Massimo Gramellini e i suoi ‘bei sogni’ nascosti sotto un incubo

La copertina

«Fai bei sogni piccolino». L’ultima frase che una mamma, in una nevosa notte torinese di fine dicembre, rivolge al suo bambino prima che l’incontro con Brutto Male la porti via per sempre dall’affetto di quel figlio, fragile e sensibile, la cui esistenza sarà interamente segnata dall’evento. Fino a quando quarant’anni dopo, in un analogo inverno piemontese e alla vigilia di un nuovo anno, conoscerà la verità sul quel fatto e sulle persone che – nel tentativo di proteggerlo o semplicemente perché pensavano che lui ‘non ne volesse parlare’ – per lunghi decenni avevano taciuto o reinventato la storia di quella morte improvvisa.

Questo l’impianto di Fai bei sogni, romanzo di Massimo Gramellini da poche settimane in libreria e sapientemente ‘lanciato’ anche grazie alla presenza fissa del giornalista (ogni sabato) alla trasmissione Che tempo che fa di Fabio Fazio: due week end or sono è scattata la presentazione ed è stata da subito scalata alla vetta della classifica dei più evenduti, facilmente raggiunta conquistando la medaglia d’oro. Ma questa volta il marketing sembra andare d’accordo con il valore del romanzo, forse non destinato a entrare tra i classici della letteratura italiana e mondiale, ma scritto con grazia ed eleganza (merce sempre più rara), con la semplicità di un linguaggio che sa essere chiaro senza cadere nel banale, con la schiettezza di concetti che lo rendono umano e vicino all’esperienza quotidiana di ognuno di noi, con riflessioni intime, metafore e personaggi immaginari personificazioni dei mali dell’anima (accanto a Brutto Male l’inquietante Belfagor) in grado di restituire al lettore la più bella delle sensazioni: scoprire che qualcuno prova le stesse inquietudini e riesce a darci un nome e raccontarle come noi non saremmo mai stati capaci di fare.

Chiunque conosca Gramellini non può non apprezzare il suo alto tasso ironico. Fai bei sogni ne è costellato dalla prima all’ultima pagina, persino quelle dei Ringraziamenti

Quando racconta come un bambino di 9 anni, dalla viva intelligenza, dalla profonda sensibilità e dalla vocazione alla parola scritta e narrata, possa far ricorso alla fantasia per scacciare i mostri (il letto diventa un Sottomarino e la cameretta un campo da calcio o il palco di un concerto) oppure andare alla ricerca (senza esito) di una mamma sostituiva, sperimentare forme di ribellione nei confronti delle autorità (i preti-insegnanti della scuola maschile) o cresciuto coltivare instabili relazioni con l’altro sesso e sogni professionali in netto contrasto con le aspettative della famiglia. Il bambino insomma diventa adolescente e poi uomo, ma quella mamma – morta e tuttavia presente nella sua vita come un mito (e un’ossessione) più di molte madri vive in quelle dei loro figli – resta un nodo emotivo insoluto, avvolto senza che il protagonista ne abbia coscienza nella ragnatela di una menzogna.

Poi la rivelazione e il ripensamento sul percorso di un’intera esistenza, che sarebbe potuta essere diversa non solo se la mamma fosse stata viva – pensiero costante lungo tutto il libro -  ma anche se qualcuno gli avesse detto realmente come era andata. Ma in fondo, parafrasando uno dei passaggi di Fai bei sogni: i se sono il marchio dei falliti. E Gramellini è diventato uno scrittore (oltre che un giornalista) nonostante.

Massimo Gramellini. Fai bei sogni. Milano, Longanesi, 2012 («La Gaja Scienza», 1037). € 14,90

Laura Dabbene 

 

 

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Una risposta a Massimo Gramellini e i suoi ‘bei sogni’ nascosti sotto un incubo

  1. avatar
    Armando Criteri 03/04/2012 a 18:18

    Ho letto la descrizione, un libro decisamente interessante, che mi prometto di leggere prima possibile. Un’aspirazione personale è discutere dal vivo con l’autore sulle tematiche sociali, con rilevanza ai temi dell’integrazione.
    Sono appassionato al sociale e ogni occasione di confronto e crescita è una tappa obbligata.
    Mi commiato,
    Armando Criteri

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