha addirittura detto che si dà troppa importanza alle iniziative di Salvini. Evidentemente non tutti hanno imparato la lezione di un personaggio che veniva etichettato e sottovaluto da tutti e poi ha fatto il botto. Ovviamente si sta parlando di Beppe Grillo. Nei primi anni di vita del Movimento 5 Stelle quasi tutti i politici lo etichettavano semplicemente come “antipolitica” e “populismo”, pensando di risolvere così il problema. Nessuno credeva potesse diventare la seconda forza politica del paese. Addirittura Piero Fassino disse: «Dato che Beppe Grillo vuole fare politica, fondi un partito, metta in piedi un’organizzazione, si presenti alle elezioni: vediamo quanti voti prende… Perché non lo fa?».

NON SONO DETTAGLI - E pensare che per dimostrare la pochezza di Salvini entrando nel merito dei problemi basterebbe pochissimo. Ad esempio, quando Salvini dice che in Italia l’immigrazione è un problema (cosa effettivamente vera), anziché dargli del razzista, bisognerebbe ricordargli che l’immigrazione è un problema anche a causa della Bossi-Fini, una legge assolutamente idiota secondo cui per entrare regolarmente in Italia bisogna avere già un lavoro in Italia. Ma per trovare lavoro in Italia, prima in Italia bisognerebbe andarci. Di fatto è una legge che costringe chi vorrebbe entrare in Italia regolarmente ad entrare clandestinamente. E quella legge si chiama, non a caso, Bossi-Fini. Lo stesso Bossi che è stato per anni il leader indiscusso della Lega. Oppure, quando Salvini dice che bisogna abbandonare l’euro, qualcuno dovrebbe fargli presente che se l’Italia esce dall’eurozona, il rischio di un default sul debito pubblico sarebbe enorme. A quel punto neanche il migliore slogan potrebbe salvarlo.

Giacomo Cangi

@GiacomoCangi


foto: nanopress.it; vesuviolive.it

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