Roma – ‹‹Ho toccato un tasto dolente, un nervo scoperto››. La seguente dichiarazione rilasciata alle onde della trasmissione radiofonica La Zanzara (Radio24) pochi giorni fa, è del neo viceministro per il Lavoro, Michel Martone, giovane cervello non ancora 40enne dell’Esecutivo in carica. Il personaggio è recentemente salito agli onori delle cronache non per le sue prodezze istituzionali ma per aver arricchito il vocabolario degli improperi contro la gioventù italiana.
Disse il Martone-pensiero sugli studenti universitari: ‹‹Dobbiamo dire ai nostri giovani che se hai 28 anni e non sei ancora laureato, sei uno sfigato››. L’intervento, accaduto in occasione della giornata dell’apprendistato organizzata dalla Regione Lazio, coincideva con la prima apparizione pubblica del viceministro. Ora, tenuto delle reazioni di sdegno degli interessati ovvero, gli universitari di tutta Italia, è probabile che si dovrà attendere ancora dei mesi perché Martone possa tornare davanti alle telecamere come uno degli esponenti sobri, di un Governo sobrio che, sobriamente, non travalica mai i confini del buon gusto e del buon senso.
In attesa, dunque, dei prossimi exploit del viceministro resta incontrovertibile il fatto che, in effetti, Martone ha toccato davvero alcuni nervi, suoi in buona parte, e della famiglia ma soprattutto è riuscito a creare un caso esemplare per spiegare in modo efficace come funzionano le cose in Italia.
Casus belli – In seguito alla performance ministeriale, il web è esploso. Su You Tube ha spopolato un video delle tesi esposte durante il raduno regionale mentre su Facebook è subito nata una pagina per la bisogna: Rispondi a Michel Martone: Sei O Non Sei Uno Sfigato? Migliaia le proteste di chi si è sentito offeso o di chi ha un figlio che si è sentito offeso o di chi non ha sentito nulla ma solidarizza (con gli uni o con l’altro).
Intanto i quotidiani si sono scatenati: da Il Giornale a Repubblica, passando per il Fatto Quotidiano, Libero, il Corriere, il Manifesto e via stampando. Ovunque abbondano notizie succose che riguardano la carriera lampo di Martone, figlio del potentissimo avvocato e presidente della Commissione per la Vigilanza, l’Integrità e la Trasparenza delle Amministrazioni Pubbliche (Civit), Antonio Martone.
Pare che il viceministro, rampollo di famiglia, abbia conseguito il dottorato a 23 anni dopo una laurea con lode in Giurisprudenza all’Università di Roma; praticato in uno studio legale; passato il concorso di professore associato (Teramo) a 27 e quello per professore ordinario (Siena) a 29 dopo che 5 degli 8 candidati avevano rinunciato alla corsa per la carica. Su tutte le tappe della fulminante carriera incombe la figura di Mattia Persiani, professore, caro amico di papà Martone, relatore di tesi del baby viceministro, suo dattore di lavoro nello studio legale del praticandato nonché presidente della commissione per il concorso da associato e capo di quella da ordinaio.
A scoprire gli altarini del terzetto fu nel 2009 il professore ordinario di storia della Filosofia di Catania, Francesco Coniglione, che – racconta Il Manifesto con paginata – sul suo blog svelò i fatti beccandosi una denuncia da Martone con relativa richiesta di
indennizzo di 60 mila euro. Causa persa.
Dirette conseguenze delle rivelazioni giornalistiche: nuova valanga di post contro Martone da parte del mondo della Rete.
Morale della favola – Si parlava di nervi a fior di pelle e si diceva che l’episodio ne rivelava alcuni. Piccole chicche di un Paese che pare immutabile. Elenchiamo. Uno. E’ vero che in Italia ci si laurea tardi, come è vero che Martone è certamente un serio professionista. Lo era anche Padoa-Schioppa che con il suo “bamboccioni” fece imbufalire due quarti della nazionale. Il punto è che un ministro non deve giudicare ma analizzare il tessuto sociale e avanzare provvedimenti, meglio se risolutivi, se ci riesce. Altrimenti taccia. Probabile che il viceministro lo abbia imparato. Due. Se la sincerità è un’arma a doppio taglio, l’ingenuità è una bomba a mano con il vizio di esplode in faccia a chi la maneggia, tanto più in un Paese a caccia effettiva-permanente di gossip meglio se di Palazzo. Forse Martone avrà afferrato anche questo. Tre. Pare sia davvero impossibile arginare il mal costume dei baronati e dei patronati; dei consorzi e delle corti; delle potenti famiglie di Casta e della casta delle potenti famiglie impegnate a destreggiarsi tra politica, magistratura e università. Roba nota, solo che diventa ancora più evidente quando riguarda uomini che dell’autorevolezza del loro curriculum da Tecnico hanno fatto la ragione del loro esistere a Montecitorio. Quattro. Sicuramente c’è anche un quarto punto ma la chiudiamo qui. Le morali sono utili tanto più sono sintetiche. Il resto annoia.
Chantal Cresta
Foto || tmnews.it; repubblica.it; paperblog.com
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