Maroni: «Via i siti violenti da internet»

Proposta del ministro di chiudere i siti violenti e che istigano ai crimini. Netto il “no” di Casini e proteste da sinistra. Franceschini: «Accusare la rete è come accusare le Poste del contenuto delle lettere»

di Nicola Gilardi

internet_bigIl governo sta studiando nuove norme per limitare i siti che istigano all’odio. Giovedì, data del prossimo Consiglio dei ministri, verranno presentati i disegni relativi alla Rete, ma anche in relazione alle manifestazioni di piazza. I contenuti sono ancora sconosciuti, ma appare chiara la volontà di agire e Roberto Maroni dichiara: «Stiamo valutando misure più adeguate».
Un possibile provvedimento potrebbe essere quello di affidare al gip, e non più al pubblico ministero, il potere di intervenire per quei siti che violano la legge istigando all’odio e alla violenza. In pratica il giudice potrebbe, con un provvedimento motivato, ordinare la chiusura di blog, siti o gruppi che commettono un reato.
Il tema è comunque delicato e ne è consapevole lo stesso ministro Maroni che ritiene necessario «trovare un equilibrio tra libertà di manifestazione del proprio pensiero in campagna elettorale e quella di manifestare la propria critica. Tutte queste sono norme che stiamo valutando, per vedere se servono e cosa serve alla luce di quanto stia accadendo in questi giorni».

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Casini, leader dell'Udc

Le reazioni non si sono fatte attendere. Il più netto è stato Pier Ferdinando Casini che ha detto: «Sarebbe sbagliatissimo e ancor più sbagliata sarebbe la censura sui giornali. Dobbiamo tenere alta la guardia: internet è un terreno pericolosissimo, ma io richiamo tutti alla prudenza». Poi lancia un esempio con gli Stati Uniti, dove «il Presidente Obama viene minacciato di morte quasi quotidianamente tramite il web e nessuno ha mai pensato a limitazioni».
Si affida proprio alla rete Dario Franceschini che su twitter scrive: «Giù le mani dal web. Vanno perseguiti i reati non limitata la libertà. Accusare la rete è come accusare le Poste del contenuto delle lettere».
Fanno ricorso all’interrogazione parlamentare, invece, Marco Beltrandi del Pd e Luca Nicotra dei Radicali, che hanno chiesto maggiore chiarezza sull’apologia di reato su internet. «Ci sfugge il merito e l’urgenza del provvedimento. Ricordiamo che internet non è un far west e le leggi di apologia di reato valgono già sulla Rete, tanto che la Procura di Roma ha annunciato di aver aperto un fascicolo relativo ai gruppi apparsi su Facebook dopo l’aggressione nei confronti del premier. Auspichiamo che il governo non ceda a tentazioni da Stato di polizia» hanno dichiarato i due. Infine Sandro Gozi dei Verdi definisce «inaccettabile e antidemocratica la proposta di Maroni».
Ma le critiche non vengono solo dalla sinistra, Benedetto Della Vedova deputato del Pdl dice: «Non permettiamo che le follie di qualcuno danneggino le libertà di tutti. Sarebbe bene evitare di praticare la lotta all’istigazione alla violenza con provvedimenti straordinari che inevitabilmente rischierebbero di sconfinare nella censura. Dobbiamo colpire chi si rende colpevole di un uso criminale della Rete, ma non pregiudicarne un uso libero e responsabile».

internet-computer1Infine arriva anche il comunicato di Facebook Italia, che dimostra la sua disponibilità ad eliminare i contenuti violenti dal sito e sottolinea come molti gruppi inneggianti a Tartaglia siano già stati rimossi. Sulla chiusura delle discussioni invece sono più intransigenti: «Il fatto che alcuni tipi di commenti e contenuti possano infastidire non è una ragione sufficiente per rimuovere una discussione».

Si attende quindi l’esito del Consiglio dei ministri, ma rimangono alcuni dubbi sull’utilità di questi provvedimenti. La Procura di Roma ha già aperto un’inchiesta su alcuni gruppi di Facebook, segno che le leggi sono esistenti e che non ne servono delle altre.

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