Mattarella, l’uranio impoverito e i conti che non tornano

L'articolo di Lorenzo Sani, apparso oggi sul blog di Beppe Grillo, riapre le vicende legate all'uranio impoverito, quando Mattarella negava l'innegabile

mattarellaLa sfida per il Quirinale entra nel vivo e immancabilmente l’ambiente inizia a scaldarsi. A tenere banco quest’oggi la presa di posizione di Beppe Grillo che, in un post pubblicato dal giornalista Lorenzo Sani sul blog del portavoce pentastellato, ha ricordato quando Mattarella, all’epoca ministro della Difesa del governo Amato, negò a più riprese il possibile nesso tra l’insorgere di leucemie e linfomi tra i militari e l’uso, durante sia la guerra in Bosnia che quella in Kosovo, di uranio impoverito, tra l’altro più volte negato all’epoca dal candidato del Pd per il Quirinale.

LA TESTIMONIANZA DI SANI – Così, nell’articolo “Mattarella e l’uranio impoverito”, Sani ricorda le vicende che, dal funerale del caporal maggiore della Brigata Sassari , Salvatore Vacca, riconosciuto poi come il primo morto di uranio impoverito, iniziò ad affrontare la questione, trovando solamente costanti rifiuti da parte dell’allora ministro Mattarella. «Negò – afferma nel post il giornalista – che la Nato avesse mai utilizzato proiettili all’uranio impoverito (DU – Depleted Uranium), tantomeno che questo fosse  contenuto nei Tomahawk (missili) sparati in zona di guerra dalle navi Usa in Adriatico».

AMERICANI E ITALIANI – Il tutto, prosegue Sani, in evidente contraddizione con ciò che era «possibile reperire nei primi giorni di internet sugli stessi siti della difesa Usa, che magnificava l’efficacia degli armamenti al Du e dettava, contestualmente le precauzioni sanitarie da adottare in caso di bonifica: protocolli di sicurezza molto rigidi, che prevedevano l’utilizzo di tute, guanti e maschere protettive, per svolgere il lavoro che invece a mani nude e senza protezioni facevano i nostri soldati. I quali, nel frattempo, continuavano ad ammalarsi e morire».

CONTI CHE NON TORNANOMattarella negò l’uso di uranio impoverito in Bosnia fino al settembre del 2000, ammettendo poi l’utilizzo di 10mila proiettili nel dicembre dello stesso anno. «Devo manifestare rammarico – affermò – per il fatto che le organizzazioni internazionali interessate forniscano solo ora e per nostra richiesta un’informazione importante per la sicurezza della comunità bosniaca così come per quella internazionale.» Parole forti, ma che in qualche modo sembrano in contraddizione con quanto contenuto nel documento della Nato Shape – Supreme Headquarters Allied Power Europe – del 1° luglio 1999, contenente la descrizione dei rischi associati all’esposizione di uranio impoverito e delle precauzioni consigliate per il personale in presenza di siffatti rischi. Ora, la domanda sorge spontanea: possibile che un documento di siffatta importanza non sia mai arrivato al ministero della Difesa italiano?


Carlo Perigli
@c_perigli

foto: twitter.it @Agenzia_ansa

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