Marò italiani in India: il caso passa ad un tribunale speciale

Latorre e Girone sono detenuti in India dallo scorso mese di marzo

Un nuovo sviluppo nella vicenda giudiziaria di Massimiliano Latorre e Salvatore Girone, i due Marò italiani in India dalla scorsa primavera dopo l’arresto con l’accusa di aver ucciso dei pescatori locali. La Corte Suprema ha deciso oggi  a favore della creazione a New Delhi di un tribunale speciale per l’esame dell’incidente che nel febbraio 2012 ha coinvolto i militari.  I giudici hanno stabilito che lo Stato del Kerala «non aveva giurisdizione per intervenire dato che il fatto non era avvenuto nelle acque territoriali indiane».

Altamas Kabir e J.Chelameswar – questi i nomi dei magistrati – hanno al contrario puntualizzato che è lo Stato centrale indiano ad avere tale giurisdizione e da qui la decisione per cui il caso dovrà essere trattato a New Delhi da un tribunale speciale. La lettura della sentenza ha chiarito anche altre posizioni e convinzioni della Corte Suprema secondo cui i marò italiani in India non godevano di quella «immunità sovrana» che avrebbe consentito l’applicazione immediata della giurisdizione italiana.

I giudici firmeranno entro oggi un’ordinanza per l’immediato trasferimento di Latorre e Girone nella capitale dove, in attesa della formazione  e dell’avvio del processo da parte del tribunale speciale, godranno di piena libertà di movimento (entro i confini dello stato indiano, naturalmente).  Si è detto soddisfatto l’avvocato Arish Salve, guida del team di legali che sta curando la difesa, e allo stesso modo la sentenza è stata giudicata con ottimismo  tra i membri della delegazione italiana presente nell’aula della Corte Supremo.

L’ambasciatore italiano in loco, Daniele Principe, non ha nascosto come tutti i connazionali dei due marò italiani in India una certa soddisfazione e certo condivide la speranza che la nazione che li tiene in carcere abbia finalmente deciso di gettare luce sull’incidente e fare definitivamente chiarezza su una vicenda che sta tenendo in sospeso non solo le famiglie di Massimiliano e Salvatore, ma un intero Paese.

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